Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Postleghismo e centrodestra: alla conquista del Nord

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Si scrive Nord, si pronuncia proporzionale. All’indomani delle primarie leghiste, i profeti del Nord del Carroccio ortodosso, usciti pesantemente ridimensionati nella conta interna, sono tagliati definitivamente fuori dalla stanza dei bottoni della Lega Nazionale e a forte rischio candidatura alle prossime politiche. Si parla di Lega delle origini, autonomista e federalista, in realtà si guarda alla legge elettorale che verosimilmente sarà proporzionale, riveduta e corretta quanto si vuole da soglia di sbarramento e premio di maggioranza, ma di proporzionale si tratterà. Tradotto, ognuno andrà per i fatti suoi a farsi contare di fronte agli elettori con l’obiettivo di utilizzare il risultato elettorale che ne conseguirà come una sorta di primarie di coalizione. Chi la spunterà, indicherà il premier. E’ il disegno di Silvio Berlusconi, sicuro in questo modo di prevalere sul diretto avversario Matteo Salvini. Nel caso in cui nessuna coalizione in campo dovesse raggiungere la fatidica soglia del 40%, quella che farebbe scattare il premio di maggioranza, è già pronto il piano B, la grande coalizione sul modello tedesco da siglare con il Pd di Renzi e altri eventuali cespugli sopravvissuti alla ghigliottina della soglia di sbarramento che sarà comunque molto bassa. Anche questa è una soluzione saldamente in mano al dominus di Arcore. Il disegno berlusconiano è quello di prendere due o più piccioni con una fava, alla democristiana. Far fuori con il proporzionale sia il M5S, d’accordo con Renzi, sia le ali estreme degli schieramenti, gli scissionisti, gli eterni bastian contrari, gli infedeli cronici, i cani sciolti poco malleabili, anche qui d’accordo con Renzi. Ritrovata la centralità nel gioco politico delle prossime elezioni, Berlusconi ora deve cercare i voti e non solo attraverso il rilancio di Forza Italia, già in corso, sondaggi alla mano, ma anche attraverso una sapiente e lungimirante politica delle alleanze. Dal partitino di Fitto ai Popolari, dalla Destra sovranista di Storace e Alemanno a Fratelli d’Italia e appunto agli ex leghisti. In questo caso, con il malcelato obiettivo di ridimensionare Salvini. Qualsiasi progetto di ritorno alla Lega delle origini non può prescindere dalla presenza di Umberto Bossi e la deriva in tal senso sembra già in movimento. Commentando i risultati di domenica il patriarca di Gemonio ha detto senza tanti giri di parole: «È la fine del Carroccio, Salvini non ha un programma, ora valuterò se andarmene». Ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo le ragioni della sopravvivenza politica, sua e dei suoi perché non uscirebbe da solo. Si parte non tanto dai voti racimolati da Gianni Fava, ma dal forte astensionismo, il 45%, che viene letto in chiave antisalviniana. Il progetto di contenitore politico è in fieri, promosso e coordinato da Roberto Bernardelli, reduce da una infinità di battaglie, uomo per tutte le stagioni padane, con forte profilo indipendentista. Intorno a lui si sono aggregati tanti fuoriusciti di tutte le epoche leghiste, con il rischio però di creare l’effetto armata Brancaleone, una congrega di reduci nostalgici con poco appeal sull’elettorato. Per evitare un cortocircuito, è necessaria la presenza della figura del padre nobile, carismatico ed influente e Umberto Bossi è l’unico che oggi può incarnare il ruolo di capopopolo. «Per fare grande il Nord», così si chiama questo rassemblement promosso da Bernardelli, per ora è una associazione culturale, ma il passo per farne un partito è imminente, forse già in occasione di un evento organizzato a Milano il prossimo 27 maggio, guarda caso pochi giorni dopo il congresso leghista. Probabilmente sarà presente anche Bossi, ma non sarebbe una novità perché ai convegni di Bernardelli il Senatùr lo si è visto spesso e volentieri, questa volta però, rispetto al passato, c’è più curiosità, sarà adesione o semplice benedizione? Difficile che Bossi lasci la Lega senza una prospettiva chiara e sicura, politica ed elettorale, la certezza la si avrà solo con una legge elettorale proporzionale e con soglia di sbarramento molto bassa. Berlusconi sta facendo il gioco delle tre carte con Salvini, una pratica che a l’ex Cavaliere riesce sempre alla perfezione con chiunque. Da una parte tratta con Bossi, l’eterno alleato di tante battaglie, dall’altra negozia con Maroni, leale e allineato ad Arcore da sempre. Mentre su Bossi si ragiona come detto sopra, Maroni rimarrà all’interno della Lega saldamente a capo del modello Lombardia sulla falsariga del centrodestra di vecchio conio. La ridotta lombarda è inattaccabile, fuori portata per Salvini, così come il solido asse con Luca Zaia, defilato e non antisalviniano solo per tattica, ci sono infatti le amministrative alle porte e il governatore teme la concorrenza di Tosi. Il governatore veneto ha già in mano un discreto credito politico, è stato infatti indicato più volte dallo stesso Berlusconi come eventuale candidato premier di mediazione tra le anime forziste e leghiste non sovraniste e lontane dalle sirene populiste antieuropee. Quando si parla di Nord, si parla di spazio politico in generale e non solo di tattica leghista. Uno spazio sempre più sguarnito per i mutati interessi della Lega Nazionale e che difficilmente le manovre di Bossi, di Maroni, di Zaia e di altri potranno riconquistare e occupare. Una chance irripetibile per il centro liberale di Berlusconi alla ricerca di un rinnovato bacino elettorale per rigenerarsi. Si vedrà, intanto è partita la manovra a tenaglia per contenere Salvini, con la legge elettorale da una parte e con le scissioni e le alleanze dall’altra. State sicuri che qualcuno prima o poi dirà all’altro Matteo di stare sereno da oggi alle elezioni e lo dirà quando i patti saranno nero su bianco, accordo sulla legge elettorale compreso.

 

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