Claudio for Expo

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Editoriale

Editoriale (701)

E’ un problema di leadership, di organizzazione e di conseguenza di organigrammi quello che attanaglia il centrodestra dopo le recenti elezioni amministrative. L’obiettivo della azione politica ora si allarga, ma solo di circa un paio d’anni, fino alle prossime elezioni politiche e regionali del 2018. Lo scenario non è di semplice interpretazione e tanto meno sono facili da trovare le soluzioni migliori tra ambizioni, idee e progetti ampiamente differenti. Vista la breve finestra temporale, la tentazione potrebbe quindi essere quella di non decidere, di vivere alla giornata come estremo istinto di sopravvivenza per una generazione politica indubbiamente datata e logora. Il rischio che il motore giri a vuoto facendo perdere tempo prezioso c’è, eccome. Il centrodestra non governa in nessun capoluogo di provincia della Lombardia, ma ha in mano la Regione, dal punto di vista elettorale la coalizione avanza, coglie tante vittorie significative quà e là, ma non si afferma…
Il centrodestra perde Varese, una città simbolo, nel contempo però la stessa provincia insubrica conferma una buona vitalità nella elaborazione di proposte politiche a favore del rilancio di uno schieramento che per forza di cose oggi deve guardare al futuro con visione strategica. Archiviate le elezioni amministrative, sono ora le politiche e le regionali tra meno di due anni a finire nell’obiettivo. In queste settimane infuocate alcune tra le indicazioni politiche più interessanti a livello nazionale giungono infatti dal Varesotto, due per la verità, una di conio leghista e l’altra nata nell’ambito di Forza Italia. Fatti ed elementi che confermano ancora una volta il dinamismo e la vocazione di laboratorio politico di idee e progetti di Varese e provincia. Partendo dalla Lega Nord, l’indicazione più importante giunge da un comitato federale tenutosi venerdi scorso in cui il partito ha dato mandato ad Andrea Mascetti di costituire un gruppo di lavoro…
Sono passate poche settimane dalle elezioni amministrative di Varese, quelle che hanno portato come tutti sanno alla vittoria il centrosinistra con Davide Galimberti sindaco a spese del centrodestra che ha perso lo scettro del comando che durava da più di ventitrè anni. La ferita sanguina ancora, le riflessioni che leggiamo ogni giorno sui giornali scontano ancora l’emozione e la tensione del momento, la realtà dei fatti accaduti è però via via sempre più chiara. Lo approfondiamo con il nostro editore Claudio Bollentini in una lunga intervista rilasciataci oggi. Tanti argomenti sono appena accennati, meriterebbero disquisizioni più approfondite, ma il quadro della situazione è sicuramente illuminante. Un noto cronista locale chiede, si chiede, perché nel 1992 ai tempi della prima vittoria della Lega a Varese c’erano i media di tutto il mondo a registrare l’evento mentre oggi il ribaltone della sinistra non fa notizia. Perché? -Pare che nemmeno i varesini si siano particolarmente interessati…
Ufficialmente non prenderà mai il timone, ma sicuramente decide lei, Marina Berlusconi. Insieme ovviamente agli amici fidati di sempre in azienda e in politica, Fedele Confalonieri, Nicolò Ghedini e Gianni Letta. Il papà è impegnato in una lunga convalescenza, una prolungata assenza che assomiglia sempre di più ad una sede vacante. D’altra parte è difficile immaginare che il leader di oltre un ventennio di battaglie su ogni fronte rientri nella quotidianità come se nulla fosse. E l’immediato futuro non si prospetta di certo una passeggiata, in gioco c’è la ricostruzione o rifondazione di Forza Italia e dello schieramento di centrodestra, gli equilibri tra le forze della coalizione da rivedere o resettare e in prospettiva immediata la definizione delle strategie per affrontare il referendum costituzionale a ottobre e tra meno di due anni le elezioni politiche e quelle regionali. Per evitare un corto circuito letale per le ambizioni del centrodestra e…
