Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Tra centro e destra, palla al centro

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La lunga marcia verso le elezioni politiche e regionali del 2018 segna una ulteriore tappa di avvicinamento nel weekend di metà marzo quando si svolgerà l’Assemblea nazionale del Ncd. Un evento solo apparentemente secondario, in realtà foriero di interessanti indicazioni per chi ha intenzione di percorrere la via del centro per la rigenerazione del centrodestra. L’esperienza del Ncd è sostanzialmente chiusa, sarà pertanto importante monitorare umori, tendenze e obiettivi soprattutto della parte lombarda di quel piccolo partito. I lombardi sono stati sempre un partito nel partito, a Milano infatti sono alleati del centrodestra e funzionali al disegno regionale maroniano mentre a Roma, come noto, sono al governo con il centrosinistra. Dimenticandosi di Roberto Formigoni, obiettivamente ormai da considerare un ex politico, tralasciando Maurizio Lupi, ancora in cerca d’autore, è sicuramente il varesino Raffaele Cattaneo l’elemento più in vista e non solo perchè siede sullo scranno del presidente del consiglio della Regione. E’ in nuce un redivivo asse del Nord di impronta maroniana, cementato dalla oculata gestione e distribuzione del potere e che vede nei centristi cattolici una importante stampella. Come ribadito dallo stesso Cattaneo da sempre e fino alla noia, i centristi stanno con Maroni e con il centrodestra ovunque in Lombardia. Interessa  però fino ad un certo punto il futuro degli uomini del fu Ncd, interessa capire chi potrà offrire spazio e motivazioni ad un vasto segmento elettorale volubile, liquido, tendente però facilmente all’astensione per mancanza di proposte credibili e innovative. Ci sta tentando Stefano Parisi, Energie per l’Italia ha veramente mosso le acque, i contenuti sono di spessore, le proposte interessanti e concrete, ma c’è il grande limite dello stare fuori dai partiti, di vedere la compagine dell’attuale centrodestra come una controparte, di essere in sostanza contro i partiti attuali dello schieramento. Il rischio isolamento è concreto in questa esperienza, sembra di vedere l’ennesimo partitino utile alla bisogna, ovvero al sostegno della visibilità e del peso del suo leader. E’ partito da Milano Parisi, un simbolo appunto, poteva essere questo uno stimolo concreto alla rigenerazione del centrodestra, partire dal modello Lombardia ed invece è stata preferita una strada in autonomia. Mentre oggi al centro c’è bisogno di mediazione, sintesi, costrutto, addirittura pacificazione degli animi, gli strumenti che guarda caso sono tipicamente a disposizione dei politici navigati, evidentemente proprio quelli mal tollerati da Parisi. Tra questi appunto c’è Cattaneo che si muove in sintonia con Maroni, ma ce ne sono tanti altri in Lombardia, nel territorio. Per rimanere nel varesotto, come non ricordare l’attivismo del forzista Nino Caianiello. L’attenzione è ovviamente concentrata su Forza Italia, il vero e proprio convitato di pietra, senza di lei il discorso cade e lo stesso modello Lombardia non sta in piedi. Stiamo sempre parlando di centro, ovviamente. Una Forza Italia che sta ritornando centrale come spazio politico, anche se oggi, va detto, è più una brand che uno spazio politico. La lezione delle recenti elezioni olandesi insegna. Quando le forze liberali badano al sodo, al pragmatismo, quando stanno lontane dalle ideologie e mirano al fare e al risolvere, la deriva populista indietreggia. Il populismo in questa fase di profonda crisi sociale, economica, politica ed europea è suggestivo in prospettiva elettorale, ma non determinante nel momento stesso in cui la gente va alle urne se non accompagnato da proposte costruttive e progetti politici seri e fattibili. Nel momento in cui l’area moderata lo capirà per davvero allora e solo a quel punto si aprirà la questione leadership nazionale, quella leadership che altrove, in Lombardia, è già definita, con Maroni, dando un oggettivo abbrivio ai moderati di questa regione. E i vari Cattaneo e Caianiello l’hanno capito benissimo. Opzione sovranista oppure opzione liberale, populismo o pragmatismo? Da un aut aut a un et et. Ingredienti che dovranno per forza trovare una sintesi nei programmi e nelle persone per costruire una solida alleanza altrimenti la partita sarà solo tra centrosinistra e grillini.

 

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