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Economia e Industria

Economia e Industria (788)

La pubblicazione del nuovo modello di «accesso alla procedura di collaborazione volontaria» - da ieri pomeriggio sul sito delle Entrate - lancia di fatto la seconda campagna di rientro/emersione dei capitali dopo quella del 2015 - andata in archivio con 60 miliardi di emersione e 4 di incassi fiscali. Tuttavia questa prima tappa della Vd 2.0 è da considerare una sorta di rodaggio, sia per problemi tecnici (il nuovo modello non può ancora essere inviato, manca il canale dedicato) sia perchè le poche ma sostanziali novità della nuova versione della Vd stanno ancora cercando un assetto “tranquillizzante” per i candidati contribuenti e per chi li assiste. La vera differenza rispetto alla vecchia versione è nella possibilità di autoliquidare le imposte dovute, cioè di calcolare direttamente da sè il dovuto all’erario, sanzioni e maggiori imposte (eventualmente) comprese. Tuttavia il passaggio è delicato, perchè anche il massimo della buona volontà non mette…
La Qatar Investment Authority rifinanzia il debito su Milano Porta Nuova Garibaldi e Varesine, l’area del capoluogo lombardo dove sono sorti numerosi nuovi grattacieli e dove il fondo di Doha ha investito lo scorso anno svariati miliardi di euro (secondo alcune indiscrezioni circa 2 miliardi) per diventarne proprietario. Sul tavolo ci sarebbe circa un miliardo di linee bancarie da rifinanziare con un pool di istituti tra i quali Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnp Paribas e Banca Popolare di Milano. Advisor dell’operazione sarebbe stata, secondo le indiscrezioni, Mediobanca, assai attiva nell’ultimo periodo in operazioni immobiliari sia su lato del debito sia sul lato advisory. Da notare che, secondo i rumors, su Varesine era in scadenza il debito e sarebbe dunque stato rifinanziato. Al contrario su Milano Porta Garibaldi le linee di credito bancario non erano in scadenza, ma sarebbero state rinegoziate a condizioni migliori. Entro la fine dell’anno, sempre secondo le indiscrezioni,…
Il Natale di Piazza Affari trova sotto l’albero Mediaset: la Borsa sente odore di scalate, di battaglie come non se ne vedevano a tempo a suon di Opa e contro-Opa. Silvio Berlusconi messo all’angolo da Vincent Bolloré, il finanziere francese sempre più padrone dell’Italia (da Mediobanca, e quindi Generali, fino a Telecom Italia), che ieri ha arrotondato ancora: ha comprato un altro 5,7% e ora Vivendi è al 25,7% della principale televisione commerciale italiana (e al 26,7% dei diritti di voto). Continua l’escalation dei francesi. La strategia della tensione: l’incessante stillicidio di acquisti mette sempre più pressione alla famiglia Berlusconi e stringe d’assedio l’ex premier che mai avrebbe immaginato un assalto al cuore del suo impero. Lui sfoggia tranquillità: «Vuole che alla mia età ci sia qualcosa che ancora mi preoccupi?» ha commentato ieri mentre era al Quirinale. E ora si trova costretto a dover mettere in piedi una frettolosa barricata…
Il fondo internazionale britannico Capvest punta a unire i prodotti da forno Balconi con le fette biscottate e i grissini Monviso. Sarebbe questo il progetto del gruppo finanziario anglosassone, che possiede la multinazionale inglese Valeo Foods, al quale fanno capo brand molto forti nel Regno Unito come quello dei biscotti Jacobs, dei piselli e fagioli in scatola Batchelors Beans e della Pasta Roma. Proprio Capvest sarebbe tra i soggetti che hanno inoltrato un’offerta preliminare per Monviso agli advisor dell’azionista PM&Partners, cioè Vitale & Co e a Stamford Partners. Tra gli altri interessati a Monviso ci sarebbero diversi fondi di private equity mentre nei mesi scorsi erano usciti tra i candidati i nomi dell’americana Kellogg’s e della spagnola Grefusa. Monviso è attualmente controllata al 95,4% dai fondi di PM&Partners sgr, che nel novembre 2012 hanno rilevato la quota di controllo dal portafoglio di Alto Capital. Monviso opera con il marchio Panmonviso…
