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La “passeggiata”

Scritto da Diana Ceriani

Quando si è costretti su una carrozzina a causa di malattie importanti o di incidenti improvvisi, si vive una realtà parallela che chi si erge sulle proprie gambe non può comprendere.  E’ naturale, infatti, per l’uomo bipede, camminare la strada della vita, così, quando si ha questa fortuna nascosta, ci si crogiola in problemi che ci paiono insormontabili e ci paiono tali proprio mentre (magari) camminiamo pensierosi su stretti sentieri sterrati, o mentre saliamo scalinate o attraversiamo la strada scendendo da un marciapiede istintivamente, inconsapevolmente.

Provate invece a pensare, se dipendeste da altri, o da mezzi come carrozzine o deambulatori, quanto tutto questo diventerebbe così complicato da far sembrare le altre preoccupazioni, appunto, una “passeggiata”.

Perché è proprio la passeggiata che viene compromessa.

Questa cosa così semplice e naturale….

Le nostre città spesso non sono in grado di accogliere chi ha questi problemi che diventano perciò insormontabili e impediscono una vita serena e normale.

Quando camminiamo e ci vengono in mente i nostri problemi, proviamo ad abbassare la testa e ad immaginare di non poter più dipendere dalle nostre gambe, dalle nostre braccia, dal nostro corpo. Pensiamo a quanti posti ci sarebbe impedito di visitare e quante situazioni non potremmo vivere. Forse così ci renderemo conto delle nostre fortune naturali e che la vita non è per tutti una “passeggiata”.

 

Mi, che sun bona de caminà, de saltà,

de cuur, de pensà

A pensi mia…

…A pensi mia a vardà par tera

Par vidè se un böc o un basel pudaria fermà i caruzell

A pensi mia agli ascenzur piscinit

In dua entra dumà chi l’è in pe

E mia chi al dev sta settà giò

In sü i rööd rüzaa da altra gent

A pensi mia ma l’è düra rampegà in süi stra

O in sü marciapè sc(h)epà

Ma vardi inturn

e ma corgi che ur mund

L’è fai par chi sta ben

E i tanti gent

Cunt ammò sentiment

Che g’han mia i gamb,

o inn malà impurtant

a trövan mia post in ‘sta società

e devan sta sarà sü

in in quatar müür castigà

… se te vegnat föra da la to ca

cunt port strecc e basei

e te vet in di straa

pröva a pensà

che mia dumà chi sta ben

al g’ha ur diritt de viiv ben.

 

Immagine: Renato Guttuso, Passeggiata in giardino a Velate

 

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