Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Le vie del populismo sono infinite: piccoli Trump crescono

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Considerazioni a margine delle recenti vicende del Pd. Visto quel che succede a sinistra chiunque oggi immaginerebbe davanti alla destra italiana una strada spianata verso la vittoria elettorale alle prossime politiche. Il problema è che la destra non esiste più, almeno nella forma, nelle persone e nei programmi che abbiamo visto e conosciuto finora. Tra una sinistra che sta miseramente affondando in una crisi ferale e una destra sparita irrimediabilmente dai radar dell’opinione pubblica, chi si aggira nelle lande desolate della politica nostrana pronto a dare la zampata vincente? Il discrimine non è più tra destra e sinistra, ma tra liberali e populisti, tra globalisti e protezionisti, tra chi vuole restare nell’euro e chi vuole uscirne, tra chi vuole accogliere e chi vuole respingere, tra chi guarda a est e chi guarda a ovest, tra chi è per il sistema inteso come status quo e chi è antisistema, e via discorrendo. Dicotomie che rappresentano la vera cifra delle idee e del confronto politico odierno e che più di una novità sono una vera e propria cesura con i paradigmi della seconda repubblica oggi sempre più chiaramente simile ad una brutta propaggine della prima. Il confronto, o meglio lo scontro, alle prossime elezioni politiche sarà tra Salvini e Grillo in competizione tra di loro da una parte e gli altri, Pd e settore liberale, in competizione tra di loro dall’altra. Impossibili da aggregare i primi, impossibili da aggregare i secondi. Prima del voto, ma dopo il voto, chissà! Legge elettorale futura permettendo. In politica nei momenti cruciali non contano le simpatie e tanto meno le idee, conta tenere insieme gli interessi, a cominciare da quello che ha a che fare con le ragioni della propria sopravvivenza. Salvini non è Bossi e nemmeno Zaia o Maroni. Maroni, che mantiene lo spessore del vecchio leghista, ha però costruito una sua particolare ed originale dottrina che vede nel cemento del potere la garanzia per vincere, della serie non è importante il colore del gatto basta che si mangi il topo, tutti insieme appassionatamente, Salvini inquadra invece la sua azione in una cornice ideale diversa dalla vecchia Lega, niente indipendentismo, basta Padania, ma una forte visione sovranista, uno stato nazionale dalle Alpi alla Sicilia, fuori dall’Europa, dall’Euro. Una posizione che lo pone lontano da Berlusconi con il quale peraltro non c’è mai stata neppure simpatia. L’importante è tenere le mani libere, fare la corsa su Grillo, distinguersi dal M5S, ma senza chiudere le porte. I due si contendono l’elettorato antisistema, ma ne emergerà per forza di cose uno soltanto alle elezioni. E se Grillo, come sembra dai sondaggi, avrà più voti del Pd, della Lega e di tutti gli altri ormai fuori dal gioco, ecco materializzarsi per il dopo l’opzione governo Cinquestelle. Cosa farà Salvini a quel punto? Lascerà il campo antisistema e populista a Grillo e tornerà a parlare da vecchio leghista? Si alleerà ancora una volta con Berlusconi? O si alleerà con Grillo? Con la sinistra no di sicuro. Con il 15% della Lega odierna, come da sondaggi, il ruolo di Salvini potrà verosimilmente essere quello di un paradossale ago della bilancia e potrà di conseguenza far valere a peso d’oro l’utilità marginale di tale posizione. Salvini in questi mesi penserà a Craxi e alla politica dei due forni anni ‘80. Mentre a livello locale e regionale, reggono le tradizionali intese del centrodestra di vecchio conio, la dottrina Maroni, a livello italiano la prospettiva è ben diversa con un Berlusconi reduce dai vari patti del Nazareno e un Grillo che sfiora il 30% mentre a livello locale è più debole. La campagna è cominciata a Varese, guarda caso, proprio qualche giorno fa. Il grillino Alessandro Di Battista, quindi non uno qualunque, è salito fino alle pendici delle Prealpi per un comizio, ha riempito la centrale piazza del Podestà, quella dove c’è la sede, la prima, della Lega. Che ha tenuto accese le luci per l’occasione. La Lega protesta per la concessione della piazza al M5S, i grillini affilano le armi nella culla del fu Carroccio, entrambi però al grido “meglio Trump oggi che una Merkel per sempre”, come ha osservato argutamente qualcuno.

 

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