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Firmato il Patto Lombardia tra Maroni e Renzi, valore 11 miliardi

Scritto da Andrea Senesi

Due mesi dopo il Patto per Milano, ecco quello per la Lombardia. Quasi undici miliardi di euro, addirittura qualcosa in più rispetto a quanto chiesto da Roberto Maroni a Matteo Renzi. A pochi giorni dal referendum il premier-segretario del Pd e il governatore leghista, divisi politicamente su tutto, suggellano l’intesa che dovrà far piovere soldi freschi su strade, autostrade, bonifiche ambientali e il campus universitario post-Expo. «Come si dice a casa nostra: Quand l’è ura, porta a ca’», spiega Maroni giustificando la fretta dimostrata nell’arrivare alla firma dell’intesa. Traduce per lui Renzi: «Appena Roberto ha sentito parlare di governo tecnico ha accelerato e firmato subito». Si trattava insomma di portare a casa i soldi prima del 4 dicembre, prima cioè che dalle urne del referendum possano uscire scenari politici imprevedibili.

Da precisare subito: la cifra di 10,7 miliardi indica in realtà il valore complessivo delle opere finanziate. I soldi che effettivamente arriveranno dal governo superano di poco i 700 milioni di euro. E con lo stesso criterio va letta la cifra monstre che il Patto per la Lombardia sembra destinare a Pedemontana, un buco nero di 87 chilometri che inghiotte da anni risorse senza produrre reddito. L’accordo firmato da Maroni e Renzi prevede 2,7 miliardi di euro per completare l’autostrada che collegherà il Varesotto alla Bergamasca. In pratica Pedemontana vale da sola un quarto dell’intero Patto. Non si tratta ovviamente di soldi che il governo destinerà a un’opera la cui realizzazione è sulla carta in project financing (e cioè a carico dei privati). Piuttosto, come ha lasciato intendere il sottosegretario di Palazzo Chigi Claudio De Vincenti, quei soldi andranno a costituire una sorta di fondo di garanzia per mettere al sicuro i conti della società, ancora troppo esposti sul fronte creditizio. Sul punto però il Movimento Cinque Stelle minaccia persino azioni legali. «Pedemontana doveva pagarsi coi soldi dei privati e invece la stanno pagando i cittadini tra defiscalizzazioni, garanzie e supporto finanziario. Quei soldi servirebbero a mettere in sicurezza il nostro territorio dal dissesto idrogeologico, aiutare le piccole medie imprese e dare un vero reddito di cittadinanza per far ripartire l’economia. Se Renzi e Maroni daranno un altro euro a Pedemontana, li portiamo davanti alla Corte dei conti e alla Commissione Europea», attaccano i consiglieri regionali grillini Iolanda Nanni e Stefano Buffagni.

In prima fila, nella sala Biagi di Palazzo Lombardia, c’è anche Beppe Sala. Il sindaco, uno dei protagonisti occulti dell’intesa sancita tra Maroni e Renzi, può dirsi anche lui legittimamente soddisfatto: il Patto regionale contiene i 380 milioni di euro necessari a mettere in agenda la realizzazione del campus della Statale sull’area di Rho-Pero. Non solo: Comune e Regione condivideranno i 110 milioni di euro messi sul piatto alla voce «politiche abitative», soldi la cui destinazione sarà decisa d’intesa col Comune capoluogo. Insomma un’intesa tripartita, che per una volta mette tutti d’accordo. Governo, Regione, Comune. Si firma con la penna verde, ma non è un rimando leghista. «Concretezza lombarda», esulta Maroni. Che al premier, a proposito di riforme istituzionali, manda a dire che la vera svolta sarebbe quella affidata ai costi standard: «Se tutta l’Italia fosse come la Lombardia, lo Stato risparmierebbe 25 miliardi di euro all’anno».

Il premier raccoglie l’assist in chiave referendaria e rilancia: «I costi standard sono previsti nella riforma costituzionale. In ogni caso, comunque andrà questa discussione, voi avete una grande responsabilità. L’Italia è ancora un Paese diviso in due, il Nord che si rilancia e parti del Mezzogiorno che invece faticano. Se la Lombardia, e Milano in primis, saprà prendere il Paese per mano e ci portasse verso il futuro, sarebbe fondamentale per dare speranza ai nostri figli». Carlo Sangalli, a nome di Confcommercio, benedice il clima di rinnovata concordia: «Il Patto rappresenta una reale opportunità per il mondo delle imprese che chiede infrastrutture sempre più efficienti, una burocrazia snella e un fisco ragionevole».

Esulta anche il ministro all’Agricoltura Maurizio Martina, bergamasco e tra i possibili candidati del centrosinistra proprio alla sfida con Maroni nel 2018: «Il Patto ci consente un salto di qualità per rilanciare la Lombardia tra le aree più competitive nel contesto europeo e internazionale».

*originariamente pubblicato su Il Corriere della Sera, www.corriere.it

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