Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Tra vicoli ciechi e panna montata rispunta l'asse del Nord

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Due sono le sindromi del malessere che affligge il sistema politico nostrano in questa prima parte del 2017. Capire la diagnosi significa identificare con quasi certezza vincitori e sconfitti delle prossime elezioni politiche. Si tratta della sindrome del vicolo cieco e della sindrome della panna montata. Nel primo caso, chi ne viene colpito è destinato a perdere, a schiantarsi contro il muro alla fine del vicolo, nel secondo caso, c’è un bersaglio degli attacchi concentrici degli altri, di tutti, ma costui è destinato alla vittoria o a giocarsela con molte più frecce nella faretra rispetto alle proprie reali possibilità, competenze e disponibilità. Il vicolo cieco è la prospettiva che hanno di fronte i sovranisti di Salvini e i comunisti col Rolex dell’odierno Pd in crisi d’identità. Uno scenario figlio dei successi elettorali del M5S. Di fronte al vicolo cieco in cui il grillismo sta spingendo i partiti, il sistema, o come si dice oggi l’establishment, un magma dai confini indefiniti, ma in cui tutto si tiene, e di conseguenza conviene, per cercare di difendersi mette in piedi un rimedio che serve allo scopo come un farmaco sbagliato per una grave malattia, genera una nuova sindrome. La sindrome della panna montata, quando monti la panna, tornare indietro allo stato liquido è impossibile. Il nemico giurato è il M5S, piuttosto che combatterlo con le armi tradizionali della politica, della dialettica e dei contenuti, lo si fa bersaglio costante di attacchi virulenti, spesso e volentieri scorretti, non veritieri, subdoli. Una tenaglia di media e partiti che non fa altro che montare la panna e di conseguenza un movimento che veniva accreditato di uno zoccolo duro intorno al 27/30% rischia di essere portato facilmente al 40% o comunque essere messo in condizione di vincere alle elezioni al di là dei suoi reali meriti. E la continua reiterazione del sospetto di star creando una legge elettorale contro il M5S è solamente un corollario al teorema, la ciliegina sulla torta, o meglio sulla panna montata. Lo sapeva benissimo Gianroberto Casaleggio che di comunicazione ne capiva, lo stanno capendo sulla propria pelle gli odierni epigoni del M5S. Lo stesso Di Maio, non ricordo dove l’ho recentemente letto, ha detto che Roma è servita da lezione. Mai più ad elezioni di quel livello senza la presentazione di una squadra in anticipo, prima del voto. Se alle politiche il M5S si dovesse presentare agli elettori non solo con l’indicazione di un premier, ma addirittura con una compagine per governare, spunterebbe le armi avversarie che del caso Roma ne faranno sicuramente un simbolo in campagna elettorale. E se i cinquestelle dovessero mettere insieme nomi di un certo peso, altro che 30%, gli attacchi avversari serviranno solo a montare la panna. Da destra si risponde con la discesa in campo sovranista di Salvini ben radicata nel lepenismo, un 13% da sondaggi, voto inutile, un caso redivivo di voto congelato di missina memoria, inservibile, un vicolo cieco appunto. A Sinistra si assiste all’effetto contrappasso del renzismo. Sinistra di potere, radical chic, oggi pure divisa, europeista nel modo sbagliato, statalista, il classico vitello grasso da sacrificare sull’altare del populismo, grillino o di altro conio che sia. Un vicolo cieco, appunto. Da sinistra le altre risposte sono al momento fumose, eccessivamente di minoranza. Da Destra invece potrebbero arrivare delle sorprese che scompaginerebbero un quadro oggi piuttosto cristallizzato. Ad esporsi sono al momento i matusalemme della fu coalizione del centrodestra, Berlusconi e Bossi. Ma è chiaro che stanno facendo i fiduciari di un disegno che li vedrà nel ruolo di ispiratori, di padri nobili, di tessitori di trame, ma non in prima linea per ragioni di età e di logorio politico. Un disegno di cui poco si sa, ma con contorni via via sempre più definiti, che parte dal modello Lombardia e che abbraccia culturalmente la Lega nordista, l’area liberale della Forza Italia prima maniera e tantissimi cani sciolti di svariata provenienza, ma in crescita di adesione costante. Un progetto che taglierebbe fuori la destra salviniana, la Lega cerchiobottista, ovvero di quelli che predicano autonomia un giorno e sovranismo un altro, i forzisti banderuole al vento come Toti, i ruderi politici e quant’altri non hanno più o non hanno mai avuto un contatto con i territori, con la realtà. A latere di questo disegno prende forma il progetto di Stefano Parisi, sicuramente di alto profilo, innovativo, qualcuno però dovrebbe spiegargli che Forza Italia, la Lega e quant’altri nel centrodestra non sono avversari irriducibili, ma potenziali alleati con i quali urge una sintesi. Altrimenti si infila anche lui in un vicolo cieco.

 

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