Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Il Centrodestra e la quarta casa di Stefano Parisi

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Quante reminiscenze storiche evoca l’Ergife di Roma, centro congressi crocevia importante e decisivo in tante diverse ere dell’Italia repubblicana. Ci sono passati in tanti, quasi tutti, l’ultimo della serie è stato Stefano Parisi che proprio in questo hotel sabato scorso ha lanciato finalmente nell’agone politico Energie per l’Italia con la prima convention nazionale del suo neonato movimento politico. Nato a settembre a Milano nello Spazio MegaWatt tra luci, lo spessore dei progetti, e ombre, la scarsa partecipazione di pubblico e la di lì a poco presa di distanza berlusconiana, proseguito poi con un lungo tour per l’Italia e con un vasto lavoro di raccolta di idee e suggerimenti, giunto infine alla convention nazionale di Roma. Un rito inevitabile, sulla falsariga della politica così come la conosciamo da sempre. Un leader non si crea a tavolino e il consenso non è un prodotto già pronto da esibire. Occorre infatti un lungo lavorio di presentazione sul territorio, una certosina tessitura di trame di relazioni, una selezione accurata delle risorse umane, la costruzione di un programma concreto e fattibile. Da buon manager e imprenditore, Parisi non ha fallito in questi passaggi e gliene va dato atto, ha evitato i toni apocalittici o di facile presa, ha schivato il facile populismo, ha riempito la sua azione e i suoi progetti di contenuti, discutibili quanto si vuole, ma di contenuti e di proposte e anche serie si tratta, ha parlato con coraggio ai delusi, alla politica da rigenerare, è stato molto presente sulla stampa che conta, ma non ha sfondato. Non per suo demerito quindi, ma semplicemente perché il cosiddetto “mercato” politico nel centrodestra è ben presidiato. Qualsiasi opzione al di fuori del recinto dello storico schieramento imperniato su Forza Italia e Lega Nord è oggi puro velleitarismo, una riedizione dei fallimenti di terzo o quarto polo alla Scelta Civica, per limitarci all’epoca recente. E se decidi di rimanere all’interno del centrodestra e di spazi ce ne sono pochi appunto perché ben presidiati, non resta che scalare la montagna con i compagni di cordata che trovi disponibili al momento in quello schieramento, politici che per mille motivi sono da soli o isolati e in cerca d’autore. I ciellini, ex Ncd, quelli di rito ambrosiano, distinti e distanti dal centrosinistra e fedelmente allineati al modello Lombardia di maroniano conio sono i primi della serie, ma non mancano transfughi da Forza Italia, qualche opinion leader senza fissa dimora, padri nobili come Gabriele Albertini, vecchie glorie resuscitate alla bisogna. “È cresciuto rispetto alla prima convention milanese e mi sembra che vada nella direzione giusta, alternativa al Pd” è la sentenza pronunciata a Roma da Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale della Lombardia e ormai figura di riferimento del mondo ciellino lombardo dopo l’eclissi di Roberto Formigoni. Tradotto dal politichese, il pensiero di Cattaneo significa una presa di posizione. A settembre lo stesso Cattaneo parlava con prudenza, “sono un osservatore”, diceva a chi gli chiedeva un parere sulla discesa in campo di Parisi. In sostanza si voleva vedere fin a che punto l’ex candidato sindaco di Milano sarebbe arrivato. I problemi di Parisi sono due: le alleanze e il consenso. Oggi si parla soprattutto di alleanze e proporsi come la “la quarta casa del centrodestra” significa escludere corse solitarie alle politiche e di conseguenza eliminare gran parte dei sospetti che accompagnavano Energie per l’Italia fin dalla nascita. Ma con chi ti allei all’interno del centrodestra? I parisiani sembrano ben radicati a Milano e Lombardia, ma solo se si schiera Cl, altrove sono una incognita, una nebulosa indecifrabile in termini di voti, pochi comunque. Lanciare nella mischia qualche giovane o qualche maitre a pènser, fare convention a ripetizione per dire di esserci non significa nulla in termini di voti, è utile solo per lo spazio di uno spot e per mantenere viva l'attenzione. Silvio Berlusconi ha giocato un bello scherzo a tanta gente l’estate scorsa. Dato per morto in ogni senso, è riemerso più deciso e sicuro che mai e, grazie anche ai problemi altrui, soprattutto a sinistra, ha ritrovato pure smalto politico. Parisi, se si facessero le primarie le perderà, se si decidesse il candidato premier nel solito sinedrio di Arcore sarà tagliato fuori, ma si siederà comunque al tavolo del centrodestra e non con il piattino in mano, ma con qualche buon alleato e un solido programma. Porterà a casa il suo seggio di sicuro, ne porterà a casa altri per i suoi amici ed alleati e magari, grazie al suo spessore e alla sua presentabilità, farà pure il ministro nel caso in cui il centrodestra vincesse le elezioni, ma non è questo oggi il punto. La carta in mano di Parisi per sopravvivere ed emergere, forse l'unica, è quella di essere un ottimo contraltare alla deriva populista salviniana, un moderato-indignato, un liberale-popolare, ascoltato da chi della politica se ne frega da anni, ma non si lascia travolgere dal populismo. Un insperato asso nella manica per chi condurrà le danze, ovvero Berlusconi, il mago del gioco delle tre carte. Che, se lo sai condurre bene, questo gioco in politica funziona sempre.

 

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