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Templari: storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio in mostra al Cobianchi

Scritto da Elena Fontanella

Allo Spazio Cobianchi (in piazza Duomo a Milano, n.d.r.) sono esposti fino al 2 luglio reperti che raccontano i Cavalieri del Tempio.

Quando all'alba del secondo millennio il re degli Ungari ricevette il battesimo, i territori balcanici si aprirono pacificamente al passaggio dei cristiani che dall'Europa intraprendevano il cammino verso i luoghi santi della Palestina, riaccendendo una pratica di fede già viva dal II secolo e ufficializzata nel IV, quando - con Costantino - il Cristianesimo divenne religione ufficiale dell'Impero.

Muniti di bastone, bisaccia e cappello i pellegrini muovevano attraverso strade polverose, boschi e valli per fare tappa a Bisanzio, raggiungere Antiochia e poi Gerusalemme.

Le cose cambiarono tra X e XI secolo, quando l'Europa iniziò ad avvertire i sintomi di una nuova situazione sociale: un diffuso incremento demografico, le strade piene di viandanti e cavalieri senza terra e le repubbliche marinare desiderose di espandere i loro commerci. Venne il tempo in cui pellegrini, guerrieri e briganti convergevano su Brindisi per imbarcarsi verso la Terrasanta per fede, commercio o per cercar fortuna. Fu la stessa strada percorsa nel 1096 da guerrieri diretti in difesa dei fratelli d'Oriente minacciati dai turchi selgiuchidi.

Tutti portavano cucita sul petto una piccola croce di stoffa, tutti intendevano seguire l'appello del Papa nel 1095. Urbano II non aveva pronunziato il nome di Gerusalemme, ma tutto si era svolto come se l'avesse fatto. Fu un'impresa inaspettata ed eterogenea. Gerusalemme cadde il 15 luglio 1099. Si era svolta la «prima crociata».

Nel 1114 il cavaliere Ugo de Payns, originario di Troyes nella Champagne, arrivò a Gerusalemme. Il fondatore dell'Ordine del Tempio propose di dotare i luoghi santi di un appoggio militare permanente, attraverso l'istituzione di una comunità monastica di combattenti in grado di incarnare il modello etico del «soldato di Cristo» indicato da San Paolo. Il primo nucleo di nove cavalieri che fece voto di castità, povertà e obbedienza si offriva come sostegno armato ai pellegrini. Il re di Gerusalemme assegnò loro gli alloggi nel proprio palazzo presso la moschea di Al-Aqsa dove sorgeva il tempio di Salomone e i Canonici del Santo Sepolcro concessero l'uso dei sotterranei per le scuderie. A nord-ovest del quartier generale templare si erigeva il più importante santuario dell'Islam, la Moschea di Omar che, trasformato dai crociati in chiesa cristiana, divenne tappa di venerazione con il nome di Tempio della Roccia.

Qui Jahvè raccolse la polvere per creare Adamo, Noè fece innalzare un altare di ringraziamento dopo il Diluvio e Abramo si accinse a sacrificare il suo primogenito e i Crociati identificarono il Tempio di Salomone distrutto nel 587 a.C. da Nabucodonosor, facendone il proprio simbolo. Nel Concilio di Troyes del 1128 Ugo ottenne il riconoscimento ufficiale e definitivo della Chiesa. La vera svolta della storia templare fu la stesura della Regola che rappresentò la trasposizione pratica di un connubio etico. Era nata la leggenda e la storia dell'Ordo Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonici ai più noto come Templari che nel 1147 ottenne da papa Eugenio II la possibilità di apporre sui suoi mantelli bianchi il loro simbolo più noto: la croce rossa. Oggi, allo spazio Cobianchi, si apre la mostra «I Templari, storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio» che si concluderà il 2 luglio.

I Templari si strutturarono da subito come una perfetta organizzazione militare fino al 1291 quando cadde l'ultima loro roccaforte San Giovanni d'Acri. Varie e discusse dopo secoli sono le ragioni che portarono il re di Francia Filippo il Bello a ordinare il 13 ottobre 1307 l'arresto simultaneo con accusa di eresia di tutti i membri dell'Ordine del Tempio compreso il Gran Maestro del Tempio, Giacomo de Molay. Un rastrellamento di duemila persone. L'Inquisizione francese, fondata per estirpare l'eresia catara in Linguadoca, divenne uno strumento di coercizione nelle mani del potere temporale. Dei 138 Templari arrestati e torturati a Parigi, ben 134 ammisero le accuse nei loro confronti. Dalle confessioni emerse un ritratto deplorevole dell'Ordine, sebbene costellato di evidenti contraddizioni: negoziazione politica con i musulmani; sodomia; blasfemia; eresia poiché avrebbero ritenuto Cristo un nobile capo di una rivolta in Palestina; apostasia per l'adorazione di idoli come Baphomet; avidità e usura.

La vicenda processuale si concluse nel 1313 con la sentenza: carcere a vita. Ma il Maestro Giacomo de Molay, ormai settantenne, alla lettura della condanna - il 18 marzo 1314 - proclamò l'innocenza dell'Ordine sostenendo che le confessioni rilasciate erano state estorte con la tortura. Il Gran Maestro e il Precettore di Normandia furono affidati alle guardie reali che li condussero al rogo. Su un isolotto della Senna si era conclusa la storia dei Cavalieri del Tempio.

*originariamente pubblicato su Il Giornale, www.ilgiornale.it

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