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Alle falde del monte Rosa, “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

Scritto da Redazione

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa» (Paolo Cognetti). La montagna, nella sua scarna bellezza, dura e selvaggia, segna l'anima per sempre, lascia l'impronta in chi vi è nato e in chi l'ha amata. Diventa una categoria dello spirito e, anche quando la si lascia in cerca di un altrove più conveniente, non ci si può staccare mai veramente da essa. Basta un suono, un profumo che si è risucchiati da lei, lontano dalla assordante città. È questo che capita ai personaggi del recente romanzo di Paolo Cognetti, Le otto montagne, della montagna non riescono a farne a meno, e vanno e ritornano, senza mai lasciarla veramente.

«Abitare in montagna mi ha messo voglia di scrivere, i luoghi cambiano i modi del sentimento e anche le parole. Sto qui da otto anni e so che esiste l’egoismo della solitudine: lo riconosci e ne prendi atto senza sentirti troppo figo perché hai scelto le vette, questa per me è modestia […]. La mattina presto scrivo, poi cammino sulla montagna, mangio qualcosa, la sera scrivo ancora e leggo». (Paolo Cognetti intervistato da Maurizio Crosetti per «la Repubblica» del 10/11/2016)

Andare in montagna per i genitori di Pietro significa cercare di ritrovare nei sentieri un’indicazione per rafforzare la loro vita insieme; per il figlio l'inizio di un’esperienza di vita che lo farà diventare più consapevole. La storia raccontata da Cognetti è fatta di silenzi ed ha uno «stile trasparente e comunicativo, ma non scialbo, musicale senza cercare l’effetto, preciso e privo di similitudini involontariamente grottesche. Le sue sono scelte con cura, mirando a una semplicità che non è un punto di partenza ma di arrivo […] usa un bellissimo italiano» (Paolo Di Paolo, «La Stampa» del 12/11/2016). La paternità, l'amicizia e gli affetti coniugali si fondano e rifondano sotto il monte Rosa; il percorso che Pietro compie con il suo amico Bruno e con suo padre serve a scoprire le reciproche fragilità nel pudore che sempre regola i rapporti fra maschi.  

«Le otto montagne, in fondo parla anche di questo: della fragilità dentro un mondo di pietra e ghiaccio. E di padri, di figli. Dell’amicizia che i maschi non sanno dirsi, perché non le parole giuste o forse per troppo pudore. Questo libro nasce col respiro lungo di un classico, quasi un meteorite di altri tempi dentro un universo a volte in fuga dai grandi temi.» ( Maurizio Crosetti, «la Repubblica» del 10/11/2016).

Nel silenzio dei boschi e delle vallate parlano i cuori di persone così diverse nei ruoli e nelle abitudini. È anche una storia di formazione perché sotto la rude e malinconica bellezza delle rocce e dei laghi, forse non eterna ma destinata alla contaminazione, sembra suggerire l'autore, si diventa adulti, si scopre il valore dell'amicizia, che si consolida estate dopo estate; si scoprono e si accettano le fragilità e il non detto dei genitori, si impara a sopportare la fatica ed accettare la diversità fra coetanei.

***

«Dell’amicizia maschile si parla poco in letteratura. Tra i miei modelli c’era il racconto Gente del Wyoming di Proulx, diventato I segreti di Brokeback Mountain al cinema. Tutti ne parlano come di un amore omosessuale, ma in fondo è la storia di una relazione molto forte tra due uomini. Se Bruno e Pietro fossero stati amanti, non sarebbe cambiato nulla. Perché? Io credo che sia un rinunciare a quel mondo di intimità virile» (Paolo Cognetti intervistato da Laura Pezzino per «Vanity Fair» del 09/11/2016).

Le otto montagne di Paolo Cognetti è diventato sin da subito un caso letterario e lo dimostra l’appassionata competizione tra le case editrici interessate a pubblicare il libro in tutto il mondo. Il romanzo ha riscosso un notevole interesse anche alla fiera di Francoforte ed è in via di traduzione in 30 paesi

Pro memoria:

Paolo Cognetti, Le otto montagne, 2016, Einaudi, pp. 208, euro 18,50

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