Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Rieccolo! Il ritorno al centro della scena di Silvio Berlusconi

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Quando l’immagine è sostanza. In apparenza o a prima vista potrebbe sembrare un provvedimento di scarso peso, in realtà non è così. Si chiude infatti con l’eliminazione del nome Stefano Parisi dal logo di Forza Italia in Comune a Milano una breve stagione civico-politica tutt’altro che fallimentare nonostante la sconfitta rimediata contro Giuseppe Sala. Il centrodestra era dato per morto ad inizio 2016, ma grazie a Stefano Parisi e al lavoro pancia a terra di una coalizione che aveva ritrovato unità intorno alla cosiddetta dottrina Maroni, ovvero intorno al modello Lombardia in salsa milanese, le cose hanno funzionato. Il centrodestra, se corre unito e se trova la quadra sulle cose da fare e lascia fuori dalla porta personalismi e paletti ideologici, se la gioca. E a Milano alle amministrative lo schieramento guidato da Parisi ha sfiorato il colpaccio. Dopo le elezioni, delle due l’una: l’eclissi e la conseguente uscita di scena del candidato sindaco perdente come fanno spesso e volentieri i civici catapultati nell’agone politico oppure la rigenerazione di una coalizione in cerca d’autore con a capo appunto Stefano Parisi. Un manager, competente, perennemente sul pezzo, solido, poteva sembrare effettivamente il personaggio giusto per cercare di raccogliere l’eredità del ventennio forzaleghista, almeno in Lombardia. Ma si sbagliarono i conti e li sbagliarono un po’ tutti gli attori in campo. E alla fine il tertium non datur è diventato realtà, ma come spesso capita in queste circostanze il risultato non è frutto di decisioni strategiche e meditate, ma del corso degli eventi. Fu dato per finito Silvio Berlusconi, fu ritenuta insanabile la divisione tra Lega Nord a trazione lepenista e Forza Italia sempre ancorata al popolarismo europeo e soprattutto fu sottovalutato il ruolo e la centralità di Roberto Maroni. Partendo da quest’ultimo, si capisce facilmente la concatenazione dei fattori e lo scenario che vediamo e viviamo in queste settimane. La madre di tutte le battaglie in Lombardia è la riconferma del governatore pena il declino del sistema di potere del centrodestra nella regione simbolo e traino del Paese. Riconferma quindi del modello Lombardia e dello schieramento così come l’abbiamo sempre visto dal 1994 in poi. E che appunto a Milano l’anno scorso ha denotato buona salute, formula efficace non si cambia. Da lì alla rinascita di Silvio Berlusconi il passo è stato breve così come il riallineamento di Matteo Salvini che in passato pareva invece prendere strade in autonomia. Stefano Parisi ha cercato la primogenitura della rigenerazione del centrodestra l’estate scorsa, ma Berlusconi cercava solo un coordinatore del partito e non un nuovo leader e piuttosto che assecondare l’anziano leader, Mister Chili si è smarcato. Ha fondato il suo partito, sta tessendo la sua trama, propone progetti, programmi e linee d’azione che però tradiscono senza remore l’obiettivo della corsa solitaria e se questa non fosse possibile, l’incasso prima del voto dell’utilità marginale del suo apporto nella futura campagna elettorale a favore del centrodestra. Un progetto che sta in piedi solo grazie all'apporto numerico e soprattutto al peso specifico politico dei ciellini, altrimenti sarebbe la riedizione di Scelta Civica o del Fare di Giannino. Di qui le conseguenze che vediamo e che vedremo prossimamente, una di queste appunto la cancellazione del nome Stefano Parisi dal logo di Forza Italia e il riapparire al suo posto del Berlusconi Presidente. Un ritorno effettivo sulla tolda di comando e non un ritorno come padre nobile buono solo per qualche sinecura dorata come molti pretendenti eredi o leader si auguravano. L’asse con Maroni ha resistito, lo stallo dei populismi in Europa e la non crescita della Lega fuori dal Nord hanno ridimensionato Salvini, i buoni rapporti con la sinistra e con il governo Gentiloni stanno di fatto ponendo le basi per qualche accordo tattico contro il M5S, intanto che si spera che il logorio del tempo che passa e degli errori che si accumulano faccia il resto. Se aggiungiamo la solita potenza di fuoco economica, il seguito personale inestinguibile e una Forza Italia, per lo meno nei numeri, sopra la soglia di galleggiamento, è facile prevedere che al centro di tutte le decisioni che contano nel 2017 ci sarà ancora Berlusconi. Rieccolo! Come si diceva di Amintore Fanfani, perennemente in bilico tra cadute e clamorosi ritorni sulla scena... fino a ben oltre gli ottanta anni.

 

 

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