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Alessandro Manzoni nel Ritratto di Francesco Hayez

Scritto da Redazione

Tra le icone ottocentesche di Lombardia non può mancare sicuramente il Ritratto di Alessandro Manzoni dipinto da Francesco Hayez nel 1841. E’ un olio su tela, misura 1117 x 91 cm. ed è conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. Il quadro fu commissionato appunto nel 1841 dalla seconda moglie di Manzoni, la contessa Teresa Borri Stampa e dal figlio Stefano Stampa, che erano riusciti a vincere non senza difficoltà la naturale ritrosia e iconoclastia dello scrittore. L’altro suo ritratto “ufficiale” era stato eseguito molti anni prima da Giuseppe Molteni. In quel dipinto Manzoni era in piedi e reggeva nella mano sinistra una copia della sua opera principale, I promessi sposi: il suo atteggiamento è ispirato, e sullo sfondo si scorgono Lecco e il lago di Como, le località dove come noto hanno luogo le vicende di Renzo e Lucia narrate nel suo romanzo. Per il quadro di Hayez Manzoni si sottopose a quindici noiosissime sedute nella villa di Lesa dei conti Stampa, il pittore era infatti noto per la maniacalità di voler rendere tutto vero. Da qui derivano la naturalezza e il tono solenne, ma dimesso, che fu tanto apprezzato dalla famiglia e dagli amici dello scrittore, che in mano tiene un semplice oggetto di uso quotidiano, l’immancabile scatola del tabacco da fiuto, dettaglio suggerito all’Hayez dalla moglie Teresa. Hayez completò l'opera il 26 giugno 1841, e la fece incorniciare da un tal Ceruti: si tratta probabilmente di Francesco, docente di prospettiva all'Accademia di Brera e suo intimo amico. Fu il 21 ottobre che il ritratto poté essere appeso tra l'entusiasmo generale: «Ieri il ritratto è andato sulla cornice ed è un portento di somiglianza. Tutti, donne e servitori, Pietro, Enrico, Sogni dicono che l'Hayez ha stampato la faccia di Alessandro sul quadro! L'è, dicono tutti, un portento dell'arte» (Teresa Borri Stampa)

Francesco Hayez pittore di ottima formazione tecnica in epoca neoclassica, amico del Canova, interessato a motivi antichi, vicino alla letteratura, al teatro, alla musica del suo tempo, trova grande riscontro nella Milano dell’Ottocento di cui dipinge volti, situazioni, cronache, società, donne e uomini nelle loro differenti età, compreso se stesso in una serie di autoritratti che accompagnano quasi ciascun decennio della sua vita. Tra le sue opere, la più nota è il Bacio (1859) che, nelle sue tre versioni, celebra con i colori risorgimentali gli ideali di quell’epoca.

Hayez, a differenza del primo ritratto manzoniano del Molteni, spogliò la scena di tutti gli elementi decorativi, su esplicito desiderio di Teresa Borri Stampa che volle tramandare l'aspetto quotidiano di Manzoni, sottraendolo a una rappresentazione pubblica da «letterato ispirato». Manzoni, infatti, è seduto e rivolto verso sinistra, con le gambe accavallate e denota un atteggiamento sereno, pensoso, quasi assente. Era volontà di Hayez conferire al letterato l'aspetto di un uomo che pur inseguendo i propri pensieri rimane sostanzialmente pacato e rilassato: quest'atmosfera è suggerita dalla testa leggermente reclinata in avanti, dalle labbra sottili e chiuse in un sorriso accennato, dal naso lungo e regolare e dalla rigida separazione tra il marrone dei pantaloni, il nero della giacca e i toni rosacei degli incarnati. Nella mano sinistra non regge I promessi sposi, bensì una comune tabacchiera a ricondurre l'immagine di Manzoni in un ambito famigliare. Lo sfondo, come accennato, non presenta ricche scenografie, bensì è monocromo ed animato da una vibrazione luminosa che si fa più intensa avvicinandosi verso il centro. Con quest'espediente pittorico Manzoni sembra esser circondato da una aura che lo colloca in una dimensione senza tempo. Un ritratto sicuramente riuscito, Vittoria Manzoni, rivolgendosi al padre, esclamò entusiasta: «M'avessero portato non so che nuova, non avrebbero mai, mai potuto farmi provare una consolazione, una gioia così grande! Io proprio non ho parole [...] della tenerezza che mi aveva sempre fatto quel caro ritratto e del quanto e del come io lo guardavo [...] Dove si trova quella sublime verità di espressione che è in quel ritratto portentoso di Hayez? Lì ci sei proprio vero e vivo!»

Fonti:

  • F. Mazzocca, I. Marelli, S. Bandera, Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi, Skira, 2011.

  • Giorgio Cricco, Francesco Di Teodoro, Il Cricco Di Teodoro, Itinerario nell’arte, Dal Barocco al Postimpressionismo, Versione gialla, Bologna, Zanichelli, 2012.

 

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