Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Whirlpool di Comerio: qualche spunto per il futuro dell’area

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Che fine ha fatto, o meglio che fine farà, la ormai ex Whirlpool di Comerio? Se ne parla poco, troppo poco e sondare politici e istituzioni locali non sortisce in genere nessun tipo di effetto. Chi parla lo fa quasi per esorcizzare il problema, rinvia qualsiasi decisione sul futuro dell’area alla azienda multinazionale in questione. Fatti loro, come se il resto non esistesse o non li riguardasse. Alla fine non è tanto importante la destinazione di questa pregiata area incastonata in un balcone naturale tra il lago di Varese e il Campo dei Fiori, ma la mancanza assoluta idee e progetti da parte di un territorio che ai tempi della progenitrice Ignis era senza dubbio foriero di ben altra intraprendenza e di conseguenti importanti progetti imprenditoriali. Si sente e si è sentito dire di tutto e molto probabilmente solo la crisi, paradossalmente, ci salverà. In altri periodi, un comparto di quel tipo sarebbe stato dato in pasto alla solita operazione di speculazione edilizia in salsa nostrana, con tanti condomini anonimi con le facciate coperte da modeste piastrelline e balconi di ferro e vetro e con l’immancabile centro commerciale a fare da contorno. Fortunatamente i tempi non sono più propizi per tali ragionamenti, si fantastica invece su soluzioni impossibili e da libro dei sogni, non tanto per le finalità in sé, sono idee senza dubbio meritevoli, ma per il fatto che qualsiasi progetto di sviluppo ha senso solo se rende, se sta in piedi economicamente e da quel che si sente non c’è nulla che vada in tale direzione. Aria fritta o poco di più. Le aree dismesse o quasi, memori di un glorioso passato industriale devono essere rilette in quella falsariga, in una ideale continuità anche nel rispetto dell’identità e della storia di un territorio. Pensiamo non solo alla Whirlpool di Comerio, ma anche alla ex Aermacchi a Varese, tanto per citarne una tra le tante altre aree abbandonate al loro inesorabile destino fatiscente. Non sono ovviamente più i tempi per immaginare un ritorno riveduto e corretto dell’industria manifatturiera novecentesca, ma sono invece i tempi per avviare una industrializzazione di avanguardia per tecnologia e organizzazione. E il substrato culturale industriale e imprenditoriale da noi esiste, eccome! Si ripete quotidianamente il mantra della Industria 4.0, si chiacchera ad ogni piè sospinto di startup e di frontiere della new economy digitale, si disquisisce di relazioni virtuose tra università ed industria. Non a vanvera però, perché il Varesotto è sicuramente ben attrezzato e già ben incamminato lungo i sentieri della nuova concezione di industria manifatturiera. Non mancano le teste, non manca la forza di volontà, mancano di sicuro le dimensioni per fare massa, mancano di conseguenza le risorse e soprattutto non si dimostra di riuscire a fare rete, di pensare e progettare all’unisono. Abbiamo a pochi chilometri un polo d’eccellenza come Milano, tra l’altro impegnata a diventare capitale finanziaria e non solo industriale ed economica del sud Europa. Prendiamo spunto, mettiamoci in rete. Pensiamo all’area ex expo, tanto per dirne una e ai progetti per lo sviluppo di polo scientifico e tecnologico in corso d’opera, una sorta di Silicon Valley lombarda. Tra l’altro in asse con il Varesotto, lì a pochi chilometri. Saliamo sul carro. Le nostre aree ex industriali, almeno quelle ancora efficienti come Whirlpool, dovrebbero finire in mano ad una sola autorità che riesca con successo a mettere in rete tutti gli stakeholder strategici disponibili e immagini lo sviluppo dell’area con una mission ben precisa. Università, enti locali, associazioni di categoria e datoriali, Camera di commercio e quant’altri insieme con l’obiettivo di creare un progetto che porti per davvero benefici concreti per il benessere delle comunità locali, a cominciare dal lavoro. Roberto Maroni è reduce da una recente visita ai luoghi chiave di Silicon Valley, ha visitato aziende e centri di ricerca, con lui c’era pure una folta delegazione di imprenditori varesini e lombardi. Maroni è persona saggia e capace, sicuramente avrà tratto le giuste conclusioni, avrà senza dubbio ragionato sulle potenzialità della nostra regione, sulle opzioni migliori per emulare tale modello. Una Silicon Valley milanese da intendere come un volano per altre realtà minori e da mettere in rete è sicuramente una via per rilanciare economicamente i nostri territori. Risparmiateci però la retorica e i libri dei sogni.

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