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Frontalieri, tra motivi tecnici e politici si allontana l’accordo italo-svizzero

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Il mantra del frontaliere è noto da sempre: tutto deve rimanere com’è. Qualsiasi cambiamento derivante da accordi e patti transnazionali, solitamente conclusi sopra le proprie teste, equivale infatti ad una penalizzazione e da qualunque parte la si veda, fiscale, economica, di diritti. Senza tanti giri di parole, ora si tocca ferro, l’accordo siglato esattamente due anni fa a Milano in Prefettura tra Svizzera e Italia, tra il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan e l’allora consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ed oggi fermo allo stadio della parafatura, non è più all’ordine del giorno. A mio modo di vedere e per almeno due motivi. Il primo arriva dall’Europa. L’Unione è tornata ad inizio anno minacciosa sul dossier paradisi fiscali confermando di lavorare ad una nuova “black list” di paesi fiscalmente “vantaggiosi”. A tal fine, Bruxelles sta contattando una novantina di Paesi, tra cui appunto la Svizzera, per avviare una fase istruttoria. L’obiettivo dell’Unione Europea è quello di stilare un elenco aggiornato di Stati e territori non cooperativi dal punto di vista della politica tributaria. Fonti diplomatiche e governative elvetiche, a leggere i giornali e le agenzie di un mesetto fa, tendono ad escludere l’inclusione della Svizzera in una nuova black list, ma la tensione per questa ennesima spada di Damocle che pende sulla testa degli svizzeri è palpabile, soprattutto nelle regioni di confine dove il clima è già surriscaldato per altre ragioni. Il Paese alpino, dal suo punto di vista, ritiene di aver svolto il compitino per uscire dai rischi di inclusione futura in una black list, però, evidentemente, restano margini di incertezza. Tornando ai Cantoni di frontiera, si arriva al secondo motivo per cui l’intesa italo svizzera si è arenata. Ha creato grande irritazione in Europa, ma anche a Berna, la possibile applicazione dell’iniziativa ticinese “Prima i nostri”. Una vera e propria miccia accesa nella santabarbara delle relazioni bilaterali UE-Svizzera già di per sé delicate visti gli argomenti. Una speciale commissione del Gran Consiglio, il Parlamento di Bellinzona, sta lavorando da mesi sull’argomento, immaginando proposte più o meno realistiche, ma sempre improntate ad un evidente sentimento anti-italiano. Un clima infuocatosi recentemente dopo le sparate anti-italiane di Norman Gobbi, consigliere di Stato in quota Lega dei Ticinesi, formulate in seguito a problemi sorti nel suo dipartimento, quello delle Istituzioni, proprio in merito a permessi facili e relativo malandazzo. Tornando all’accordo italosvizzero di due anni fa ed ora fermo allo stadio della parafatura, l’applicazione dello stesso può avvenire, per la parte riguardante i ristorni e il regime fiscale dei frontalieri, al ritiro dell’obbligo di presentare la fedina penale imposto dal governo cantonale ai frontalieri e ai cittadini italiani all’atto del rinnovo del permesso di lavoro o di soggiorno. Per dirne una. Qualsiasi iniziativa nel perimetro di “Prima i nostri” viene e verrà comunque interpretata dall’Italia e dall'Europa come limite alla libera circolazione dei lavoratori. Comunque oggi a motivi prettamente tecnici si aggiungono motivi politici. Dopo la caduta di Matteo Renzi e l’avvento di Paolo Gentiloni, il governo italiano sembra indebolito e preso da ben altre priorità e sarà pertanto difficile che tale accordo venga portato in Parlamento prima della fine di questa legislatura. Tutto rimandato a dopo con l’aiuto di una seconda motivazione di opportunità, si vuole evidentemente capire se e quando il Ticino sia e sarà in grado di invertire la deriva anti-italiana. Paradossalmente più il muro si alza, o si minaccia di alzarlo, più salgono le possibilità di mantenere lo status quo. Che gioca a favore proprio dei frontalieri. Un contrappasso curioso che, se da una parte può arrecare qualche fastidioso effetto collaterale a causa dello scarso gradimento dei frontalieri presso una componente sociale e politica d’oltreconfine, dall’altra mantiene le cose come stanno, vero obiettivo dei frontalieri. Chi di muro ferisce…..

 

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