Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Editoriale

Editoriale (720)

In una fase storica in cui i partiti si stanno inesorabilmente dissolvendo fa notizia la celebrazione di un congresso. Forma e riti ormai stantii, ricordi di un passato sempre più lontano in cui però i partiti esistevano per davvero e i congressi erano il palcoscenico più importante per dibattere contenuti e linee politiche e soprattutto per selezionare ed eleggere la classe dirigente. Oggi è una stanca liturgia dove tutto è già deciso e gli unici elementi di curiosità sono la comunicazione, lo show, il contorno, il gossip. La Lega non fa eccezione. E’ stato incoronato un segretario federale già di fatto eletto alle primarie, è stata assecondata la linea nazionale, sovranista, posizionata a destra così come ha deciso il sinedrio salviniano in altre sacrestie tempo addietro, non c’è stata nessuna rottura con la componente sconfitta, gli indipendentisti, alla fine solamente organizzatisi in corrente. Ieri è stata definitivamente svuotata di qualsiasi senso…
Si scrive Nord, si pronuncia proporzionale. All’indomani delle primarie leghiste, i profeti del Nord del Carroccio ortodosso, usciti pesantemente ridimensionati nella conta interna, sono tagliati definitivamente fuori dalla stanza dei bottoni della Lega Nazionale e a forte rischio candidatura alle prossime politiche. Si parla di Lega delle origini, autonomista e federalista, in realtà si guarda alla legge elettorale che verosimilmente sarà proporzionale, riveduta e corretta quanto si vuole da soglia di sbarramento e premio di maggioranza, ma di proporzionale si tratterà. Tradotto, ognuno andrà per i fatti suoi a farsi contare di fronte agli elettori con l’obiettivo di utilizzare il risultato elettorale che ne conseguirà come una sorta di primarie di coalizione. Chi la spunterà, indicherà il premier. E’ il disegno di Silvio Berlusconi, sicuro in questo modo di prevalere sul diretto avversario Matteo Salvini. Nel caso in cui nessuna coalizione in campo dovesse raggiungere la fatidica soglia del 40%, quella…
Alla fine, come da pronostico, le primarie della Lega le ha vinte Matteo Salvini con l’82,7% dei voti, qualcosa in più della fatidica soglia dell’80%, indicata alla vigilia dal diretto interessato come una immaginaria asticella del risultato minimo accettabile. In caso contrario, disse infatti pochi giorni fa, sarebbe stato pronto a mollare tutto. Lo sfidante Gianni Fava ha ottenuto meno di quello che sperava, ma come varie volte dichiarato da più fonti nei giorni scorsi, sul risultato dell’assessore regionale mantovano ha sicuramente inciso e pesato il fattore cadrega e carriera. Tanti leghisti vicini a lui o a Roberto Maroni hanno optato per l’allineamento al segretario federale uscente per comprensibili motivi di sopravvivenza. Insomma, si tiene famiglia anche nella Lega. Il dato sorprendente e forse inaspettato è stato quello riguardante l’affluenza, con l’astensione collocata intorno al 45% degli aventi diritto. Se teniamo conto dell’organizzazione quasi militare del partito e della relativa…
Il clima congressuale nella Lega si fa incandescente tanto da far preoccupare anche un vecchio saggio del Carroccio, il militante dei militanti, Elio Fagioli da Saronno che senza tanti giri di parole posta su facebook un perentorio “comunque dopo il congresso, nulla sarà come prima, troppi insulti tra leghisti”. Cambieranno, peggioreranno i toni, ma il movimento in realtà non cambia mai se pensiamo alla sua struttura monoblocco di tipo militare, sempre disciplinatamente coesa intorno al leader di turno. Pena l’espulsione, perché scarse o nulle sono le possibilità e le occasioni per un sereno e pacato dibattito e confronto interno. Si può discutere al limite sul carisma dei capi che in molte occasioni è servito per placare e assopire le tentazioni di fronda interna, se non addirittura di rivolta, ci riusciva benissimo Umberto Bossi, è più in difficoltà in questo lavoro Matteo Salvini. Il confronto oggi ha le caratteristiche di una resa…
