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Belle époque e Lago Maggiore: quando viaggiare era un piacere

Scritto da Archivio del Verbano Cusio Ossola

Gli Svizzeri sono precisi come i loro orologi. Si sa. Basta andare a Tirano, il paese in provincia di Sondrio, al confine con lo Stato elvetico, dove esistono due stazioni. Quella italiana, delle Ferrovie dello Stato, un bell’edificio giallo in stile alpino, si presenta con qualche inevitabile trascuratezza. Entrando nello scalo svizzero, a pochi metri di distanza, da dove parte il Bernina Express, si ha subito la sensazione di essere arrivati nel paese dei balocchi. Una vetrina, che mostra gli immancabili souvenir con il marchio della ferrovia retica, accoglie il turista: orologi, trenini in miniatura, torce elettriche, borracce, carte da gioco, tazze e borse. Due serissimi bigliettai, nella divisa d’ordinanza, attendono i viaggiatori in cerca di informazioni.

Con la stessa cura, nella patria del Toblerone, si tramanda la memoria storica attraverso la catalogazione e la digitalizzazione dell’iconografia nazionale. La casa che ospita tutti i documenti degli Archivi Federali Svizzeri è un edificio neoclassico sito, com’è logico, in Archivstrasse a Berna. Curiosando nella collezione disponibile in rete, l’Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola si è imbattuto nella sorprendente Swiss Poster Collection e ha selezionato per i naviganti una serie di locandine in cui è protagonista il Lago Maggiore (vedi link in fondo alla pagina, n.d.r.)

La flotta della Navigazione Lago Maggiore con i battelli a vapore schierati sull’acqua. Nello sfondo le isole del golfo Borromeo, le montagne della Svizzera e i gabbiani. Lago Maggiore, Orario dal 1 maggio al 30 settembre 1913, Officine d’Arti Grafiche Chiattone, Archivi Federali Svizzeri, Swiss Poster Collection

Immagini che rimandano alla villeggiatura della Belle Époque, quando il viaggio era da poco affidato alla tecnologia delle locomotive a vapore, mentre i battelli collegavano le ambite località di vacanza lacustri. Nelle città si mostravano le sorprendenti applicazioni della tecnica applicata nelle Esposizioni Universali, le fiere che celebravano il progresso in una fantasmagoria di effimeri palazzi. A quel tempo sul Lago Maggiore gli aristocratici si mescolavano con i nuovi ricchi, gli industriali che avevano saputo sfruttare quel periodo di prosperità, prima dello scoppio della grande guerra.

L’ottimismo, l’euforia, il piacere della scoperta e dell’ozio, l’idea del soggiorno come evasione, sono gli ingredienti dei bellissimi manifesti, disegnati con perizia dai migliori illustratori del tempo. Molte litografie sono opera delle milanesi Officine d’Arti Grafiche Chiattone. Il titolare Gabriele si era formato tra la Svizzera e l’Italia, dove, nel 1885 aveva diretto e rinnovato l’Istituto di Arti Grafiche di Bergamo. Nel 1899 aveva fondato Milano la sua fabbrica. In contatto con numerosi pittori emergenti, Gabriele Chiattone aveva iniziato a collezionare i loro dipinti ed era diventato mecenate del giovane Umberto Boccioni. I suoi fratelli, Antonio e Giuseppe, entrambi scultori e i figli, architetto e pittore e Antonio Jr., critico cinematografico e pittore, contribuirono in cinquant’anni a formare la preziosa collezione Chiattone, in cui spiccano le opere di Adolfo Feragutti Visconti, Leonardo Dudreville, Cesare Tallone, Luigi Conconi, Tranquillo Cremona, Filippo de Pisis, Filippo Franzoni, Achille Funi e Luigi Rossi. La raccolta fu donata da Pia Chiattone, l’ultima erede diretta di Gabriele, al Museo di Lugano. Alcuni poster recano invece la firma del cromolitografo di Milano Michael Huber.

Gli orari ferroviari che venivano affissi negli hotel e nelle stazioni mostravano le immagini dei luoghi raggiungibili con lo chemin de fer, come per esempio l’Isola Bella, Pallanza e i Castelli di Cannero. L’espressione del viaggio e della riacquistata libertà era spesso affidata alle dame. Pallide e raffinate, nei loro vestiti di seta frusciante, si animavano nel desiderio. Adagiate mollemente sulle chaise-longues, sognavano un intermezzo di passione con uno dei galanti ospiti del grande albergo in cui risiedevano.

In quella fine secolo lagrimevole e decadente le signore erano raffigurate come esili e stereotipate silhouettes. La vita sottile, l’ampio cappello rigonfio di fiori e piume, creazione unica e greve della più sadica modista. Da una mano guantata penzolava un fazzoletto ricamato, l’altra impugnava il parasole per proteggere l’incarnato malaticcio dalla violenza del sole italiano. Negli occhi, abbassati, si adombrava un segreto languore. In altre occasioni una generica figura femminile si fondeva con quella ragnatela di linee che simboleggiava l’itinerario dei convogli. Talvolta gli illustratori proponevano dei bambini abbronzati, puri e innocenti, che mostravano nel loro visetto la salubrità dell’aria e dell’acqua.

Nel suo racconto Sull’acqua del 1888 Guy de Maupassant ironizzava sul nuovo fenomeno del turismo. “In tutti questi alberghi … sono riunite delle persone come lo saranno ieri e lo saranno domani, e parlano. Parlano? Di che cosa? Dei prìncipi! Del tempo!… E poi? Di niente”.

Fonte: Archivio iconografico del Verbano Cusio Ossola, www.archiviodelverbanocusioossola.com

Per vedere l’ampia carrellata di locandine, orari e manifesti: https://archiviodelverbanocusioossola.com/2012/09/28/quando-viaggiare-era-un-piacere-la-belle-epoque-nei-poster-elvetici/

I poster sono della Swiss Poster Collection

Immagine pubblicata: Lago Maggiore, Orario 1° giugno 1906, colori Michael Huber, Milano, Archivi Federali Svizzeri, Swiss Poster Collection.

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