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Tilo e Trenord, più telecamere e agenti e ora il bottone antiviolenza

Scritto da Mauro Spignesi

Da Milano a Lugano, viaggio di sola andata. Era il febbraio scorso e una passeggera aveva raccontato, dando l’allarme, di un’aggressione a sfondo sessuale su una donna da parte di un gruppo di nordafricani. Il treno si era fermato a Maroggia, dove erano saliti alcuni agenti di polizia. Era scattata pure una inchiesta penale, ma poi la vicenda si è rapidamente sgonfiata. Ora il tema della sicurezza è rilanciato non solo da Tilo, ma anche da Trenord, la linea che da Milano, e altre città lombarde, arriva a Chiasso. Su trenta di questi convogli è stata allestita la carrozza "Safe & quiet", sicuri e tranquilli. All’ingresso e all’uscita della carrozza sono stati inseriti dei bottoni rossi che possono essere schiacciati in caso di pericolo, di molestie o  minacce, in particolare, per le donne che viaggiano sole.  Sono state anche piazzate diverse telecamere che riprendono quanto accade negli scompartimenti. La polizia ferroviaria, inoltre, ha aumentato il suo personale a bordo nelle tratte ritenute particolarmente a rischio, come quella che porta in Ticino, mentre su altri collegamenti continueranno a operare pattuglie di sicurezza delle agenzie private. Sui Tilo questo genere di servizi  che ora vengono proposti da Trenord sono già operativi da tempo. E si chiude, così, l’anello della sicurezza, perché se un passeggero deve raggiungere Milano o una stazione in Lombardia qualsiasi treno potra contare su un adeguato controllo. E proprio Trenord, grazie ai controlli incessanti sulle 2.300 tratte percorse quotidianamente, trasportando in media 700mila pendolari, ha visto progressivamente mutare una situazione di allarme continuo. Oggi i furti sono diminuiti del 58 per cento, i danneggiamenti ai convogli del 32 per cento. Gli agenti, poi, hanno arrestato nell’ultimo anno 267 persone per reati vari e hanno ricevuto oltre duemila segnalazioni dai passeggeri. "Sui convogli Tilo - spiega Roberta Trevisan, portavoce delle Ferrovie federali - già da tempo funzionano sia la videosorveglianza sia il bottone d’allarme che mette in contatto diretto il passeggero che si trova in difficoltà con la polizia ferroviaria". Da qualche anno, inoltre, sono stati estesi anche i servizi di videosorveglianza delle principali stazioni. In particolare per quelle ritenute più a rischio come Muralto, Bellinzona, Lugano e, soprattutto, Chiasso. I dispositivi di sicurezza ultimamente sono stati rafforzati per prevenire attacchi terroristici ma anche per il timore dell’azione di qualche folle, come accaduto per la tragedia di Salez, nel Canton San Gallo, dove un giovane, poi deceduto, ha accoltellato sei persone e dato fuoco al vagone del treno su cui viaggiava. "La sicurezza non può essere un optional e noi lo abbiamo ribadito più volte in tempi non sospetti", ha spiegato Giorgio Tuti, presidente nazionale del Sev, il Sindacato del personale dei trasporti. Secondo Tuti chi lavora sui treni o nelle stazioni è spesso sotto pressione, perché deve fare i conti quotidianamente  con episodi di violenza  che, magari, non hanno grande eco su giornali e televisioni. Certo, la sicurezza al cento per cento non esiste e su questo anche Tuti è d’accordo. Anche se, ha avvertito,  si dovrebbe lavorare di più sul fronte della prevenzione.

*originariamente pubblicato su Il Caffè, www.caffe.ch

 

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