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La fettina etica, da Mantova parte la riscossa della carne rossa

Scritto da Sabrina Pinardi

Se persino lui, titolare di un agriturismo a Bagnolo San Vito, nel Mantovano, il cui nome è un programma («Quinto quarto»), ha dovuto introdurre nel menù qualche piatto vegetariano, vuol dire che per i carnivori tira aria di assedio. «Cerchiamo di accontentare tutti», commenta Fausto Garrò, 59 anni, allevatore di un centinaio di vacche da carne. E così tra fegato, trippe, nervetti e grigliate sono spuntati verdure e hamburger vegani. Eppure la riscossa di chi, alla carne non vuole rinunciare, è pronta. Prima tappa Mantova, che giovedì a Palazzo Te ha ospitato il Festival del bollito, primo appuntamento di una campagna di informazione di Consorzio lombardo produttori carne bovina, Regione Lombardia e Unioncamere che raggiungerà altre province, tra cui Milano. Invitati veterinari, nutrizionisti, storici e chef. Obiettivo: fare chiarezza sul consumo sano e sicuro della carne rossa, che in Lombardia muove un fatturato di circa 800 milioni di euro.

«Cominciamo con una massiccia opera di controinformazione — dice l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava — perché dobbiamo restituire valore scientifico a ciò che diciamo da un po’. La carne è un elemento indispensabile dell’alimentazione sana ed equilibrata. Vogliamo dire come stanno le cose, e non soltanto per sostenere un settore importante dell’economia». Settore che in Lombardia, grazie a un patrimonio di oltre 350 mila capi (1.511.072 aggiungendo le vacche da latte) e a una produzione, stimata dal consorzio, di quasi 150 mila tonnellate di carne, dà lavoro a 10 mila persone. Posti a rischio se i consumi (circa 4 etti alla settimana per persona secondo Coldiretti), e gli incassi degli allevatori, non torneranno a crescere. «Dobbiamo rafforzare le nostre filiere — spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia —. In Italia, dove il 40% della carne consumata arriva dall’estero, sono rimasti solo 80 mila allevamenti bovini da carne, di cui meno del 10% in Lombardia».

Quelli che hanno resistito lo devono a scelte aziendali azzeccate. Come Alberto e Andrea Negri, 43 e 33 anni, titolari della «Bordona Farm» di Valera Fratta (Lodi), azienda cerealicola e zootecnica, completamente biologica e certificata dall’associazione Allevamento etico, che garantisce il rispetto del benessere animale. I loro capi nascono e vengono ingrassati in azienda. Il biologico paga? «Se avessi dieci volte gli animali che ho — racconta Alberto — li venderei domani. Tutti si stanno interessando al bio, anche la grande distribuzione, perché i consumatori comprano meno carne ma sono più attenti, cercano sicurezza». Conferma il calo delle richieste Giampietro Ferri, presidente provinciale dei pubblici esercizi (Fipe) di Confcommercio e titolare dell’Osteria da Pietro a Castiglione delle Stiviere (Mantova): «Al ristorante chiedono di più il pesce perché ritenuto più salutare. Servirebbe maggiore informazione». Vegetariani e vegani ? «Nel mio ristorante ne vengono pochi». Certo gireranno alla larga da Lonato (Brescia) il 22 luglio per «Fino all’osso», edizione 2017 della grigliata da guinness organizzata dall’allevatore Michele Savoldi, 44 anni. L’ultima volta erano in 3.000 e si sono mangiati 2.600 fiorentine, tutte rigorosamente made in Brescia.

*originariamente pubblicato su Il Corriere della Sera, www.corriere.it

 

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