Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Nella Milano che cambia, in difficoltà i locali storici. Ecco perchè

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L’ultimo della serie a Milano a calare definitivamente le serrande è il ristorante “Al Cellini”, ha chiuso dopo 35 anni di onorata carriera nell’affollato parterre meneghino. Il nome del locale deriva dalla via Cellini dove appunto il ristorante era ubicato, all’angolo con via Archimede. Di questo posto, da me frequentato pochissime volte, ricordo perfettamente una prelibata carbonara di mare, degustata d’estate a metà anni novanta con mio papà, mia mamma e mia zia. Era infatti un classico ristorante di pesce, di quelli che non mancavano di sicuro nella tabella di marcia degli appassionati del genere. Una location come tante, era riuscito però nel tempo a crearsi una solida clientela anche nel mondo dei vip, dallo spettacolo allo sport passando per la moda. Sono tanti i locali storici o quasi che a Milano, come penso in qualsiasi altra città, chiudono. E non per motivi di mancata successione, di ricambio, di continuità. Quasi sempre le ragioni sono economiche, storiche o legate ai trend del momento, sempre più rapidi e sfuggenti, che rendono superati i locali della tradizione o semplicemente quelli più agè. La crisi morde, i costi crescono, gli affitti in molte zone centrali e semicentrali sono più che proibitivi per locali che vivono di un giro d’affari nella media. Ma spesso e volentieri questo è un alibi che nasconde l’incapacità di rinnovarsi, di adeguarsi ai tempi, di capire i cambiamenti. E la Milano dell’Expo ha dato la mazzata finale. Mentre da una parte il clima della manifestazione internazionale offriva grandi possibilità e opportunità, dall’altra come una ghigliottina, ha tagliato fuori dal mercato chi non ha capito le nuove esigenze e i rinnovati gusti alimentari, le tendenze e le richieste del melting pot della nuova metropoli sempre più contaminata da culture e abitudini di tanti popoli e turisti. Il pubblico chiede sempre di più qualità, professionalità, ma chiede anche qualcosa di diverso, di originale, direi addirittura di emozionante altrimenti non mette le gambe sotto il tavolo. E guarda altrove: street food, happy hour, apericene, locali etnici, eventi speciali, inaugurazioni e quant’altro domina anche con un tocco esotico la scena, un mantra innovativo ed inevitabile per una città che cambia velocemente. Una sfida evidentemente troppo importante per non essere presa in considerazione seriamente dagli operatori del settore. E i ristoranti tradizionali, quelli più restii a cambiare, sono in difficoltà. Al posto del “Ai Cellini” prenderà piede tra poco un locale di impronta siciliana, che nasce con l’idea di svecchiare l’offerta tra cocktail, piatti della tradizione e rivisitati, musica dal vivo. Sicuramente un cambio di registro che tiene conto di quello che scrivevo poco sopra e che chiunque può verificare andando in giro per locali a Milano. Recentemente sono capitato per caso in un ristorante cinese vicino a piazzale Loreto. Una location improbabile, non avevano nemmeno cambiato l’insegna del negozio precedente e che faceva tutt’altro, cucina tradizionale e pure piccantissima, personale che parlava più in cinese che in italiano, tocco esotico vero, qualità accettabile, prezzi onesti. Risultato? Pienissimo e fila fuori, clientela variegata, pure due noti signori con cravatta e fazzolettino verde.

 

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