Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Editoriale

Editoriale (731)

E’ una storia ormai nota e che negli ultimi anni si ripete piuttosto di frequente. Antefatto: la Pmi di proprietà familiare e dalla gloriosa storia industriale che si trova impreparata di fronte al sorgere di situazioni eccezionali come un problema di successione aziendale, una crisi di crescita, un eccessivo indebitamento, l’impossibilità di presidiare il mercato per scarsi investimenti in tecnologia e nuovi prodotti. Se poi aggiungiamo gli effetti della drammatica crisi finanziaria e industriale che ha duramente colpito soprattutto le tante piccole e medie aziende nostrane, ecco che lo scenario acquista dimensioni numericamente importanti. Molti non ce la fanno proprio e chiudono, altri, nonostante magari numeri pessimi, riescono in qualche modo a cedere grazie all’appeal della tecnologia, del made in Italy, dell’esperienza acquisita o semplicemente perchè presidiano strategicamente e da piccoli leader un segmento della filiera produttiva o un distretto industriale. Gli acquirenti industriali in Italia non mancano di certo,…
E’ un Silvio Berlusconi deciso, concreto e a tutto campo quello che emerge dalla lunga intervista realizzata da Alessandro Giuli e Fabrizio Ratiglia e pubblicata su il settimanale Tempi in edicola da giovedì 22 giugno. Direi quasi democristiano nel modo di porsi nei confronti di alleati e avversari. Un lungo colloquio che parte dalle elezioni amministrative e che arriva fino a disegnare la strategia per il centrodestra in avvicinamento alle prossime elezioni politiche. Il leader di Forza Italia è sul pezzo, come si suol dire, ma sembra anche molto a suo agio nel ruolo di ispiratore, mentore e burattinaio della alleanza in fieri. Tanti mesi, anni, ad aspettare pazientemente sulla riva del classico fiume, qualche acciacco di troppo sofferto nel frattempo, ma fortunatemente superato, e soprattutto la consapevolezza mai venuta meno che prima o poi il contrappasso della politica sarebbe tornato a lui favorevole dopo i fallimenti in successione dei governi non eletti…
La Varese addormentata e declinante, alla perenne ricerca del bandolo della matassa che le consenta finalmente di avviare un vero rilancio potrebbe cominciare a guardare l’esempio altrui. Quando le idee mancano e le iniziative latitano, forse il guardarsi attorno per prendere spunto è l’unica mossa per fare qualcosa. La questione è il marketing territoriale, basilare strumento di rilancio per qualsiasi politica che abbia a cuore le sorti di un territorio. Spesso e volentieri lo vediamo, o leggiamo, in tutte le declinazioni solo nelle campagne elettorali. Poi, incamerata l’elezione, il suddetto mantra torna da dove è venuto, nel dimenticatoio. Non si fa marketing territoriale con la retorica, con gli slogan, con le improvvisazioni strapaesane, ci vogliono obiettivi, strategie, strumenti e soprattutto idee chiare e condivise. A sentire il programma elettorale del poi vincente centrosinistra, dal 2016 in poi avremmo dovuto assistire ad un rinascimento bosino, finito il torpore forzaleghista sarebbe infatti…
Non più tardi di un anno fa, all’avvio della giunta di centrosinistra guidata da Davide Galimberti, uno sconosciuto, a Varese, neoassessore alla cultura dallo sfolgorante curriculum vitae, tale Roberto Cecchi, parlava convinto di un progetto Sacro Monte che sarebbe stato il fiore all’occhiello del suo mandato. Un progetto ben articolato, destinato a rilanciare una volta per tutte le sorti turistiche e non solo del complesso monumentale e ambientale più importante della città. Noi poveri e bistrattati abitanti della montagna varesina venivano finalmente blanditi da qualcosa di concreto dopo decenni di disinteresse. Finiti i tempi delle solite passerelle quinquennali di politici in campagna elettorale, foriere di promesse e parole poi regolarmente disattese o dimenticate? Per la verità, avevamo riso di gusto solo poche settimane prima quando avevamo ascoltato in campagna elettorale la promessa del futuro sindaco sul risanamento del Lago di Varese, l’ennesima bufala mediatica acchiappavoti pensammo, sul Sacro Monte, vista…
Il risultato delle elezioni amministrative, al netto degli interessi di bottega e delle ragioni della propaganda, fornisce chiavi di lettura piuttosto chiare. In soldoni, si registra la riscossa del centrodestra che ha corso quasi ovunque compatto conquistando i ballottaggi più importanti con ottime percentuali, la tenuta della sinistra dopo un anno politico molto complicato e la dèbacle del Movimento 5 Stelle, tagliato fuori dal secondo turno e per giunta ottenendo percentuali modeste che ricordano solo lontanamente i fasti di Roma e Torino di solo un anno fa. Esultano per ragioni diverse Berlusconi e Renzi, però con un minimo comune denominatore, la visione centrista, ovvero si conferma ancora una volta che qualsiasi competizione elettorale la si vince in quel segmento del mercato politico, mentre nel contempo le ali estreme sono in affanno. C’era alla vigilia molta curiosità sul risultato che avrebbe ottenuto la Lega sovranista e quanto racimolato qua e là non lascia…
