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Rapporto Intesa Sanpaolo sui distretti: superata la crisi, ma bisogna investire

Scritto da Luca Orlando

Più innovative, più internazionalizzate, superiori nelle performance. Le aziende appartenenti alle aree distrettuali italiane si confermano il motore dell’economia nazionale, capaci di arrivare a nuovi massimi storici per ricavi e margini, con prospettive di crescita ulteriore nel prossimo biennio.

Il nono rapporto annuale di Intesa Sanpaolo sull’economia e la finanza dei distretti industriali restituisce il quadro di un sistema ancora solido, capace di reagire alla crisi rilanciando l’innovazione e la presenza oltreconfine, anche se nelle scelte di investimento è ancora l’incertezza a frenare i volumi.

L’analisi, che mette a confronto i bilanci di 15mila aziende appartenenti a 149 distretti con le performance di altre 45mila imprese “esterne”, evidenzia per il biennio 2016-2017 una crescita dei ricavi delle aziende distrettuali dell’1,4% con margini lordi arrivati al 7,6%: in entrambi i casi si tratta del nuovo record, oltre i livelli pre-crisi. Punte di eccellenza (in una classifica che tiene conto di crescita e redditività) che si realizza in particolare nelle specializzazioni alimentari (Prosecco di Valdobbiadene, salumi di Parma, vini dei colli fiorentini) e meccaniche (meccanica strumentale di Bergamo e Vicenza termomeccanica scaligera), a cui si aggiunge il secondo posto assoluto per l’occhialeria di Belluno.

A determinare performance sistematicamente superiori rispetto alle imprese “esterne” sono alcune caratteristiche organizzative e strategiche visibili nel diverso peso dell’innovazione e della proiezione estera di quanti operano all’interno dei distretti. Con risultati decisamente più elevati per numero di brevetti, partecipate estere, quota di aziende che esportano.

Profili competitivi che risentono positivamente anche della presenza di grandi imprese consolidate, evolute in termini strategici sia sul fronte dell’internazionalizzazione che della produzione di know-how, in grado dunque di trainare e orientare l’indotto circostante. Accanto a queste capofila il rapporto segnala il progressivo affermarsi di una quota di medie imprese innovative. E  non a caso, in termini di performance, la stazza dimensionale è variabile decisamente dirimente: tra 2008 e 2015 i ricavi delle micro-imprese (distrettuali e non) sono arretrati in modo pesante (-7,8% nei distretti), mentre per medie e grandi imprese il progresso è stato a doppia cifra.

La vitalità dei distretti, in grado anche di recuperare nel tempo produzioni precedentemente delocalizzate, è confermata dall’ufficio studi di Intesa Sanpaolo anche in prospettiva, con il biennio 2017-2018 a vedere una crescita cumulata dei ricavi del 4,3%, più elevata in particolare per le filiera metalmeccanica, aiutata dalla ripresa del ciclo edilizio e dagli investimenti in macchinari legati al piano Industria 4.0.

Sul fronte dell’innovazione in chiave digitale il quadro distrettuale presenta più di una luce ma anche qualche ombra. Se infatti già il 50% dei costruttori di beni strumentali (analisi campione su Vicenza) dichiara di produrre macchinari 4.0, così come sette aziende capofila nella moda su dieci utilizzano l’e-commerce come canale di vendita, non altrettanto evidente è la pervasività della nuova filosofia ”smart” all’interno del tessuto produttivo.

Nell’adozione di queste tecnologie, in particolare nell’interconnessione dei processi produttivi, il sistema è segnalato in ritardo, con appena una minima parte delle imprese ad avere imboccato questa strada.

La sfida del digitale - spiegano i ricercatori - può essere vinta solo attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati più dall’incertezza che dalla mancanza di risorse, come testimonia il crescente peso della liquidità all’interno degli attivi aziendali.

Il contesto per investire appare ora tuttavia quanto mai favorevole, con un mix di incentivi fiscali, tassi di interesse ai minimi storici e ripresa della domanda estera a creare un quadro di condizioni di favore difficilmente ripetibile.

Se non ora, quando?

*originariamente pubblicato su Il Sole 24 Ore, www.ilsole24ore.com

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