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Cultura d'impresa

Cultura d'impresa (43)

Un valore, creare e fare vivere un’impresa. Ricchezza, lavoro, innovazione, sviluppo. Ma anche crescita e trasformazione, economica e sociale, di intere comunità. Lo raccontano le immagini e le parole del documentario “Leopoldo Pirelli – Impegno industriale e cultura civile” prodotto dalla Fondazione Pirelli e realizzato da 3D Produzioni per Memomi e in onda su Sky Arte HD dal 30 gennaio, in occasione della ricorrenza dei dieci anni dalla morte d’uno dei maggiori imprenditori italiani. “Imprenditore gentiluomo”, avevano titolato i giornali italiani il 24 gennaio del 2007, cogliendo bene, in memoriam, il tratto distintivo umano e professionale. “Leopoldo Pirelli, l’italiano serio”, aveva scritto qualche anno prima, nel settembre 1990, la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, riconoscendone le qualità, proprio mentre la Pirelli si preparava ad acquisire il gruppo di pneumatici tedeschi Continental. Quell’acquisizione non andò in porto. Nell’opinione pubblica rimase comunque diffuso il giudizio positivo sulla persona che guidava la Pirelli.  C’è una…
Correva l'anno 1897: Ferdinando Rossi, dopo essersi recato in Francia e avendo lì visitato delle fabbriche di pipe, colse l'occasione di un fabbricato industriale in vendita in quel di Barasso per trasferirvi la sua manifattura che aveva avviato solo qualche anno prima a Milano. E' l'inizio di una gloriosa vicenda imprenditoriale, resa possibile - oltre che dalla genialità di un gruppo d'audaci e capaci produttori - anche dalla disponibilità di risorse naturali. Già Rossi, infatti, ebbe l'intuito di sfruttare una sorgente d'acqua che gli permetteva di far funzionare un generatore di corrente e, quindi, anche le macchine necessarie alla sua produzione d'alta qualità. La pipa varesina non ha tardato ad affermarsi sia sul mercato italiano, sia su quello estero e con tali, particolari caratteristiche di lavorazione, estrosa creatività e funzionalità da divenire, fin dagli anni 1936-40, la più grande industria del mondo nel suo settore. "Pensi che alla Rossi in…
Tra Intra e Ghiffa, alla foce del torrente Selasca, operava fin dal 1850 una fabbrica metalmeccanica, la Güller&Croff. Nel ‘78 vi subentrò l’ingegnere svizzero Roberto Züst, che aveva sposato Elisa, la figlia del proprietario. Portò grandi cambiamenti: ampliò e migliorò la fonderia e perfezionò le macchine, dando vita il 30 Giugno del 1888 assieme al cognato Oscar, alla Güller&Züst con capitale di 160.000 lire. Roberto morì nel 1897 e lasciò tutto ai figli maschi: Roberto, Arturo Melchiorre, Bruno, Otto Augusto, e Silvio Corrado. Nelle officine di Intra, che si estendevano per 20.000 metri con 200 operai, si lavoravano ghisa, bronzo e alluminio. Venivano prodotte turbine, macchine a vapore e per la lavorazione del metallo e del legno, prese idrauliche per filati. Intorno al 1900 uscirono i primi prototipi di automobili. Il 26 Marzo del 1905 i fratelli fondarono a Milano, in via Bergognone, nuovi reparti per le auto e spazi…
La via milanese e lombarda alla nuova manifattura si conferma al di sopra della media del migliore standard europeo. Con, al suo interno, una polarizzazione crescente fra imprese efficienti e non efficienti. Anche se, per restare a pieno titolo nel cuore della manifattura continentale, deve riuscire a sviluppare più innovazione formalizzata e deve connettersi con più potere alle catene globali del valore. A livello sistemico, il sistema industriale lombardo conferma la sua appartenenza al network composto dai cinque aggregati industriali europei principali (ci sono anche Baden-Württemberg, Baviera, Rhône-Alpes e Catalogna), la sua leadership italiana e la sua conformazione tecno-industriale, fatta di medium-tech nella specializzazione produttiva e dell’adozione di meccanismi di governance e di strategie aziendali inusuali nel nostro Paese. Ma, nella conformazione di quello che resta il motore dell’economia italiana, la recessione ha approfondito il divario fra le imprese che ce la fanno e le imprese che non ce la…
