Claudio for Expo

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Francesco M. Renne

Francesco M. Renne (21)

Nel bel mezzo di una crisi politico-istituzionale, a seguito dell’esito referendario di inizio dicembre – quando l’interesse è (forse) catalizzato più dalle anticipazioni dei corridoi di palazzo che dal (poco mirabolante) futuro economico prossimo venturo, figurarsi quindi da un tema di siffatta portata come la “lotta” all’eccesso di “burocrazia (inutile)” – non deve però cadere nel vuoto un ragionamento razionale, volto a cercare di migliorare l’efficienza delle interazioni tra sfera pubblica e privata. La situazione economica che stiamo attraversando è tuttora avvolta nei perduranti effetti della crisi che non abbiamo (ancora) saputo superare pienamente. Alla debolezza storica del nostro bilancio pubblico (rectius, debito pubblico in continua crescita in termini reali) si è aggiunta negli ultimi anni una crescente criticità del settore bancario, stretto com’è fra speculazione (anche, in parte), carenze endemiche (bassa patrimonializzazione media, modello di business in rapida trasformazione, singoli casi di “gestioni discutibili”, in parte anche interferenze politico-clientelari…
La riapertura attesa (o quasi) è alla fine arrivata. Inizialmente, secondo i desiderata registrati in ambienti governativi al momento del “varo” della prima versione, la voluntary disclosure avrebbe dovuto andare a “regime”, essendo la norma (di natura straordinaria) “incardinata” nel corpo del DL 167 in materia di monitoraggio fiscale valutario. Poi, sulla scia del suo buon esito (in termini di adesioni), avrebbe dovuto essere riaperta “temporaneamente” fin dal luglio scorso. Da ultimo, la riapertura è stata inserita nel decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2017, recentemente approvato. Di fatto, sinteticamente, come la VD originaria, è una sorta di ravvedimento operoso “straordinario”, applicabile anche a casistiche “interne”, in ordine al pagamento, “ora per allora”, per i periodi per i quali non sia scaduto il termine di accertamento, (i) delle imposte (sui redditi e IVA ove applicabile) eventualmente evase che hanno dato genesi ai capitali investiti all’estero, (ii) delle imposte evase…
Quattro grafici e una cartina geografica per provare a comprendere le dinamiche economiche in corso e stare alla larga da ciarlatani e pifferai magici, di qualsiasi colore politico si ammantino. Il primo grafico confronta il livello attuale (2015) di consumi e di PIL pro capite, con base 2007=100 (fonte: elaborazioni su dati OCSE); si vede come per l’Italia entrambi siano negativi, ma anche come il secondo sia inferiore al primo. E si vede anche, seguendo la linea tratteggiata rossa, come l’Italia sia il Paese peggiore del campione. Il secondo grafico riporta l’andamento della spesa pubblica corrente (primaria, prima degli interessi), della pressione fiscale e della spesa pubblica totale (fonte: elaborazione su dati Istat); si nota come l’avanzo primario (tanto decantato da alcuni) poggi più sull’incremento delle entrate che sulla riduzione della spesa (corrente). Le evidenze in rosso, di aiuto per la lettura del grafico, ne evidenziano la deriva progressiva intrapresa. Il terzo…
Ha destato scalpore, sui giornali, il “lancio” del primo titolo di Stato italiano a 50 anni, per 5 miliardi di euro al tasso fisso del 2,85% ed integralmente sottoscritto in poco tempo. Ma, invero, quale “lezione” trarre da questo avvenimento economico? Vuol dunque dire che non sono previsti (eccessivi) innalzamenti dei tassi di interesse per un periodo così lungo? Quali effetti vi saranno, per i sottoscrittori (e per lo Stato), se invece i tassi saliranno? E, ancora, perché occorre comprendere (sempre) meglio le dinamiche finanziarie per poter gestire (o consigliare) un’impresa od un patrimonio di famiglia? Capire di economia (e di finanza), in un mondo globalizzato come quello attuale, non è più solo un requisito per chi si occupa specificamente di investimenti finanziari o di bilanci pubblici, ma è diventata una “necessità” (anche) per tutte le pmi (e per le famiglie) che quasi quotidianamente dialogano con il proprio commercialista. Costringendoci…