E’ prevedibile un impatto positivo di Brexit sulla Lombardia? In genere in queste ore si è parlato di effetti negativi in prospettiva sui commerci internazionali, sulla produzione industriale locale, sui traffici in generale con il Regno Unito. Sono soprattutto i media che hanno a che fare con economia e finanza quelli a farsi sentire dopo il referendum inglese per quanto riguarda invece le opportunità generate nel breve medio periodo da una uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea. “Grandi gruppi internazionali stanno riflettendo sul futuro dopo il referendum inglese che ha indicato l’uscita del Regno Unito dalla Ue. L’area ex Expo alle porte di Milano, con un elevatissimo grado di infrastrutturazione ha una grande capacità di accoglienza e l’insediamento di grandi realtà internazionali all’avanguardia dei settori di riferimento farebbe solo bene all’Italia e a Milano”, così scrive Vincenzo Chierchia nel suo blog de Il Sole 24 Ore lanciando una proposta…
D’accordo che chi ha vinto le elezioni a Varese ha racimolato in realtà il 25% delle preferenze dei varesini, ma a sentire i commenti nella centralissima piazza Monte Grappa nella prima domenica dopo le amministrative sembra che di seguaci di Galimberti e compagnia ce ne siano in giro proprio pochini. Varese come Brexit? Hanno votato e poi, fatti quattro conti, si sono pentiti? Argomento del discutere e soprattutto del contendere, la bandiera sul pennone della Torre Civica, la croce di San Giorgio, simbolo di Lombardia e di tante città lombarde, Varese inclusa appunto. “Ed ora sul pennone della Torre, con lo stemma di Varese, issiamo il nostro tricolore, simbolo di unità e sacrifici comuni”. Così sentenzia Daniele Zanzi, neoeletto consigliere comunale e futuro probabile vicensindaco. Ma sul pennone c'è posto per una sola bandiera, quindi è facile immaginare la conclusione della diatriba. E meno male che il suddetto è stato promotore…
Un amico cronista in quel di Varese si chiede da giorni come mai l’epocale cambio della guardia a Palazzo Estense dopo il ventennio leghista non abbia ricevuto la stessa eco mediatica della vittoria del Carroccio a fine 1992 in piena era Tangentopoli. Semplicemente perchè di epocale oggi non c’è nulla. Tutto è successo nel centrodestra, la sinistra ha solo raccolto il frutto delle divisioni altrui e delle manovre di palazzo di spezzoni residuali del panorama politico locale. Per non parlare di una certa stanchezza in tanti segmenti della coalizione uscente. Per il resto, appunto, nulla di nuovo sotto il sole. Lo strascico della sconfitta del centrodestra non sarà breve e tutto lascia pensare che prima o poi, smaltita la delusione, si arriverà ad un chiarimento tra passato che non passa, presente. e necessità di guardare al futuro. Oggi è prematuro parlarne, della serie è inutile rigirare il coltello nella piaga. Nel dibattito…
Probabilmente ha ragione l’ex sindaco di Varese Raimondo Fassa quando dice che la Lega si riprenderà. Non sappiamo però come e quando, ma la considerazione è pertinente, sono mancati in questa fase la proposta politica in sintonia con gli elettori e il rinnovamento della classe dirigente, l’elettorato invece c’è eccome. Un elettorato che ha dimostrato di non capire o condividere la svolta salviniana. La ripresa del consenso dopo la scelta lepenista di anni fa è stata quindi solo un espediente per riprendersi numericamente dal calo post bossiano, non l’inaugurazione di una nuova Lega. Cosa farà Salvini? Una piroetta o continuerà imperterrito a guardare a sud e a destra? Comunque la Lega se vuole invertire quella che può essere interpretata come l’inerzia del declino deve appunto mettersi in sintonia con gli elettori, la Padania che fu. Che c’è, ma che al momento guarda altrove o non vota. Un discorso simile può…
A pochi giorni dal voto, al netto della umanissima delusione che necessariamente andrà smaltita nel tempo, nel centrodestra volano gli stracci. Non è evidentemente ancora arrivato il momento della riflessione pacata, ora va in scena il tutti contro tutti in cerca di colpevoli e capri espiatori. La sensazione è quella di essere di fronte ad una miriade di gruppi e gruppuscoli che si agitano disordinatamente in autonomia dai partiti allo scopo di preservare unicamente la propria sopravvivenza. Il tempo delle strategie e dei ragionamenti è appunto di là da venire. Dai partiti si mette in discussione il modello Parisi e le sue declinazioni nelle realtà più piccole come a Varese, dai segmenti più esterni alla coalizione o dalla società civile si dice che la colpa è dei partiti che dopo il primo turno sono spariti. Le candidature civiche, è inutile nasconderselo, sono state azzeccate, è forse mancato il coraggio di…

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