Il detonatore della bomba del Nordexit è stato innescato. Ci hanno pensato innanzitutto Maroni e Zaia che con cinico tempismo hanno indetto il referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto per il prossimo 22 ottobre. Una data scelta in modo non casuale, incardinata molto bene nella confusa agenda politica italiana. Ai più è sembrata una trovata buona solo per spianare la riconferma del governatore lombardo alle prossime elezioni regionali nel 2018. Maroni, senza più barbari sognanti e macroregioni da proporre, è alla ricerca spasmodica di nuovi slogan e argomenti per motivare e compattare le truppe disorientate dalla svolta sovranista di Salvini. Per gli osservatori di cose leghiste invece l’obiettivo di Maroni non è l’autonomia della Lombardia in sé, ma, dando per scontato un brillante risultato referendario, far fuori Salvini isolato a Roma nella sua visione nazionale e di conseguenza intestarsi un segmento di mercato politico-elettorale nordista di rilievo e puntare, magari…
“«La soluzione si trascina»; «il problema, una volta posto, deve esser risoluto»; «urge, non si può tardare oltre ad affrontare la questione». Chi legga queste e simiglianti sentenze pensa perché il governo, perché il parlamento, perché il ministro competente, tardano tanto? Codesti frettolosi non riflettono: è questo davvero non uno dei tanti, ma il problema; e come accade che di volta in volta, ogni giorno diversi, tanti siano i problemi urgenti, dei quali la soluzione non può farsi attendere senza danno, anzi senza grave danno? Perché è così lungo l'elenco dei problemi urgenti; e così corto quello degli scritti nei quali sia chiaramente chiarito il contenuto di essi? Come si può deliberare senza conoscere?” Già! Come si può deliberare senza conoscere? Considerazioni che sembrano scritte oggi, in realtà l’autore è Luigi Einaudi e la suddetta celebre citazione è contenuta nel libro “Prediche Inutili” del 1959 che a sua volta riuniva…
Il triste e continuo susseguirsi di attentati terroristici di matrice islamica in Europa sembra risparmiare l’Italia, Paese viceversa molto esposto e quindi presumibilmente da ritenere un facile target. Basti pensare alla sua collocazione geografica, all’importanza politica giocata nello scacchiere delle alleanze internazionali, alla presenza nel suo territorio del Vaticano e soprattutto al perdurante fenomeno dei migranti provenienti per la quasi totalità da paesi a forte rischio. Di spiegazioni ce ne sono tante, alcune plausibili, altre fantasiose, altre ancora provocatorie. In quest’ultimo caso, la memoria corre all’autunno del 2008 e più precisamente ad una lunga e dettagliata intervista concessa da Francesco Cossiga il 3 ottobre di quell’anno a Menachem Ganz, corrispondente dall’Italia del quotidiano israeliano Yediot Aharonot. Un’intervista che ebbe lì per lì scarsa eco nella stampa italiana anche se già nell’estate del 2008 Cossiga parlava del medesimo argomento in una intervista concessa ad Aldo Cazzullo e pubblicata su Il Corriere…
Nella agenda politica italiana la questione settentrionale e la specificità del Nord sembrano avere solo una efficacia polemica o identitaria a seconda del lato politico dal quale vengono osservate, centrosinistra o centrodestra. Il sovranismo e la metamorfosi lepenista salviniana sono alla fine uno stratagemma per esorcizzare il fallimento leghista in tema di risultati mancati dopo più di venti anni di battaglie ideali e politiche su federalismo, autonomia, secessione. Per tacere degli scandali del basso impero bossiano. Della serie, per evitare di sparire inventiamoci qualcosa d’altro anche a costo di dimenticare il passato. La questione settentrionale è però ancora lì, sempre in cerca di adeguata dignità politica. La cosiddetta Terza Italia economica, sulla quale la Lega ha costruito i suoi successi, e con merito perché di quel vasto segmento sociale prevalentemente lombardo-veneto fatto di Pmi, artigiani, professioni e partite Iva, nessuno prima ne parlava e ne prendeva le difese, è sicuramente cambiata, evoluta,…
Pagina 1 di 43

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

 

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Scrivi alla Redazione

Puoi scriverci al seguente indirizzo:

bollentini@labissa.com

 

 

 

Seguici anche su:

Realizzato da: Cmc Informatica e Comunicandoti