Claudio for Expo

ICH Sicav

 

2017, anno Teresiano. E a Milano fa rima con nostalgia

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Tra pochi giorni, a maggio, cade il trecentesimo della nascita di Maria Teresa d’Austria. Un nome e un periodo storico che non lasciano di sicuro indifferenti i milanesi e i lombardi. Un lungo regno il suo, dal 1740 al 1780, quattro decenni che per Milano hanno significato molto in termini positivi e che hanno lasciato nella popolazione un ottimo ricordo nonostante la successiva austrofobia del risorgimento e la omologazione politica, sociale e culturale dell’Italia unita. Maria Teresa non lasciò tracce personali, non venne mai a Milano, i ricordi sono legati al suo buongoverno, alla stabilità, all’ordine. In quei decenni furono poste le basi per la Milano moderna. Il seicento, con la fallimentare dominazione spagnola e le pestilenze, aveva fiaccato la città, la popolazione risultava addirittura dimezzata rispetto al passato oltre che impoverita. L’ennesima dominazione straniera, questa volta austriaca, avrebbe invece innescato di lì a poco un volano virtuoso, una specie di età dell’oro che in pochi anni ha creato le condizioni e le basi per lo sviluppo della Lombardia come la vediamo oggi. In quel periodo Milano prese i contorni della capitale morale futura, sede di industrie e commerci via via sempre più fiorenti ed importanti, ma parimenti attenta alla cultura con la C maiuscola. E’ del periodo teresiano la nascita dell’Accademia di Brera e la fondazione del Teatro alla Scala. Si può tranquillamente affermare che è il carattere e lo stile asburgico quello che più è entrato nel dna milanese impregnando il modus vivendi, la mentalità e anche l’aspetto estetico di molti quartieri centrali della città. Non fu solo per merito di Maria Teresa che Milano tornò in auge, tutta la migliore società meneghina collaborò in modo sinergico a riavviare il motore. Come non citare, tra i tanti, il cardinale Giuseppe Pozzobonelli che resse l’arcidiocesi per quarant’anni, coincidenti con uno scarto di tre anni con il regno di Maria Teresa. La figura dell’arcivescovo di Milano è sempre stata un elemento chiave nei momenti più importanti della storia della città e della diocesi nel corso dei secoli e così è stato anche nel settecento con Pozzobonelli, abile e diplomatico, con ottime doti politiche, artefice e promotore di tante iniziative non solo religiose e caritatevoli, ma anche culturali e di coesione sociale come si direbbe oggi. Ma è sicuramente quello che è legato al buon governo, all’amministrazione efficiente, alle tante iniziative innovative e modernizzatrici l’aspetto che fece subito la differenza con gli altri Stati italiani afflitti viceversa da malgoverno ed istituzioni obsolete. Una differenza che si è accentuata nei secoli successivi proiettando Milano e la Lombardia tra i motori d’Europa. La Milano teresiana con le sue riforme è sicuramente un benchmark ancora oggi a distanza di quasi tre secoli. Dal catasto teresiano, che di fatto obbligò i feudatari lombardi a rendere produttivi i propri latifondi o a venderli ,all’introduzione della numerazione civica nelle strade, dalla riorganizzazione dell’istruzione all’espansione edilizia secondo specifici criteri non casuali, per non parlare dell’importanza della cultura su impulso e stimolo della corte di Vienna, sono alcuni dei punti di forza della Lombardia austriaca. Se Milano è una locomotiva d’Europa, se ricchezza e benessere non sono stati mai così in alto come negli ultimi anni, se l’importanza nel mondo della capitale lombarda è un fatto assodato, il merito è anche dell’impulso positivo dato a suo tempo dall'Austria teresiana. Lezioni da ricordare e tenere a mente anche e soprattutto nella complicata temperie attuale che impone sforzi eccezionali per tirare fuori dalle secche della stagnazione e della recessione una regione di fatto trainante. E che però non ha mai deciso completamente in autonomia, oggi come allora. Un monito per le classi dirigenti, in primis per la politica. Possiamo anche importare eccellenza ed esempi virtuosi e beneficiarne lungamente, ma alla fine non abbiamo mai dimostrato di avere una classe dirigente all’altezza di pensare, organizzare e agire da sola, in autonomia. A Milano e alla Lombardia è mancato costantemente proprio questo tassello per volare alto, si è delegato troppo e non si è preteso e difeso il dovuto. Con le inevitabili conseguenze su benessere, sviluppo e ricchezza. Certo, c’è padrone e padrone. I milanesi oggi hanno nostalgia di Maria Teresa, difficilmente in futuro ricorderanno Mattarella e Gentiloni.

 

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