Un distretto vitale. Indebolito dagli anni della crisi, ma che cerca riscatto sui mercati esteri. Oggi Valenza si presenta come una realtà industriale con circa 800 aziende e 4.700 addetti, ridimensionata rispetto al passato ma con grandi potenzialità. A cominciare dall’export, nonostante il rallentamento dei primi nove mesi dell’anno (-11,8%), dopo un 2015 molto positivo. A caratterizzare il distretto orafo alessandrino la presenza di brand importanti come Damiani e Pasquale Bruni, grandi realtà produttive come il futuro stabilimento di Bulgari e una rete di piccoli produttori con forte know-how e tradizione. La terra del «Bello e ben fatto», quasi un mantra per il Made in Italy, anche nella gioielleria. Dove è possibile trovare aziende di nicchia come la Rcm, produttori specializzati nella creazione di pezzi unici e con un export al 95%, destinato prevalentemente al mondo arabo, o realtà come la Borsalino Diamanti, specializzata nella capacità di selezionale le pietre…
Cina e superdollaro da una parte. Le grandi griffe dall’altra. Per i produttori di tessuti serici italiani il momento non è certo dei più propizi, stretti come sono tra gli aumenti a doppia cifra della materia prima e il sostanziale rifiuto dei clienti finali nell’accettare l’adeguamento verso l’alto dei listini. Complice una riduzione dell’offerta di seta di alta qualità, di cui la Cina detiene il quasi-monopolio, da alcuni mesi i listini hanno imboccato la strada del rialzo, con effetti amplificati dalla rivalutazione recente del dollaro, valuta con cui è scambiata la materia prima. «A maggio - spiega Sergio Arcioni, presidente della categoria tessile-abbigliamento di Confindustria Lecco e Sondrio - per un chilo di prodotto bastavano poco più di 47 euro, diventati 53 a ottobre, quasi 56 ora, alla luce della corsa recente della valuta statunitense: siamo vicini ad un aumento del 20%». Il problema è però “a valle”, sul mercato. Dove i…
Simbolo per eccellenza di Milano e secondo brand italiano più famoso all’estero (dopo la Ferrari), il Teatro alla Scala crea valore non soltanto artistico ma anche economico. Il valore del suo “marchio” è stimato in oltre 27 miliardi di euro, in termini di reputazione economica e di attivatore di riconoscibilità internazionale. A calcolarlo è la Camera di Commercio di Monza e Brianza, su dati CISET, Bocconi, Scala di Milano, Registro Imprese. Secondo la stima, esiste tutto un indotto diffuso prodotto dal Teatro milanese di cui beneficiano le attività del commercio, della ristorazione e della ricettività. Le ricadute economiche, sotto forma di indotto turistico e commerciale, generate da una intera stagione del Piermarini, raggiungono un valore di circa 49 milioni di euro, ripartiti tra le voci di alloggio (12 milioni di euro per i visitatori dall’estero e italiani che soggiornano a Milano), ristorazione (poco meno di 15 milioni), shopping (10 milioni)…
Sta girando per l’Italia, per spiegare alle imprese sul territorio la portata di Industria 4.0 e ciò che può significare per la crescita del paese. La sensazione che ne ricava è positiva: «le aziende sono pronte ad investire. C’è un grande lavoro da fare di comunicazione e di organizzazione per diffondere le tecnologie digitali, a partire dai Digital Innovation Hub, e superare i timori che le novità molto spesso comportano. Ma è una sfida che può e deve essere vinta». Giulio Pedrollo (vice presidente per la Politica Industriale di Confindustria, n.d.r.) la traduce in numeri: «Le stime previste dal governo possono essere superate: con Industria 4.0 si potrebbe arrivare ad un punto di pil aggiuntivo a mano a mano che si implementeranno le misure decise dal governo. Fin quando non vedrò una crescita oltre il 2% non sarò contento». La partenza è con il piede giusto: «l’industria sta tornando al…
Resistono, nonostante tutto. A dispetto della crisi il tessuto industriale brianzolo mostra capacità di reazione notevoli mantenendo buoni livelli di redditività, in particolare per le imprese familiari. La ricerca promossa da Assolombarda Confindustria Monza Brianza in collaborazione con Pwc (con il sostegno di Bpm, Umana, Ecole e Cdc Monza e Brianza) e realizzata da Cerif, Centro di ricerca sulle imprese di famiglia, prende in esame 734 aziende del territorio, complessivamente in grado di produrre oltre 42 miliardi di euro di ricavi. Società selezionate sulla base della localizzazione e della dimensione, prendendo in esame le realtà con oltre 8 milioni di euro di fatturato. Poco meno della metà del campione, 336 imprese, è di carattere familiare, con un fatturato complessivo di 15,3 miliardi. Realtà che per quasi due terzi sono concentrate nel cluster di fatturato da 8 a 20 milioni di euro. Tra i settori presenti sul territorio il manifatturiero è…
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