Ora che una conglomerata mondiale come Samsung ha acceso il suo faro sull’azienda Magneti Marelli scopriamo che quello che forse diventerà coreano era un gioiello, un brand internazionale e, non ultimo, un pezzo di storia di Milano. Il destino delle aziende italiane, come spesso quello dei nostri innovatori, è di essere dimenticati, fino a quando qualcuno non ce lo ricorda. Il che accade, generalmente, troppo tardi: quando lo scienziato diventa cervello in fuga o la società diventa straniera. Per chi ha avuto il piacere di vivere quando le automobili avevano ancora la «candela», Magneti Marelli era un marchio noto, da cui dipendeva l’accensione del mezzo. Era una lezione fondamentale alla scuola guida. Ma la società fondata da Ercole Marelli a Sesto San Giovanni nel 1891 era molto di più. Negli anni Trenta i suoi laboratori di ricerca erano così importanti che anche Enrico Fermi, nei suoi anni d’oro, non disdegnò…
Milano è oggi la indiscussa capitale finanziaria e bancaria del Sud Europa, nella city meneghina hanno il quartier generale alcune delle principali banche italiane e le maggiori banche internazionali presenti in Italia sono concentrate all’ombra della Madonnina. Per non parlare delle istituzioni che si occupano dei servizi finanziari più disparati e delle attività di merchant banking, anche queste in gran parte sviluppatesi nel tempo soprattutto a Milano. Grazie alla presenza della Borsa e di un retroterra importante di industrie e affari. Ma la notorietà della piazza affonda nella notte dei tempi. Prima della nascita delle banche vere e proprie, così come le conosciamo oggi, avvenuta intorno al XV secolo e dopo la ripresa economica dell’anno mille, il sostegno alle attività imprenditoriali era in gran parte affare di chi praticava sistematicamente usura. E tra le principali categorie dedite a questa forma di prestiti di denaro, il cosiddetto “abominevole guadagno”, c’erano appunto…
Effettivamente, dalla torretta con cupola astronomica della Villa Toeplitz di Sant' Ambrogio Olona negli immediati dintorni di Varese, in direzione del Monte Generoso si sarebbe anche potuto comunicare con la Svizzera mediante segnalazioni ottiche. Di li' , poi, per Lugano, sarebbe stato facile immaginare un flusso di messaggi fin nel cuore degli Imperi Centrali. Questa storia, che faceva di Giuseppe Toeplitz, "padrone" della Banca Commerciale, addirittura una "spia dei tedeschi" durante la prima guerra mondiale, per quanto inverosimile l'avevo sentita da bambino. Tanto durava da quelle parti, anche dopo la sua morte proprio in quella villa nel 1938, l'eco delle violente campagne della stampa nazionalista ed interventista, sostenute da alcuni gruppi industriali, contro la Banca, per le origini tedesche dell'Istituto e per la presenza ai suoi vertici di elementi di origine germanica. Sebbene cittadino italiano dal 1912, lo "straniero" Toeplitz, polacco, cugino di Otto Joel, uno dei due fondatori nel…
Il villaggio di Crespi d’Adda, in provincia di Bergamo in Lombardia, racconta di un villaggio ideale del lavoro: un piccolo feudo dove il castello del padrone era simbolo sia dell’autorità che della benevolenza, verso i lavoratori e le loro famiglie. Sito UNESCO, il Villaggio operaio di Crespi d’Adda rappresenta la più importante testimonianza in Italia del fenomeno dei villaggi operai e, insieme al Villaggio Leumann, alla città di Schio, è uno dei più mirabili esempi di archeologia industriale in Italia. L’UNESCO ha accolto nel 1995, Crespi d’Adda nella Lista del Patrimonio Mondiale Protetto in quanto “Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa”. Crespi d’Adda: un luogo fuori dal tempo Crespi d’Adda è una città dove bisogna orientarsi non con un libro o una mappa, ma con lo stesso camminare a piedi, con la vista, l’abitudine e l’esperienza. Qui, spazio, tempo e architettura sono un…
Su richiesta e segnalazione di alcuni appassionati lettori e cultori di storia industriale, pubblichiamo il pregevole breve saggio del prof. Francesco Forte sulla figura di Enrico Dell’Acqua, bustocco d'adozione, pioniere dell’industria tessile cotoniera italiana. Un testo tratto dal sito del Comune di Busto Arsizio (*), dal titolo emblematico, quello di un libro di Luigi Einaudi sull’argomento, molto lungo per le caratteristiche del nostro giornale, ben scritto da Forte, bustocco anche lui, figura importante di accademico, ministro e politico negli anni 80 del novecento. Ne vale la pena per ricordare questo importantissimo imprenditore, da leggere tutto d’un fiato e con un pizzico di nostalgia (n.d.r.). Luigi Einaudi venticinquenne scrisse  il libro su  Enrico dell’Acqua  “Un Principe mercante”, in polemica con l’economista e banchiere inglese Walter Bagehot che negava che potessero ancora esistere in quell’epoca, figure di imprenditori, come quelle italiane del rinascimento [1]. In questa idealizzazione einaudiana vi è un messaggio di politica…
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