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Love, l’amore raccontato dagli artisti. Alla Permanente di Milano

Scritto da Chiara Vanzetto

Ah, le conseguenze dell’amore. Prendiamo a prestito il titolo del film di Paolo Sorrentino per osservare che l’amore non si esaurisce in emozione e sentimento fine a se stesso, sereno o devastante che sia. L’emozione e il sentimento amorosi, universali ed eterni, hanno sempre funzionato anche come impulso alla creazione attraverso linguaggi diversi, in parole e in immagini. Intorno a questo tema scorre la mostra «LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore», a cura di Danilo Eccher, organizzata e prodotta da Gruppo Arthemisia e aperta da giovedì alla Società Permanente di via Turati (vernice ad inviti ore 18). La rassegna approda a Milano dopo aver riscosso un grande successo a Roma, al Chiostro del Bramante, dove è stata vista, come raccontano gli organizzatori, da più di 100mila persone. In parte merito della trasversalità del soggetto, in parte dell’esposizione di opere di richiamo, in parte della presenza di artisti celebri e celebrati. Tutti motivi che attirano un pubblico vasto e sembrano preannunciare un percorso «facile». Una facilità tuttavia apparente, perché se da un lato il soggetto può essere accattivante e leggero, dall’altra ha risvolti malinconici e riflessivi.

Accanto alle iconiche sculture «Love» e «Amor» di Robert Indiana, semplici ed efficaci, tra i simboli più noti della Pop Art americana, compare infatti una «Multicoloured Marilyn» di Andy Warhol degli anni Ottanta inquieta ed evocativa, dove i colori fluo sembrano soffocati dalla base scura. E se il cuore rosso e pulsante della portoghese Joana Vasconcelos richiama il fuoco della passione, «My forgotten heart» di Tracey Emin, scritta in neon bianco su fondo nero, è un quasi un pianto doloroso di assenza e solitudine. Tra gli artisti presenti anche Francesco Vezzoli, con la poetica citazione dall’antico della statua «The eternal kiss», Vanessa Beecroft, con grandi foto sull’amore materno e il suo potenziale rivoluzionario, Gilbert & George, con la loro trasgressiva ironia anglosassone, Yajoi Kusama con una delle sue installazioni a pois e specchi.

A Roma i visitatori, soprattutto giovani, hanno invaso un apposito muro di scritte, pensieri e piccoli graffiti dedicati all’amore; anche qui i visitatori saranno invitati a lasciare il loro personale commento creando un murale in progress che crescerà ogni giorno. «Questo è il primo appuntamento importante di una serie di esposizioni “ospiti”, non prodotte da noi ma di qualità e di richiamo — commenta Emanuele Fiano, da qualche mese presidente della Permanente —. Lo scopo è ricondurre progressivamente l’ente da “luogo” a “soggetto” dell’identità culturale di Milano, promotore dell’arte come era una volta. Abbiamo anche iniziato ad esporre a rotazione i pezzi del nostro patrimonio museale che conta 400 opere. La Permanente tornerà ad avere le gambe per correre da sola».

*originariamente pubblicato su Il Corriere della Sera, www.corriere.it

 

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