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Lombardia, niente Zona franca. Emendamento bocciato

Scritto da Redazione

Una tegola, o meglio una probabile pietra tombale, finisce sulla testa della ZES, la Zona Economica Speciale, più nota come Zona franca. Un provvedimento a suo tempo pensato a favore delle province lombarde di confine con la Svizzera, territori come noto in crisi e vittime di deindustrializzazione e desertificazione di attività economiche anche o soprattutto per la concorrenza del confinante cantone Ticino. Che ha saputo attrarre aziende e relativi lavoratori, i frontalieri, mandando nel contempo in crisi ampi territori che di quelle attività ci campavano. Tre deputati della Lega Nord, Nicola Molteni, Paolo Grimoldi, Guido Guidesi avevano recentemente presentato un emendamento alla legge di bilancio che "recepiva la proposta di legge approvata nel 2015 dal consiglio regionale della Lombardia per chiedere al Parlamento l'istituzione di una zona economica speciale per le province lombarde confinanti con la Svizzera”, ma tale emendamento “è stato bocciato in commissione dalla maggioranza e non è stato ammesso nella manovra economica". I parlamentari del Carroccio al riguardo non hanno dubbi, "ancora una volta il Pd, a Roma, volta le spalle ai bisogni dei cittadini e delle imprese lombarde, bocciando una proposta fortemente voluta dai territori di confine che richiedevano di una zona franca con una tassazione speciale per poter reggere la concorrenza dei confinanti cantoni elvetici". E ora si prospetta il rischio che il combinato disposto del “prima i nostri” in Ticino, che potrebbe facilmente far pensare ad una imminente inversione di tendenza dei lavoratori frontalieri che sarebbero quindi costretti a rientrare, e  della mancanza in Lombardia di incentivi per gli investimenti industriali che creino opportunità concrete di occupazione nelle province di confine, possa creare tensioni e problemi non da poco per ampie fasce di lavoratori. Come anche proposto svariate volte da questo giornale, è urgente, indilazionabile, per la politica e le istituzioni locali affrontare una volta per tutte l’argomento in modo strategico e nella globalità e non con operazioni e proposte sicuramente meritevoli di attenzione, ma spot o di impatto parziale. Il rilancio economico delle aree di confine deve finire in testa alla agenda politica della regione e degli enti locali. Dal Parlamento e dal Governo ora sappiamo che non esiste nessun tipo di interesse.

 

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