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Lugano-Agno: realtà e prospettive di uno scalo decollato negli anni 60

Scritto da Mauro Spignesi

Quel volo, lo ricorda ancora oggi. "Era il primo da Lugano per Zurigo e l’aeroporto era un campo d’erba con una striscia d’asfalto. All’ingresso c’era un bancone per la registrazione, una bilancia e un solo impiegato: Marco Ostini, che poi diventerà direttore. Quando salimmo a bordo del Metroliner della Crossair ci ritrovammo io, un altro passeggero, le hostess e i piloti". Franco Ambrosetti, imprenditore e presidente onorario della Camera di commercio, torna col ricordo sino al 1983, quando per Agno si pensava a un rapido sviluppo. "Tanto che Ostini - aggiunge Ambrosetti - una volta preso il biglietto mi disse di imboccare l’uscita 2. Io, incuriosito, chiesi allora dove fosse la 1. Non c’era, ma mi spiegò che così si abituavano i passeggeri a pensare in grande". A uno sviluppo dello scalo aereo che in futuro potrà contare su un piano da 20 milioni per acquistare hangar, terreni e fare altri lavori così da rendere "appetibile" l’aeroporto a possibili investitori privati. "Però la vera svolta storica per Agno è avvenuta nel 1980", racconta l’avvocato Emilio Bianchi, da oltre vent’anni ai vertici dello scalo con la società Avilù e poi con Lugano Airport. "La svolta, dicevo, arrivò con Moritz Suter e la sua Crossair. Allora erano ancora validi gli accordi con Italia che non concedeva voli diretti senza reciprocità. Così Suter si inventò l’escamotage dello scalo ad Agno, che diventò una testa di ponte in particolare per il mercato italiano, per le rotte dirette dalla Svizzera a Firenze, Venezia o Napoli e altre città. Il numero di viaggiatori schizzò sino a sfiorare quota 400mila, anche se la metà erano di passaggio". Tutto finì all’inizio del 2000 con la firma degli accordi bilaterali sul traffico aereo, non più unicamente con l’Italia ma con l’Unione europea. "Accordi - racconta Bianchi - che hanno praticamente liberalizzato i voli e dunque Crossair, che dopo il 2002 rilevò le attività di Swiss, non ha più avuto bisogno di far scalo a Lugano". Da allora il numero di passeggeri è rimasto stabile, uno "zoccolo duro" attorno ai 100-150mila all’anno. Lontani certo, dai 352mila del 1999. "Oggi sicuramente l’aeroporto deve fare i conti con tutta una serie di novità che allora, quando partì il volo per Zurigo, non si immaginavano", riprende Franco Ambrosetti: "Penso al fatto che con la linea Stabio-Arcisate dal Ticino si arriverà rapidamente a Malpensa. Allora l’unica minaccia giungeva da Alptransit. Ecco perché adesso è ancora più necessario di ieri investire in qualità ed efficienza". Qualità che potrà ripartire dai servizi e dalle strutture, da quell’investimento di 20 milioni proposto dal Municipio. Tanti soldi, certo. Soprattutto se si confrontano al primo vero, grande investimento, cioè un credito di 20mila franchi stanziato dall’Ufficio aereo federale nel 1938, dopo l’inaugurazione della struttura che nasceva con una pista di poco più di un chilometro. Agno, allora, muoveva i primi passi, dopo che qui erano stati spostati i voli cominciati prima nella zona di Campo Marzio. Voli bloccati durante la guerra e ripresi nel 1947 con la costruzione dei nuovi edifici, ampliati negli anni Sessanta. "Oggi - aggiunge Bianchi - abbiamo davanti una sfida importante. Ma la storia ci ha insegnato che l’aeroporto può giocare davvero un ruolo importante".

“E adesso più rotte a prezzi accessibili”

Più rotte, che ora tra stabili e stagionali sono una decina, e prezzi accessibili. Ma intanto ripartiamo da una buona base di passeggeri e da conti sani. La nostra sfida è questa, anche se come Lugano Airport, possiamo arrivare sino ad un certo punto, per superare gli ostacoli serve anche altro", spiega Alessandro Sozzi, 45 anni, direttore dell’aeroporto di Lugano.

Etihad ha appena annunciato che dalla prossima estate offrirà due voli settimanali per Brest da Ginevra. Quante nuove rotte si apriranno a Lugano?

"Attualmente abbiamo Zurigo e Ginevra, come voli stabili da Lugano. La novità di quest’anno è Brindisi per le rotte stagionali, che va ad aggiungersi a Ibiza, Pantelleria, all’isola d’Elba e ai due voli per la Sardegna, su Cagliari e l’aeroporto Olbia-Costa Smeralda. A seconda degli anni c’è poi anche Catania".

Oltre questi, state lavorando a nuovi voli dall’aeroporto di Lugano?

"Sì, proprio in questi giorni stiamo mettendo a punto una nuova, importante rotta verso l’Italia. Una rotta orientata al segmento del business, un importante obiettivo. Siamo in dirittura d’arrivo con le trattative, proprio per questo non possiamo svelare ulteriori dettagli ".

In tutta Europa, la concorrenza per conquistare nuove fette di mercato e nuovi viaggiatori passa per i prezzi. I nostri resteranno sempre alti?

"No, perché già oggi sono, pur nell’ambito degli standard svizzeri, in calo. C’è da precisare che non siamo noi di Lugano Airport a fare i prezzi, ma sono le compagnie".

Ma dal vostro osservatorio che previsioni fate?

"I nostri prezzi già oggi sono appettibili, sono scesi sensibilmente e le compagnie puntano a nuove offerte. Quello che osserviamo è che c’è, esiste una tendenza generale verso il basso proprio per rendere accessibile il volo in aereo a una fascia sempre maggiore di popolazione".

I voli in partenza vanno bene. Ma quelli in arrivo in Ticino non sono ancora pochi?

"Noi possiamo attirare nuove compagnie, individuare nuove rotte, cercare di incrementare ancora di più i passeggeri nel segmento business, e soprattutto in quello turistico. Ma poi serve altro. E questo altro noi, come aeroporto, non lo possiamo creare. Ricordo che abbiamo registrato un incremento del 7,2 per cento di passeggeri, arrivando a quota 168mila".

Serve vendere il "prodotto Ticino"?

"Sì, bisogna creare le condizioni per attirare sempre più passeggeri e compagnie. Ma il Ticino deve essere venduto all’estero, così come la città di Lugano e le sue bellezze. Bisogna stimolare l’interesse e per fare questo ci sono enti e aziende".

Parla dell’ente del turismo?

"Non solo. Parlo degli hotel, del mondo della ristorazione, di tutto un settore, quello del turismo, che ha grandissime potenzialità e che si sta muovendo sino ad oggi con attenzione. E poi parlo delle associazioni imprenditoriali, degli industriali. Insieme, tutti insieme possiamo e dobbiamo fare di più".

Dunque secondo lei in Ticino servirebbe più marketing territoriale? "

Sì, ma di questo, io credo, siamo ormai consapevoli tutti. Cioè tutte le forze in campo che lavorano per promuovere e valorizzare il nostro territorio".

*originariamente pubblicato su Il Caffè, www.caffe.ch

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