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Centrodestra: Salvini torna all’ovile. Si alla federazione di partiti

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Tutte le strade (ri)portano ad Arcore. Dagli aut aut agli et et con alcuni blandi paletti è stato un attimo. Tra popolarismo e populismo pare proprio che la ricerca della quadra sia vicina. E nessuno onestamente si sarebbe aspettato un esito diverso, la politica ha le sue logiche, le sue regole, le sue inevitabile liturgie, i suoi tempi di maturazione e, questioni tecniche legate alla legge elettorale escluse, è chiaro come il sole a tutti che se il centrodestra vuole vincere, al voto ci deve andare unito. I blandi paletti riguardano la tassativa esclusione di qualche traditore seriale da ricercare tra le fila dell’ex Ncd o dalle parti dei transfughi forzisti folgorati sulla strada di Firenze dalla meteora renziana. Per il resto, tutti a bordo, tutti assieme appassionatamente anche turandosi il naso e senza farci troppo caso. Lo stesso ambizioso Salvini ha dovuto far buon viso a cattivo gioco, ovvero accettare l’idea della “federazione” dei partiti che dovranno dare vita alla futura coalizione che si presenterà alle elezioni, limitandosi a chiosare “ma niente minestroni”. Berlusconi garante e tanto basta. Il Matteo padano ha fatto i quattro banalissimi conti che un qualsiasi politico anche dell’ultima ora è in grado di fare. Con il 13%, con la difficoltà ad emergere al sud e soprattutto senza un soldo non vai da nessuna parte. L’ex Cavaliere invece garantisce proprio quello che Salvini non ha, con l’aggiunta di una ritrovata buona salute politica derivante dal riflusso moderato su scala europea. Il motore della ventata populista comincia a battere in testa, Trump non decolla tra errori e gaffe, in Olanda gli xenofobi non hanno sfondato e medesima sorte attende, almeno stando ai sondaggi, la Le Pen in Francia. Il “rieccolo” di Arcore probabilmente passerà la mano per evidenti ragioni di età, ma rimane il Deus ex machina della coalizione, colui che alla fine benedirà tutte le scelte che contano. Molto più di un padre nobile moribondo come qualche incauto tirapiedi ha lasciato intendere mesi fa, vedasi Giovanni Toti per dirne uno. Il ritorno all’ovile di Salvini fa il paio con le certezze del modello Lombardia di Roberto Maroni seguito a ruota dal collega Luca Zaia. Troppo rischioso per Salvini perseguire una linea in autonomia, il rischio ormai chiaro era quello di perdere la Lega ancora di prima di incamerare una eventuale nomination a candidato premier. Berlusconi, realista e pragmatico, rimasto senza idee e programmi, spera che per proprietà transitiva, sull’onda dell’entusiasmo dell’unità ritrovata, rispuntino iniziativa, progetti e soprattutto uomini e donne disponibili ad avventurarsi in questa nuova tornata politica. Come detto, tanti saranno gli esclusi, per età, logorio, scarsa lealtà, alcuni saranno tagliati fuori solo simbolicamente e saranno verosimilmente traghettati nel nuovo corso grazie ai soliti Caronte che si prestano al gioco. Rivoluzione Cristiana dell’eterno traghettatore Gianfranco Rotondi è uno degli esempi più indiscutibili. Altri finiranno in Energie per l’Italia per ridarsi una verniciata di nuovo. Il primo della serie a fare outing è stato Maurizio Sacconi, ma la lista sarà molto lunga e variegata. Nella speranza che al “giapponese” Parisi qualcuno ricordi che la guerra è finita e che si deve saltare tutti sullo stesso carro e spingere di conseguenza tutti insieme. Ma ci sarà tempo, per ora siamo alla cronaca, per le strategie se ne riparlerà solo dopo l’imminente, anche se ancora non convocato, incontro-accordo Salvini-Berlusconi. Che lo spettacolo abbia inizio.

 

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