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Candy: la famiglia Fumagalli inietta nell’azienda 70 milioni per lo sviluppo

Scritto da Emanuele Scarci

La famiglia Fumagalli mette mano al portafogli e inietta nell’azienda degli elettrodomestici Candy 70 milioni per sostenere il piano industriale: 40 sottoscrivendo un prestito obbligazionario e 30 mediante versamento soci a fondo perduto. Il prestito obbligazionario non convertibile è stato approvato da tutti i soci, compreso Maurizio Fumagalli che, lo stesso giorno, ha rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Candy spa. Il consigliere non è stato sostituito e i membri sono scesi da cinque a quattro.

Il prestito obbligazionario ha una durata di 6 anni, interessi a tasso Euribor 3 mesi, maggiorato di 300 basis point, con rimborso alla pari dopo 48 mesi per 20 milioni e per il resto alla scadenza.

Maxi perdite in centrifuga

Perchè questa maxi iniezione di risorse (quasi il doppio del capitale sociale)? Le motivazioni ufficiali si conosceranno mercoledì prossimo, ma si intuisce che servano per supportare la società nel suo sviluppo ed, eventualmente, sostenere operazioni straordinarie allo studio. Inoltre si tratta di equilibrare il rapporto tra mezzi propri e debito. Il settore europeo degli elettrodomestici è stato colpito da una crisi lunga e profonda: Candy Group (unica società del Bianco a capitale italiano) nel periodo 2011/15 ha chiuso i bilanci sempre in rosso, realizzando perdite per oltre 90 milioni. Nello stesso periodo, il patrimonio netto è scivolato da 238 milioni a 71,7. La posizione finanziaria netta del 2015 era di 125 milioni.

In fondo al tunnel

Tuttavia dal 2015 il gruppo monzese ha manifestato segni di netta ripresa, consolidati da un processo di efficentamento industriale e da un recupero delle quote di mercato. Nel 2015 ha realizzato ricavi consolidati per 952 milioni (+12,5%), un Ebitda di 39 milioni (+238%) e una perdita netta di 8,9 milioni (25,9 l’esercizio precedente). La perdita è stata generata da oneri straordinari, in particolare per la chiusura dello stabilimento in Repubblica Ceca costata 10 milioni (l’anno prima pesò la chiusura del sito spagnolo). Nell’esercizio l’azienda dichiara vendite per 7,5 milioni di pezzi (6,9 milioni), con crescite del 7% nel lavaggio, del 13% nell’incasso e del 10% nei piccoli elettrodomestici.

Candy Group ha sei stabilimenti tra Europa, Turchia e Cina (1,2 milioni di lavatrici) e dispone dei brand Candy e Hoover (big europeo nel floorcare con il 7%), Jinling, Rosières e Baumatic. Dopo il Regno Unito, la Francia è il secondo mercato e l’Italia il terzo.

Mondo di giganti

Il mercato mondiale è dominato dai grandi player: Whirlpool ha 20 miliardi di euro di fatturato, Bosch 17 ed Electrolux 13. Quale la strategia di Candy? Probabilmente rimarrà quella annunciata l’anno scorso dall’ad Beppe Fumagalli: «Consolidarci in quello che sappiamo far meglio: lavaggio e lavasciugatrici, Built-in e piccoli elettrodomestici con Hoover».

Candy inoltre è stato il pioniere degli elettrodomestici connessi mediante wireless. «La connettività rappresenta per Candy un’opportunità – ha sostenuto il presidente Aldo Fumagalli -. Oggi il mercato è molto piccolo ma si stima che in 5 anni la metà degli elettrodomestici sarà connesso».

Fonte: http://emanuelescarci.blog.ilsole24ore.com/

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