E’ proprio il caso di dirlo, la sconfitta di Marine Le Pen in Francia ha messo Gianni Fava “en marche!” in vista delle imminenti primarie della Lega Nord del 14 maggio che precedono il congresso federale del 21 maggio. Fava è innanzitutto riuscito a raccogliere le firme necessarie per partecipare e non era un fatto scontato in un movimento dal consenso interno granitico, ma soprattutto ha vinto la sua prima piccola battaglia grazie al tempismo di una decisione dal forte spessore politico. Il declino della spinta lepenista, l’affievolirsi del sovranismo, i limiti sempre più chiari del populismo in Europa hanno di fatto consolidato in pochi giorni il senso della candidatura di Fava. E’ stato mandato da Maroni, fu detto, è stato obbligato da Salvini per crearsi un avversario finto. Parole e retropensieri, i fatti stanno dimostrando un’altra chiave di lettura, un’altra storia. Curriculum a denominazione di origine controllata padana, Fava…
Capita che a scoprire l’acqua calda ci si scotti. Ed è quello che è successo a Mauro Gregori, consigliere comunale in quota centrosinistra a Varese e quindi militante e sostenitore della compagine del sindaco Davide Galimberti. Per la cronaca, Gregori fu eletto nella Lista Galimberti, una lista rassemblement di varie sensibilità e che ha già visto perdere un pezzo per strada, ovvero il notaio Andrea Bortoluzzi, dimessosi poche sedute dopo l’insediamento per questioni analoghe. Il disappunto, la delusione, l’inutilità del proprio ruolo, i dubbi, i mancati traguardi, gli obiettivi disattesi, la faciloneria nel promettere, le esibizioni di arrivismo, Gregori li ha riversati in un lungo post scritto su facebook e che pubblico più sotto. Gregori non è uno sprovveduto, un dilettante e tanto meno un invasato. L’ho conosciuto in campagna elettorale e l’impressione fu quella di trovarmi di fronte ad un “civico” vero, chiaramente politicamente schierato e militante, ma sempre…
Non vi è alcun dubbio sul fatto che la vittoria di Emmanuel Macron in Francia sia foriera a breve di qualche conseguenza concreta sul sistema politico italiano alla ricerca del bandolo della matassa per affrontare le prossime elezioni politiche. “L’Italia è un’altra cosa, ma il voto francese conferma che le elezioni si vincono al centro”, sentenzia Silvio Berlusconi e, leggendo una sua intervista odierna a La Stampa, si percepisce chiaramente un posizionamento peraltro già noto da tempo, ovvero una sostanziale distanza da entrambi i candidati in lizza. Così Berlusconi: “Amo la Francia, ho studiato e lavorato a Parigi quando avevo vent’anni, sono convinto che abbiamo un destino comune scritto nelle radici latine, cattoliche, europee dei nostri due Paesi. Auguro ai francesi una presidenza in grado di affrontare le drammatiche questioni che oggi si pongono a tutte le grandi democrazie europee: l’immigrazione, il terrorismo, la disoccupazione, la stessa ricostruzione dell’Europa, la…
Alcuni amici e lettori mi hanno spinto a pubblicare anche su La Bissa un breve racconto che ho postato il 25 aprile scorso su Facebook in occasione della Festa della Liberazione. E’ vita vissuta, con qualche considerazione personale che spero venga letta come imparziale e neutrale. La famiglia di mia nonna paterna, originaria di Canelli in provincia di Asti, non era di simpatie fasciste. Era una famiglia patriarcale di campagna, di tradizione culturale liberale ottocentesca, erano noti per essere antimonarchici e da sempre moderatamente anticlericali. E appunto mai fascisti e non facevano nulla per mascherarlo. I miei nonni vivevano però a Milano e nel 1941, viste le difficoltà e i disagi creati dalla guerra soprattutto per chi viveva nei grandi centri urbani, decisero di trasferirsi a Canelli nella tenuta agricola avita gestita dal fratello di mia nonna che lì vi risiedeva stabilmente. Proprio per essere antifascisti, erano presi di mira…
E alla fine l’annuncio tanto atteso c’è stato. Al termine della riunione della Giunta della Regione Lombardia tenutasi ieri, Roberto Maroni ha dichiarato che il referendum consultivo per l’autonomia della Lombardia si terrà domenica 22 ottobre 2017, lo stesso giorno del referendum consultivo in Veneto ovviamente sul medesimo argomento. La data proposta da Zaia è stata quindi confermata dal governatore lombardo dopo che non era stata fornita risposta dal Governo alla proposta comune di un election day con le amministrative di fine primavera. «Per il Veneto - ha detto Zaia - ha un’importanza del tutto particolare perché è una data simbolo: andremo al voto esattamente 151 anni dopo il plebiscito con cui la nostra regione fu annessa al Regno d’Italia». Vale la pena di ricordare che i referendum consultivi annunciati da Lombardia e Veneto non chiedono la secessione come qualche frettoloso commentatore ha forse in mala fede scritto e detto,…
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