Claudio for Expo

ICH Sicav

 

A Varese esiste anche Bregazzana

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Strana città Varese, con un centro storico di relative ridotte dimensioni e una vasta periferia o semiperiferia disseminata di tante castellanze e frazioni, quasi tutte un ricordo di quando questi borghi contigui erano comuni autonomi, inglobati poi nel nuovo capoluogo quasi un secolo fa. Il rapporto complicato tra centro e periferie, spesso dimenticate, è un problema vecchio come la Varese capoluogo. Una querelle che si trascina da decenni e che a fasi alterne è stata anche occasione di aspri confronti politici conditi da inevitabile campanilismo. Sono però le frazioni più piccole o più lontane quelle che fatalmente pagano o hanno pagato dazio al disinteresse, scontando alla fine evidenti condizioni di abbandono che sono sotto gli occhi di tutti. Bregazzana è forse l’esempio più chiaro. La ridente frazione montana all’imbocco della Valganna ha un interessante nucleo storico abbarbicato intorno alla parrocchiale di San Sebastiano e quasi interamente rivolto nella direzione di Induno Olona. La storia di Bregazzana è legata infatti a quella di Induno, ma nella ricomposizione del territorio per farne il comune di Varese, è finita appunto nel capoluogo. Il borgo ha il caratteristico aspetto degli abitati rurali e di montagna, ci vivono oggi poche famiglie che tenacemente resistono su questo cocuzzolo panoramico un po’ fuori mano. E’ punto di partenza per escursioni nelle vicine Prealpi varesine, dal monte Chiusarella alla Martica, domina dall’alto la birreria Poretti, oggi Carlsberg, con lo storico e inconfondibile stabilimento in stile liberty e la villa padronale anch’essa liberty. Chi si ferma nel paese non può sottrarsi alla visita del cimitero dove si trova la celebre tomba monumentale ed esotica di Angelo Magnani, di epoca liberty, in pietra di Viggiù e attraversata da un curioso elefante in bronzo. La chiesina di san Sebastiano, che ricordiamo essere patrono della polizia locale, è modesta, ma conserva nella parte più antica l’altare maggiore con interessanti marmi lavorati e la pala dei primi del seicento probabilmente opera del Mondino, allievo del Morazzone, che rappresenta la Madonna col Bambino e i Santi Sebastiano e Carlo Borromeo. Nella cappella di sinistra c'era una suggestiva tela raffigurante Maria Consolatrice, opera del 1590, di chiara scuola lombarda, integrata da interventi pittorici successivi. C'era perchè è stata trafugata nel 2002 e mai più ritrovata. La piazzetta antistante la chiesa e con balconata belvedere su Induno è stata intitolata anni fa al parroco don Ernesto Essi che visse per ben sei decenni a Bregazzana, dal 1900 al 1960 per la precisione. Una veloce ricognizione del borgo denota immediatamente lo stato di abbandono di strade e opere pubbliche, la segnaletica d'epoca o inesistente, evidentemente segno di atavico disinteresse. Una condizione aggravata dalla chiusura da tempo immemore della bretellina che porta ad Induno, come noto non percorribile a causa di cedimenti del terreno e frane. Rimane l’unico collegamento con Sant’Ambrogio, una strada decente, ma costellata di curve e strettoie dove spesso e volentieri si incastrano grossi camion che chissà come finiscono da queste parti. In un quotidiano locale proprio oggi si raccolgono le proteste della popolazione che dopo essere stata rassicurata da svariate promesse in campagna elettorale l’anno scorso per ora non vede muoversi nulla. Nel silenzio e nel disinteresse c’è però una buona notizia, finalmente si lavorerà per riattivare la circolazione nella via per Induno sollevando il paese dall’incubo isolamento. Ma è un intervento a vasto raggio quello che la gente chiede. Vivere in una frazione montana non deve essere una iattura, ma una condizione identica a quella di chi abita in centro. Così si racconta nelle corti di Bregazzana.

 

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