Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Editoriale

Editoriale (713)

D’accordo che chi ha vinto le elezioni a Varese ha racimolato in realtà il 25% delle preferenze dei varesini, ma a sentire i commenti nella centralissima piazza Monte Grappa nella prima domenica dopo le amministrative sembra che di seguaci di Galimberti e compagnia ce ne siano in giro proprio pochini. Varese come Brexit? Hanno votato e poi, fatti quattro conti, si sono pentiti? Argomento del discutere e soprattutto del contendere, la bandiera sul pennone della Torre Civica, la croce di San Giorgio, simbolo di Lombardia e di tante città lombarde, Varese inclusa appunto. “Ed ora sul pennone della Torre, con lo stemma di Varese, issiamo il nostro tricolore, simbolo di unità e sacrifici comuni”. Così sentenzia Daniele Zanzi, neoeletto consigliere comunale e futuro probabile vicensindaco. Ma sul pennone c'è posto per una sola bandiera, quindi è facile immaginare la conclusione della diatriba. E meno male che il suddetto è stato promotore…
Un amico cronista in quel di Varese si chiede da giorni come mai l’epocale cambio della guardia a Palazzo Estense dopo il ventennio leghista non abbia ricevuto la stessa eco mediatica della vittoria del Carroccio a fine 1992 in piena era Tangentopoli. Semplicemente perchè di epocale oggi non c’è nulla. Tutto è successo nel centrodestra, la sinistra ha solo raccolto il frutto delle divisioni altrui e delle manovre di palazzo di spezzoni residuali del panorama politico locale. Per non parlare di una certa stanchezza in tanti segmenti della coalizione uscente. Per il resto, appunto, nulla di nuovo sotto il sole. Lo strascico della sconfitta del centrodestra non sarà breve e tutto lascia pensare che prima o poi, smaltita la delusione, si arriverà ad un chiarimento tra passato che non passa, presente. e necessità di guardare al futuro. Oggi è prematuro parlarne, della serie è inutile rigirare il coltello nella piaga. Nel dibattito…
Probabilmente ha ragione l’ex sindaco di Varese Raimondo Fassa quando dice che la Lega si riprenderà. Non sappiamo però come e quando, ma la considerazione è pertinente, sono mancati in questa fase la proposta politica in sintonia con gli elettori e il rinnovamento della classe dirigente, l’elettorato invece c’è eccome. Un elettorato che ha dimostrato di non capire o condividere la svolta salviniana. La ripresa del consenso dopo la scelta lepenista di anni fa è stata quindi solo un espediente per riprendersi numericamente dal calo post bossiano, non l’inaugurazione di una nuova Lega. Cosa farà Salvini? Una piroetta o continuerà imperterrito a guardare a sud e a destra? Comunque la Lega se vuole invertire quella che può essere interpretata come l’inerzia del declino deve appunto mettersi in sintonia con gli elettori, la Padania che fu. Che c’è, ma che al momento guarda altrove o non vota. Un discorso simile può…
A pochi giorni dal voto, al netto della umanissima delusione che necessariamente andrà smaltita nel tempo, nel centrodestra volano gli stracci. Non è evidentemente ancora arrivato il momento della riflessione pacata, ora va in scena il tutti contro tutti in cerca di colpevoli e capri espiatori. La sensazione è quella di essere di fronte ad una miriade di gruppi e gruppuscoli che si agitano disordinatamente in autonomia dai partiti allo scopo di preservare unicamente la propria sopravvivenza. Il tempo delle strategie e dei ragionamenti è appunto di là da venire. Dai partiti si mette in discussione il modello Parisi e le sue declinazioni nelle realtà più piccole come a Varese, dai segmenti più esterni alla coalizione o dalla società civile si dice che la colpa è dei partiti che dopo il primo turno sono spariti. Le candidature civiche, è inutile nasconderselo, sono state azzeccate, è forse mancato il coraggio di…
Ci sono situazioni in cui vincere o perdere per una manciata di voti non cambia la lettura politica del fenomeno. E’ il caso di Milano e di Stefano Parisi, forse l’unico elemento di novità in senso positivo di queste elezioni amministrative per il centrodestra. Una battaglia, quella di Milano, data per persa ancora alla fine dell’anno scorso, è stata rimessa in carreggiata dall’imprenditore romano che ha sfruttato appieno due condizioni fondamentali per assicurare la competitività della coalizione: 1) l’unità dello schieramento, dalla Lega al Nuovo Centro Destra passando per tutti i piccoli e grandi alleati di sempre a cominciare da Forza Italia. 2) l’essere un candidato moderato e non espressione di un solo partito. Laddove invece questi presupposti sono mancati, le sconfitte sono state nette, cocenti, senza appello. Non è detto che la lezione sia stata recepita, ma il messaggio è chiaro. Sicuramente a breve assisteremo ad una sorta di…
