Claudio for Expo

ICH Sicav

 

I diversamente grillini sotto il cielo di Lombardia

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La partita per le elezioni regionali prossime venture si giocherà come sempre tra destra e sinistra? Non ne sarei così sicuro. Si parte innanzitutto da Roberto Maroni e dalla sua dottrina neodorotea, tanto criticata quanto efficace e quindi riproponibile per naturale convenienza. E’ l’unico elemento certo nella partita. Maroni ci riprova, si ricandida, con molti risultati in saccoccia e con un modello che ripete la falsariga del recente passato ovvero quello del centrodestra del solito collaudato conio berlusconiano-leghista. Tutti insieme appassionatamente da destra al centro passando per la Lega e con il collante del potere sapientemente dosato e distribuito. Nessuna remora ideale, nessun paletto, tanti ultimatum, non per rompere, ma tenere i partner ben incollati alle sedie del tavolo che conta e con qualsiasi mediazione che viene tassativamente definita solo a Palazzo Lombardia. Un vertice politico simile ad un Cda che alla fine calcola fatturati e convenienze e un presidente che con una mano tiene il manuale Cencelli e con l’altra lo scettro del comando. Impossibile non adeguarsi, pena l’isolamento e la morte certa per fame politica. Le trappole in questi anni sono state tante, anche troppe, le piccole vendette pure, soprattutto a livello locale, ma nessuna di queste ha scalfito la centralità del deus ex machina di Lozza, ovvero l’abile tessitore Roberto Maroni. Che a questo punto parte strafavorito. A sinistra ci si barcamena, non tanto per le titubanze locali, ma per la situazione in generale. Giuseppe Sala gioca in proprio e dopo la caduta di Renzi si è ritagliato un ruolo in autonomia, il Pd nazionale ha ben altre gatte da pelare, il partito in Lombardia è diviso in scuole di pensiero e ambizioni personali spesso molto conflittuali tra di loro e che solo a fatica potranno essere nascoste dalle primarie. Mano a mano che la sinistra dimostra di avere armi spuntate e inadeguate per impensierire la corazzata maroniana, l’attenzione è sempre più rivolta sul terzo incomodo, il M5S. Tradizionalmente numericamente debole in Lombardia, diviso, con una classe dirigente in gran parte da inventare, che rischio reale potrebbe rappresentare per gli altri contendenti? A cominciare soprattutto da Maroni. Il M5S è solo apparentemente debole, perché in alcuni comuni l’anno scorso ha ottenuto importanti risultati, l’impressione è che se venisse riposizionato potrebbe fare male, più a Maroni che alla sinistra. Il problema nel centrodestra non è la distanza tra Forza Italia e la Lega, in Lombardia qualsiasi distinzione o distanza tra questi due partiti è vissuta solo in chiave tattica. Il problema è il voto leghista e forzista in libera uscita per i motivi più vari, idealità, interesse o calcolo poco importa, che di fronte ad una proposta grillina appena credibile e comunque ben distante e differente dal dilettantismo capitolino, potrebbe virare verso il simbolo pentastellato. L’aveva ben capito Stefano Parisi, che fondò la sua discesa in campo sul tentativo di riprendere gli elettori persi dal centrodestra nel tempo e destinati al non voto o al voto grillino, ma la sua proposta sembra non impattare, non è sufficiente per fare la differenza, per molti è già superata. Il centrodestra è tutt’altro che compatto, basti ricordare l’harakiri varesino nel 2016, i grillini lo sanno e punteranno su queste crepe. La sinistra viceversa potrebbe rientrare in gioco contro un Maroni non più granitico, ma è pura teoria, anche in questo caso le divisioni e le possibili scissioni nonché i calcoli per le concomitanti elezioni politiche potrebbero compromettere la lucidità di vedute e spegnere definitivamente qualsiasi ambizione di vittoria. Viceversa, se i grillini si dovessero riposizionare, ovvero distinguersi dalla dèbacle romana e nel contempo presentarsi di fronte ai lombardi come riformisti, saranno dolori per tutti. In Lombardia l’opzione riformista è sempre elettoralmente produttiva, soprattutto se combinata con l’effetto sorpresa e con una temperie politica dominata da stanchezza e disincanto. Come oggi.

 

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