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La corte lombarda, storia e recupero di un simbolo identitario

Scritto da Matteo Soccini

La corte lombarda (più semplicemente corte) è una particolare tipologia architettonica abitativa dell’area insubre.

Le corti sono più precisamente un insieme di abitazioni, dette case di corte, costruite attorno a un’aia o cortile e che hanno un unico ingresso in comune dalla strada, tramite un portone; il tutto farebbe pensare ad un’aggregazione di dimore rustiche, come le cascine, ma in realtà esse sono tipiche dei centri storici di paesi e cittadine dell’Insubria. Ne esistono anche di più complesse, dove all’interno vi sono stretti vicoli, che mettono in comunicazione svariati cortili interni, dando l’idea di un piccolo quartiere privato, con pochissimi ingressi dalle vie circostanti, al massimo tre o quattro.

Esse si concentrano nelle province di Milano, Varese, Como, Lecco, Lodi e Pavia e, uscendo dai confini dell’odierna Lombardia, anche nelle confinanti province di Novara, Verbania e Alessandria, zone storicamente e culturalmente lombarde, appartenute per secoli al Ducato di Milano.

Queste case sono costruite in sassi e malta con il tetto di tegole. Sottotetto, finestre, persiane e portone d’ingresso sono di legno. Una delle caratteristiche più celebri dei cortili della pianura padana è forse la ringhiera. Le ringhiere sono protezioni in legno o in metallo, che delimitano i ballatoi interni al cortile, di fronte ai locali dei piani superiori. Prima che cambiasse la destinazione d’uso dei cortili da agricolo ad esclusivamente residenziale, i cortili erano provvisti di fienili, stalle, pollai. Molti edifici, probabilmente di costruzione più recente, presentavano una razionale collocazione dei locali: se in una parte del cortile c’era l’abitazione (nel piano superiore le stanze da letto, in quello inferiore il locale adibito al soggiorno; un camino riscaldava, tramite il calore della canna fumaria, anche i rispettivi locali al piano superiore) in un altro, nettamente separato dalla precedente, c’era la stalla con il pollaio nel piano terra, ed il fienile al primo piano. Le corti lombarde sparse in territorio agricolo sono state spesso abbandonate e destinate a diventare dei ruderi. In qualche caso si sono salvate e riutilizzate come dimore padronali oppure per l’agriturismo.

Le corti vicino a centri urbani, soprattutto a Milano, perdendo il suo originario inserimento nel mondo agricolo, si sono sviluppate come abitazione condominiale, definita case di ringhiera: divisa il lotti e appartamenti, si giunge a questi attraverso una scala che porta a un ballatoio, una sorta di lungo balcone esterno in comune, lungo il quale si ha accesso alle dimore private.

In passato le singole abitazioni non avevano il bagno all’interno, bensì vi era un solo gabinetto esterno in comune, situato nel centro della corte. Oggigiorno ormai sono quasi del tutto scomparsi i cortili con un unico servizio esterno; ma intanto negli ultimi anni si sta rivalutando la tipologia di corte lombarda, tramite ristrutturazioni o addirittura demolizioni e ricostruzioni attuate da imprese edili private che, acquistando un intero cortile in pessime condizioni, propongono a lavori ultimati delle realtà condominiali alternative alle classiche palazzine. Talvolta le finiture ed i particolari sono talmente curati che il prodotto finale risulta essere di buon gusto e molto ricercato; si ottiene una trasformazione della tipologia abitativa, dalla tipica casa popolare lombarda alla nuova realtà di abitazione medio-borghese delle zone centrali di cittadine lombarde.

Sulla vita di cortile si basano sin dalla loro nascita, gli spettacoli teatrali del gruppo dialettale fondato da Felice Musazzi chiamato I Legnanesi.

Fonte: Terre di Lombardia, www.terredilombardia.info

Immagine: Gurone, affresco sulle case dei mulini

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