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Canton Ticino: i caveau privati, gli ultimi rifugi off shore

Scritto da Mauro Spignesi

Giovanni Berneschi, ex presidente di banca Carige, in una intercettazione aveva raccontato a uno "spallone" che in Ticino ci sono cassette di sicurezza piene di soldi. E per aver "nascosto" quei soldi, cioè circa 20 milioni, Berneschi ha dovuto chiudere una controversia con il Fisco italiano pagando una transazione di 7,4 milioni, a rate. Il dirigente bancario non teneva tutti i denari nei caveau, lontano da occhi indiscreti. In compenso lo stesso trucco lo utilizzavano altri. Come, ad esempio, il gruppo di politici e imprenditori coinvolto nell’inchiesta di Milano sulle mazzette per i lavori all’Expo, che dirottava il contante a Lugano. Ma gli ultimi rifugi "off shore" degli evasori in fuga dal fisco, non soltanto italiano, francese o tedesco, sono sempre più rari. Nelle circa 50mila cassette di sicurezza di proprietà delle banche in Ticino, ormai non è più possibile depositare denari o beni non dichiarati. Gli istituti da tempo hanno stretto le procedure, aderendo alle nuove regole adottate dalla Confederazione sulla scia della politica del "denaro pulito" e della trasparenza che ha portato alla caduta del segreto bancario. Restano gli ultimi, arroccati avamposti delle società private che propongono l’affitto di piccoli e grandi caveau. In Ticino sono circa una decina. E lavorano sul filo di lama della legge. E, come ha dimostrato un cronista del quotidiano Repubblica che si è presentato qualche settimana fa anonimamente a un imprenditore che affitta cassette di sicurezza a Lugano, senza grandi cautele legali. Formalmente, come ha spiegato in un suo rapporto la Segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (Sfi) nel dicembre scorso, "le imprese che offrono cassette ad alta sicurezza al di fuori del settore bancario non dispongono di un’autorizzazione ad operare come banca, non sono intermediari finanziari, quindi non sono automaticamente assoggettate alla legge sul riciclaggio di denaro". In pratica, però, secondo la Sfi, anche se a loro "non si applica neppure la Convenzione relativa all’obbligo di diligenza delle banche", questo non significa tuttavia che "le disposizioni penali sul riciclaggio di denaro e sul finanziamento del terrorismo non si applichino". In pratica operano a loro rischio e pericolo. Per Berna questo rischio esiste anche per i "self-storage boxes", quelli delle società di traslochi, nonché per "tutti gli altri tipi di locali di deposito ben sorvegliati", come le cassette delle Ferrovie federali. Ma nonostante tutto secondo il Consiglio federale, non occorre cambiare o mutare la legge, come invece avevano chiesto in due distinti atti parlamentari il consigliere agli Stati Fabio Abate (Plr) e la consigliera nazionale socialista Marina Carobbio. Eppure, nonostante le rassicurazioni, periodicamente i casi di utilizzo delle cassette di sicurezza per sfuggire al fisco, o nascondere soldi sporchi, emergono. Ed emerge anche un altro rischio. Quello che qualcuno, come è accaduto con un funzionario di banca accusato un anno fa di aver sottratto circa un milione di beni, fra il 2012 e il 2013, possa portar via tutto. L’altra incognita è quella che se la società privata che affitta i caveau fallisce, ciò che viene depositato rischia di restare "immobilizzato" per un lungo periodo. Anche se molte aziende nei contratti specificano che ciò che è depositato resta comunque "di proprietà del cliente", anche davanti all’intervento di una autorità pubblica.

*originariamente pubblicato su Il Caffè, www.caffe.ch

 

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