Claudio for Expo

ICH Sicav

 

La vera partita del referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto

Scritto da

Da una parte la cronaca, dall’altra la strategia, in mezzo la partita dell’autonomia di Lombardia e Veneto con le inevitabili ricadute politiche in primis sulla Lega e poi sul centrodestra tutto. "Visto che il governo ha detto 'no' alla nostra richiesta di 'election day', - ha chiosato il governatore lombardo Roberto Maroni - deciderò insieme al collega Luca Zaia la data per celebrare il referendum sull'autonomia". Maroni è poi entrato nel dettaglio, spiegando: "il voto sarà tutto elettronico. Ne ho parlato con il presidente Gentiloni e con Minniti. Non ci hanno dato l'accorpamento del referendum ma ci hanno detto che questa sperimentazione li interessa". Per questo la Regione, che sul voto elettronico ha già fatto la gara, spera ci possa essere un "cofinanziamento" da parte del Governo "perché la sperimentazione interessa anche a loro". Una delle ipotesi ritenute al momento più probabili è che la consultazione possa tenersi nella prima domenica di ottobre.  I governatori leghisti avevano chiesto, in una lettera formale all'esecutivo, di poter tenere i due referendum consultivi in accoppiamento con le prossime amministrative, decisione che secondo loro avrebbe consentito di risparmiare 14 milioni in Veneto e 20 in Lombardia. Fin qui la cronaca della giornata. Questo referendum, qualunque sia il risultato che emetterà, lascia il tempo che trova per quanto riguarda gli effetti pratici, ma ha una forte valenza politica. Nel caso più che certo che vinca il Si all’autonomia, il messaggio lanciato dal Nord al potere centrale sarà a quel punto chiarissimo, inequivocabile e compatto, addirittura trasversale come raramente è capitato nei principali tornanti politici degli ultimi decenni, ma a quel punto sarà altrettanto chiara l’ambizione dei due governatori leghisti. La Lega è divisa in due. E’ in atto un confronto tra due visioni politiche e culturali completamente differenti, una partita che per l’interesse di sopravvivenza di tutti non prevede scissioni, ma “solo” un forte confronto interno come mai successo in passato e che determinerà alla fine un vincitore con conseguenze sul movimento al momento ignote. Da una parte c’è Matteo Salvini e la sua dottrina lepenista, collocata come noto nella destra populista euroscettica, antieuro, sovranista e di conseguenza nazionalista e vicina al potere centrale, dall’altra la Lega tradizionale, dei vecchi tempi, quella autonomista e padana se non addirittura ancora secessionista. A differenza delle vicende recenti del Pd, nel Carroccio non sono previsti scossoni epocali, fratture o addirittura scissioni, molti aspettano pazientemente che il treno salviniano si schianti contro il muro, vedasi Giancarlo Giorgetti, tanto per fare un nome su tutti, altri sono più attivi nel contrasto perchè più coinvolti direttamente dai successi o insuccessi salviniani, appunto i governatori Maroni e Zaia. La vecchia Lega manda avanti Bossi come un ballon d’essai, l'anziano volpone di Gemonio senza più ambizioni e peso politico, ma con ancora carisma, relazioni e soprattutto fiuto ed esperienza è il miglior termometro per saggiare gli umori di una base poco propensa ai compromessi e alle mediazioni della svolta italiana. Gira la Padania in lungo e in largo e tiene calda la tensione, attacca duramente la linea salviniana e vede l’effetto che fa, soprattutto lo vedono i Giorgetti della situazione. Maroni e Zaia governano regioni importanti, sono all’apice del potere e della visibilità nel centrodestra, la partita per loro è diversa. La dottrina Maroni, il cosiddetto modello Lombardia, ricalca il solito centrodestra a vasto raggio tenuto insieme in questa fase da un abile disegno neodoroteo intriso di pesi e contrappesi intorno alla distribuzione e al conseguente controllo del potere. Qualsiasi opzione diversa, compresa quella salviniana, che per gioco forza non prevede uno schieramento tradizionale di centrodestra, ma solo di destra, è fumo negli occhi. Si fa buon viso a cattivo gioco, non si fa mancare l’appoggio, ma si pensa ad altro. Con due obiettivi: il primo è politico, il secondo riguarda le ambizioni personali. Mano a mano che i sondaggi, mese dopo mese, indicano una Lega sempre inchiodata al 13-15%, un quorum insufficiente per qualsiasi operazione e campagna elettorale, quindi inutile, un consenso congelato, i più cominciano a farsi qualche domanda sulla destinazione dei voti padani in libera uscita. Un vasto bacino di consenso creato da Bossi in un paio di decenni ed ora senza riferimenti chiari se non quello di un rospo da ingoiare, ovvero Salvini. Un bacino elettorale che si è sempre saldato, tranne nel 1996 e per meno un breve periodo, con Forza Italia e alleati. Berlusconi è troppo logoro per intercettare queste masse, ci ha tentato Parisi, ma non ha la storia, lo spessore, la scaltrezza ed linguaggio per sfondare in quel ambito. Restano Maroni e Zaia, tra l’altro in ottimi rapporti con Berlusconi. Riuscire a presidiare quel pregiato segmento di consenso che garantisce qualsiasi vittoria al Nord è il miglior viatico non solo per giocarsi da posizione di sicurezza la riconferma in Lombardia e Veneto, ma anche per avere la carta in mano, l’asso, quando si va al tavolo con gli alleati, ovvero Berlusconi, per la partita delle politiche. L’ex cavaliere è insofferente, attraversa un discreto periodo di buona salute politica e vuole tornare in qualche modo determinante per le sorti dello schieramento che intepreta ovviamente alla vecchia maniera forzaleghista. Vede le opzioni liberali come Parisi troppo deboli e parziali, Forza Italia è a fine corsa in quanto a classe dirigente, l’unica chanche per fermare Salvini e la deriva populista sono pertanto i governatori del Nord. Per Maroni e Zaia il referendum sull’autonomia, per giunta celebrato ad ottobre, si traduce quindi in una investitura sul campo, altro che primarie salviniane.

 

Letto 870 volte

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

 

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Scrivi alla Redazione

Puoi scriverci al seguente indirizzo:

bollentini@labissa.com

 

 

 

Seguici anche su:

Realizzato da: Cmc Informatica e Comunicandoti