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Ogni alba un lavoro diverso, il caporalato in regola dei frontalieri

Scritto da Anna Campaniello

Alle 5.25 un’auto con targa italiana si ferma davanti al cancello di un capannone in Strada della Stampa, a Davesco, zona industriale di Lugano. È una delle prime ad arrivare, ma nel giro di mezz’ora il passaggio diventa continuo. È la prima ondata di frontalieri: muratori, autisti, imbianchini, magazzinieri, operai. Varcano il confine prima dell’alba, vanno in azienda a prendere «le consegne». Perché ancora non sanno cosa faranno quel giorno, glielo dirà tra poco il «capo». In Canton Ticino, sono centinaia i lavoratori impegnati in queste società, in maggioranza italiani. Nei giorni scorsi, ha fatto scalpore la scelta dell’allenatore del Lugano Calcio, Paolo Tramezzani, che dopo una brutta sconfitta, ha portato i giocatori proprio a Davesco, all’alba, per mostrare loro «come lavora e suda i soldi la gente comune». Cioè persone di ogni età che si svegliano tra le 4 e le 5 del mattino per iniziare la giornata di lavoro. «A quest’ora almeno non abbiamo il problema del traffico» scherzano a Davesco. I capannoni sono chiusi, le luci spente. I lavoratori attendono l’apertura del cancello che poi si richiude alle loro spalle. In azienda ricevono le «consegne». Solo in quel momento scoprono dove si svolgerà la loro giornata.

Gianrico Betto, 67 anni, è partito alle 4.45 da Porto Ceresio, nel Varesotto. È il responsabile del magazzino di un’azienda luganese: «Sono qui da quattro anni, prima ho lavorato nel farmaceutico, ma sempre in Svizzera, in Italia ci sono poche opportunità». Luigi Manganiello lavora nella zona da oltre 15 anni. Arriva ogni mattina da Porlezza, nel Comasco e oggi si sposterà a Lumino, nel distretto di Bellinzona. «Avevo lavorato in Italia come escavatorista — ricorda — ma poi ho scelto la Svizzera. La paga è più alta e questo ovviamente conta, ma ci sono anche maggiori possibilità». Il collega Fabio Ciappini, 33 anni, da Rimini si è trasferito a Lugano sette anni fa: «Avevo una ditta che ho chiuso per la crisi. Ora vivo meglio e il lavoro mi dà soddisfazioni». Enzo Scandiffio è partito da Arcisate (Varese) poco dopo le 5 e ha percorso 42 chilometri: «Oggi sarà una giornata tranquilla. Lavorerò con l’autogru in centro a Lugano, trasferta brevissima. Sono frontaliere da 30 anni». Sta preparando il camion ma non sa ancora quale sarà la sua destinazione Francesco Angheloni, autista di Porlezza: «Carico e aspetto di sapere dove dovrò andare. Di solito esco dal magazzino attorno alle 6.30». Proseguirà il viaggio fino a Ponte Capriasca ma poi non dovrà più spostarsi Viviana Cassina, 50enne di Uggiate Trevano, operaia in una ditta di elettronica: «Sono frontaliera dal 2000 e non tornerei indietro. Faccio 80 chilometri al giorno, ma il salario è buono e la qualità del lavoro migliore». Sono passate le 6.30 e la zona industriale di Lugano ormai ha preso vita. È l’ora di massimo afflusso per i frontalieri, come dice la fila in dogana. I bar si affollano per la colazione. I lavoratori dell’alba stanno già riaccendendo i motori per il secondo viaggio della giornata.

Fonte: Il Corriere della Sera, www.corriere.it

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