Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Dopo la vittoria di Macron, gli obiettivi del centrodestra in Italia

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Non vi è alcun dubbio sul fatto che la vittoria di Emmanuel Macron in Francia sia foriera a breve di qualche conseguenza concreta sul sistema politico italiano alla ricerca del bandolo della matassa per affrontare le prossime elezioni politiche. “L’Italia è un’altra cosa, ma il voto francese conferma che le elezioni si vincono al centro”, sentenzia Silvio Berlusconi e, leggendo una sua intervista odierna a La Stampa, si percepisce chiaramente un posizionamento peraltro già noto da tempo, ovvero una sostanziale distanza da entrambi i candidati in lizza. Così Berlusconi: “Amo la Francia, ho studiato e lavorato a Parigi quando avevo vent’anni, sono convinto che abbiamo un destino comune scritto nelle radici latine, cattoliche, europee dei nostri due Paesi. Auguro ai francesi una presidenza in grado di affrontare le drammatiche questioni che oggi si pongono a tutte le grandi democrazie europee: l’immigrazione, il terrorismo, la disoccupazione, la stessa ricostruzione dell’Europa, la cui crisi potrebbe diventare irreversibile. La Francia rimarrà per l’Italia un partner irrinunciabile. La signora Le Pen è portatrice di valori e di una cultura che non sono le nostre, anche se rappresentano stati d’animo e sensibilità diffusi in larghi strati della popolazione in Europa. Sono sentimenti e ragioni che vanno rispettati e non possono essere sbrigativamente liquidati come populismo. Macron è un brillante tecnocrate che viene dalla sinistra, anche se ne sta innovando lo stile e il linguaggio. Ma questa non è la nostra cultura liberale”. Andando oltre le dichiarazioni di rito del momento, è chiaro però che la sconfitta della Le Pen sia una salutare boccata d’ossigeno per la parte centrista del centrodestra. Il declino lepenista e l’affievolirsi della spinta sovranista avranno come primo e forse unico effetto il ritorno al modello del centrodestra unico ed unito e qualsiasi ragionamento sulla futura leadership partirà di conseguenza dalla considerazione ineluttabile che la vittoria arriverà solo se si conquisterà il centro. Dando nel contempo per scontata l’appropriazione dell’immagine di Macron da parte della sinistra italiana, il suddetto ragionamento è ancora più calzante. A leggere le dichiarazioni sulla stampa di Salvini o della Meloni, si percepisce per ora prudenza e temporeggiamento dopo una sconfitta in gran parte messa in conto e da tempo. Difficile che Salvini si faccia ora trascinare sul terreno populista presidiato da Grillo, rischierebbe una ingloriosa fine politica anticipata, più probabile che per tornare in gioco rispolveri il vecchio Carroccio autonomista, che stemperi gli slogan anti euro e anti Europa degli ultimi anni, che smorzi i toni in generale anche sull’immigrazione per tentare di buttare sul tavolo l’ultima possibile carta per la conquista della leadership della coalizione, la corsa ad eventuali primarie con un profilo più moderato. Ma il nemico di Salvini, o comunque di qualsiasi leader all’interno di un recinto di partito o ideologico, è proprio il macronismo. Macron ha vinto perché è uscito perentoriamente e polemicamente dal partito carrozzone di Hollande, ha lavorato sodo e vinto facendo suo il voto utile contro il populismo di Le Pen, ha quagliato un fronte unitario e trasversale de-ideoligizzato. Se a questo aggiungiamo il fatto determinante che il candidato francese impersonava perfettamente e con tocco meritocratico una sintesi della classe dirigente che conta per davvero, ecco che l’integrazione degli ingredienti ha dato l’effetto ampiamente sperato, la vittoria. Renzi in questa logica parte favorito, potrebbe impersonare il Macron italiano e rintuzzare efficacemente le ventate populiste grilline e guadagnare prezioso terreno al centro a scapito del centrodestra, ma ha il piombo nelle ali, esce da un periodo difficile, costellato di insuccessi personali, politici, di governo e conta sull’appoggio di una coalizione tutt’altro che coesa. Nel centrodestra, se consideriamo come improbabile una piroetta di Salvini, il pallino è in mano ai centristi, in primis, o solo, a Silvio Berlusconi. Il profilo del leader che verrà, dopo le elezioni francesi, è quindi sempre più chiaro, contro Renzi occorrerà schierare un Macron liberale. Basta trovarlo.

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