Si chiude il sipario sulle elezioni amministrative, in questo caso vere e proprie elezioni di mid-term, un test per il governo Renzi. Ha senza ombra di dubbio vinto il M5S, ha portato a casa 19 dei 20 ballottaggi a cui partecipava, ha conquistato Roma e Torino con percentuali importanti. Renzi è stato salvato dalla Lombardia. o meglio da Beppe Sala, altrove vince a Varese, ma perde a Gallarate e così dovunque in chiaro scuro. Il centro destra c’è eccome, ma non è quello che si immaginava alla vigilia. In difficoltà Salvini, la linea lepenista non ha portato i frutti sperati, ha consentito di crescere sicuramente, ma con quei numeri non si va da nessuna parte soprattutto pensando ad una Lega che, tolto Salvini, è poca roba. Va bene invece l’ala moderata dello schieramento di centrodestra, tra Forza Italia, liste civiche del sindaco, area popolare e altri minori si viaggia intorno…
Venerdi, ultima serata di campagna elettorale a Varese, tra una salamella e una birra, tra una pizza e una torta, si capisce subito che sono però ben altre le portate che interessano i palati fini della politica locale lato centrodestra. Ci sono tutti all’ombra del Garibaldino a fare il tifo per Paolo Orrigoni, elettori, amici, amici degli amici e soprattutto i leader della coalizione. Portata principale del discutere dietro le quinte? Per alcuni, pochi per la verità, Stefano Malerba, la Lega Civica e tutto quello che c’è dietro, davanti, prima e dopo. Per gli altri, tanti, si parla di futuro. I toni sono accesi dopo le forti dichiarazioni delle ultime ore e le concitate fasi finali della campagna. Intanto che saluto qualcuno e ascolto un po’ tutti, guardo la rassegna stampa in merito e incrocio quelli che contano. La battaglia vera è come al solito a Varese, questa volta però…
Questa anomala campagna elettorale varesina è cominciata ed è finita con al centro dell’attenzione Stefano Malerba, candidato sindaco di Lega Civica, oggi fuori dal ballottaggio, prestatosi consapevolmente ad un gioco costruito ad arte per vincere, nelle intenzioni, le elezioni comunali. La storia ci dirà se il suddetto Malerba è stato un semplice utile idiota o invece uno dei protagonisti della regia di questa operazione tipicamente da prima repubblica. La maschera della presentabilità politica è stata bruscamente tolta dal corso degli eventi in seguito alla netta sconfitta al primo turno, la caduta di stile delle dichiarazioni conseguenti è infatti inqualificabile. Va bene il confronto sulle idee anche molto franco e duro, d’accordo i toni accesi da campagna elettorale sui programmi, ma quando l’arma ritenuta decisiva è rappresentata dalla propria moralità contrapposta alla presunta immoralità altrui con il solito contorno di frasi fumose e illazioni, siamo andati ben oltre il limite della civiltà politica, del…
Ma come sono concrete e pragmatiche le nostre città insubriche, quelle che vanno al ballottaggio domenica prossima, Milano, Varese, Gallarate. Dove tutto va avanti da decenni nonostante la politica, dove quello che conta è lavorare, produrre, conquistare mercati, fare ricerca e innovazione, dove chi comanda per davvero è spesso e volentieri ben nascosto tra i poteri economici, finanziari, industriali, editoriali. Ai lombardi storicamente non piace che la politica decida, deve solo assecondare, ma non sempre è stato così ultimamente. La politica ha cercato infatti di allargarsi, di decidere, ma poche volte è stata all’altezza di questo preteso ruolo nella regione più avanzata e ricca del paese. E poi la politica costa una infinità di risorse, da Roma a Milano fino al comunello più sperduto con derive vicine allo spreco, per non parlare dell’aspetto reputazionale, oggi ai minimi storici a causa di comportamenti illegali che con cadenza costante e fin troppo…

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