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La contrada di tett. Quando Brera era a luci rosse

Scritto da Riccardo Rosa

Il primo quartiere a luci rosse di Milano lo fece costruire Gian Galeazzo Visconti, nel XIV secolo, dalle parti di piazza Beccaria, ma il più famoso è senza dubbio Brera. Lì, in quella che adesso è una delle zone più chic della città, si trovavano i migliori luoghi di piacere milanesi. Forse anche d’Italia. Nel momento di maggiore successo si era arrivati a contarne una decina, tre addirittura in una sola strada, via San Carpoforo.

A riportare alla memoria la storia piccante di Milano è stata l’associazione culturale Gaetano Osculati di Biassono, in provincia di Monza, che domenica mattina ha deciso di aggiungere una novità e un po’ di pepe alla visita prevista nella Pinacoteca di Brera. «La storia di Milano s’intreccia con la storia dei suoi bordelli e delle donne che facevano le prostitute — dice Carla Pirovano, vicepresidente dell’associazione e guida turistica —. Le prime tracce risalgono addirittura ai tempi di Sant’Ambrogio, che si era rivolto alle autorità affinché prendessero al più presto provvedimenti per contenere il problema».

Ma gli episodi più vari nella storia cittadina non mancano: nel 1176 la città era assediata dall’esercito di Barbarossa e secondo alcune versioni l’invasione fu ritardata grazie a una giovane prostituta, tanto brava da far innamorare e distrarre le truppe. E Carla Pirovano racconta anche delle signore della notte del Verziere, che durante le Cinque Giornate di Milano s’improvvisarono crocerossine. In tempi più recenti, nel 1900 Gaetano Bresci, arrivato dall’America per uccidere re Umberto I, si nascose per alcuni giorni nel bordello dell’antico vicolo Bottonuto, in fondo a via Larga, pagando 50 marchette alla tenutaria, senza però consumare.

«Uno dei primi a occuparsi dell’igiene e a introdurre la visita medica — prosegue la vicepresidente — fu Napoleone Bonaparte dopo la conquista di Milano». Poi, nel 1891 il ministro Di Rudinì le rese obbligatorie e quindi fu necessario procedere anche a un censimento, dal quale emerse che le case di piacere in attività erano ben 528, collocando Milano tra le città con più alta concentrazione del fenomeno. Se ne trovavano per tutti i gusti e per tutte le tasche. Le frequentavano il poeta Carlo Porta e lo scrittore Stendhal, che accusavano Alessandro Manzoni, che invece le evitava, di essere un bigotto. Tuttavia, la loro età d’oro, i casini milanesi la vissero fra le due guerre e fino alla legge Merlin, entrata in vigore nel 1958. E Brera era il quartiere più ricercato. Ciascuna casa aveva la sua specialità e il prezzo delle prestazione oscillava fra un minimo di due e un massimo di 20 lire. In alcune zone, come in via Vittoria Colonna, si poteva arrivare fino a 50 lire, ma con il pranzo incluso.

Un nome importante della prostituzione milanese fu quello di Cesare Albino Bianchi, un avventuriero di Cremona, che sotto il fascismo riorganizzò l’intero settore. Solo lui controllava una mezza dozzina di postriboli. Aveva quello in via Disciplini 2 e quello in via Fiori Chiari al 17, dove per tanto tempo c’è stato un ristorante che aveva mantenuto parte dell’arredo originario, e anche quello in via Formentini, ribattezzata non a caso «contrada di tett». Ma soprattutto aveva rilevato e rimesso a nuovo la casa di via San Pietro all’Orto, una delle più rinomate. Bianchi inventò il sistema delle quindicine: ogni quindici giorni le ragazze cambiavano e ne arrivavano di nuove da ogni parte del mondo. «Cerchiamo sempre di coinvolgere gli iscritti con approfondimenti e curiosità sui vari temi — conclude il tour la presidente Vittoria Sangiorgio —. Il nome di Gaetano Osculati non l’abbiamo scelto per caso, era un esploratore di fama internazionale e noi cerchiamo di affrontare con lo stesso piglio e la stessa precisione ogni argomento».

*originariamente pubblicato su Il Corriere della Sera, www.corriere.it

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