La Commissione UE ha deliberato sulla presunta illegittimità, rispetto alla normativa comunitaria sugli “aiuti di Stato” che violano il principio di “libera concorrenza”, di ruling fiscali (tecnicamente parlando, ATA – advanced tax agreements) concessi dalle Autorità irlandesi a due società del gruppo Apple ivi residenti. L’importo da restituire, secondo la Commissione, ammonta a ben 13 miliardi di euro circa, oltre agli interessi, e si riferisce alla sommatoria delle agevolazioni irregolari ottenute nel periodo dal 2003 (la normativa degli “aiuti di Stato” retroagisce fino a dieci anni dall’inizio della procedura) al 2014 (a partire dal primo gennaio 2015 il gruppo Apple ha modificato la sua struttura fiscale irlandese, ndr). Non è quindi in discussione “il regime tributario irlandese in generale né l’aliquota sulle società applicata nel paese”, attualmente pari al 12,5%, bensì due ruling fiscali (uno del 1991 e l’altro del 2007) che concedevano “modalità di determinazione degli utili imponibili […]…
Recentemente, in occasione del forum delle famiglie, sono emersi alcuni dati sulla distribuzione del carico fiscale, contenuti in uno studio della Fondazione nazionale dei commercialisti, che hanno avuto ampio risalto mediatico. In particolare, le dinamiche dei consumi e del reddito disponibile lordo dei nuclei familiari, nel periodo successivo alla crisi fino ad oggi, evidenziano rispettivamente un -6% ed un -8,8%. Peraltro, già nel periodo 1990–2006, secondo un’analisi apparsa nel 2008 allo scoppio della crisi su www.noisefromamerika.org, veniva evidenziata una diminuzione della percentuale del reddito disponibile procapite di circa dieci punti percentuali, rilevandosi come, a fronte di una dinamica - in quell’arco temporale - dei consumi privati simile alla dinamica del reddito disponibile lordo, il reddito disponibile netto era cresciuto significativamente in misura meno che proporzionale. Ciò, indiscutibilmente, era dovuto anche all’impatto della fiscalità crescente in quel periodo (e non solo). Occorre poi considerare che (secondo una stima Confcommercio, nda) il…
In alcuni recenti articoli si è cercato di illustrare le peculiarità del bail in e dei gacs, sostenendo (con forza) come la conoscenza di quegli aspetti tecnici consenta, non solo di meglio consigliare i propri clienti, ma anche di rivendicare un ruolo attivo per la nostra Professione. Le recenti evoluzioni normative (sulle procedure di rimborso agli obbligazionisti delle quattro banche commissariate; sulla riforma dei crediti cooperativi; sulle nuove forme di garanzia per i crediti bancari, solo per citarne alcune, ai fini che qui interessano) e, ancor più, gli eventi saliti agli onori delle cronache (indicando solo le principali: la quotazione mancata della Popolare di Vicenza; l’esito dell’assemblea di Veneto Banca; le polemiche intorno al fondo Atlante; la volatilità – al ribasso – di molti titoli bancari) danno l’occasione per puntare di nuovo i riflettori sul tema e sull’importanza delle ricadute che comporta sull’economia, quindi sui nostri clienti, e, nondimeno, sul…
Si è già scritto e detto parecchio, sul tema, oscillando fra chi ha ecceduto in sentenze sommarie (tutto illecito, tutti evasori, bloccare coercitivamente i movimenti di capitale) e chi si è arroccato dietro ad alibi autoassolutori (alta pressione tributaria, inefficienza dello Stato, tutela della proprietà personale). Nessuna delle due reazioni pare razionalmente corretta; entrambe, infatti, denotano una mancanza di consapevolezza dei termini “tecnici” su cui valutare la questione (ed anche dei termini “oggettivi” di ciò che siano davvero quei “papers”).Il fronte giustizialista è il primo ad aver mosso le sue argomentazioni (invero facilitato – e tanto – dagli eventi). Un (ennesimo) elenco di nominativi “colti con le mani nel sacco”, “nascosti” in un’isola esotica, “sicuramente” evasori (“sennò cosa ci farebbero lì”?), vieppiù tutti “famosi” (o quasi), tutti “ricchi” (più o meno), di numerosi Stati (che l’evasione è “un comportamento diffuso e trasversale”), anche qualche soggetto “politico” (in carica e non,…
La crescita del prodotto interno lordo italiano nel 2015 si è assestata (dopo le correzioni per il calendario) al +0,6% sancito dagli ultimi dati Istat, con una successione trimestre dopo trimestre non certo incoraggiante (+0,4 nel primo; +0,3 e +0,2 nei successivi e +0,1 nel quarto). Le stime per il primo trimestre 2016, pur in presenza di un buon dato (oltre le aspettative) sulla produzione industriale ad inizio anno, sono comprese in un range fra -0,1 e +0,3% e le ultime previsioni per l’anno in corso parlano di una crescita intorno al +1% o poco più, su base annuale, dovendosi così rivedere in leggero ribasso le stime originariamente contenute nel Documento di Economia e Finanza del Governo. Dall’inizio della crisi, secondo sempre le stime desumibili dai dati ufficiali, l’Italia ha perso circa il 20% della produzione industriale (con un picco del -37% nel settore delle costruzioni ed un minimo del…
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