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Tra centro e periferia il testacoda del degrado a Milano e Varese

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Centro e periferia, tra Milano e Varese è un testacoda. Dalle parti di Palazzo Marino il sindaco Giuseppe Sala parla di ossessione per le periferie e non a torto. I problemi di degrado, di disagio, di sicurezza sono quasi tutti concentrati in alcuni quartieri periferici o semiperiferici e che in molti casi generano rischi che sono arrivati pericolosamente a livello di guardia. Non credo che il primo cittadino di Milano voglia o possa progettare e mettere in opera provvedimenti epocali, si limiterà a fare ordine, a ristabilire un dignitoso livello di vivibilità laddove questo risulti compromesso da anni di incuria e disinteresse. E sarebbe già un grande risultato. A Varese il problema è invece speculare. Le questioni inerenti il degrado, la sporcizia, la presenza di situazioni che oggettivamente incutono timore per sicurezza e vivibilità sono concentrate in un raggio di mezzo chilometro dalla fontana di piazza Monte Grappa. Ci sono questioni generali che le città hanno dovuto sopportare e subire e che hanno inciso non poco sulle problematiche sopra ricordate. L’afflusso massiccio e incontrollato di stranieri, spacciati prima per profughi e poi rivelatisi in grandissima parte migranti economici, di fatto clandestini allo sbando, ha sicuramente contribuito a creare disordine e insicurezza. Nel migliore dei casi queste persone vagano sfaccendate e senza meta per il centro storico dediti alla questua insistente. Ci sono poi questioni annose ed irrisolte e a quanto pare ancora di difficile risoluzione definitiva, come ad esempio la solita e fatiscente caserma Garibaldi che incombe in una piazza senza vita alla mercè degli sbandati. Quando la sopportazione raggiunge il limite, ecco spuntare puntuali i palliativi per fare un po’ di scena. I bengalesi venditori di rose agli incroci danno fastidio?  Nessun problema, si materializza uno stuolo di forze dell’ordine che li fa sloggiare, salvo poi ritrovarseli, non giorni dopo, ma poche ore dopo, davanti ai semafori di periferia. Come nel quartiere di Fogliaro. E tutto resta come prima. A Milano il dibattito verte su come ridare o dare vita a quartieri che nel corso degli anni hanno perso riferimenti e rapporti umani creando sacche di degrado pericoloso, a Varese il problema è ben più serio e riguarda la vocazione della città, soprattutto del suo centro. Un caso piuttosto anomalo. Il centro è in realtà un quartiere senza vita. La Varese bottegaia è solo un ricordo, il commercio è in crisi, le vetrine vuote sono una miriade. Servizi di pregio o altre attività economiche significative non se ne vedono. Vanno bene le prime toppe e il maquillage, ma serve ben altro. Doveroso e non più rinviabile l’impegno per sistemare l’area delle stazioni e piazza della Repubblica, tanto per fare i soliti due esempi, e che andrebbero appunto riordinate, ripulite e bonificate prima di progettare qualsiasi intervento. E va bene, ma poi cosa si vedrà in futuro? Pulizia, ordine e sicurezza d’accordo, ma nel deserto?

Foto: da "Il capitale umano" di P. Virzì

 

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