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Frontiera

Frontiera (329)

di Libero D’Agostino* Dal primo scudo fiscale alla voluntary disclosure. Sono passati tredici anni, ma la storia si ripete. Ritorna la stagione dei grandi ammanchi nei conti dei clienti italiani custoditi nei forzieri ticinesi. Evasori fiscali, ma non solo, che ora, con la dichiarazione volontaria sui capitali depositati all'estero, vorrebbero regolarizzare la loro posizione con l'erario italiano, ma scoprono i loro patrimoni bucherellati come una forma di emmentaler. Erosi da indebite appropriazioni o da investimenti sin troppo spericolati. Il Caffè ne aveva dato notizia domenica scorsa (servizio da noi pubblicato domenica scorsa, n.d.r.) e altre indiscrezioni raccolte sulla piazza finanziaria confermano un fenomeno di cui è però difficile quantificare la portata, visto che non si fanno denunce in magistratura per evitare che al danno si aggiunga la beffa di restare scoperti col fisco italiano.
di Libero D’Agostino* La "voluntary disclosure", la dichiarazione spontanea per capitali depositati all'estero, non è ancora entrata in vigore in Italia, ma sulla piazza finanziaria ticinese si sentono già i primi duri contraccolpi. Alcuni clienti italiani chiedendo il rendiconto sui depositi, per regolarizzare la loro posizione col fisco, hanno avuto la brutta sorpresa di scoprire pesanti ammanchi sui loro conti bancari in Svizzera. Perdite che non sempre sarebbero giustificate dall'andamento dei mercati azionari e valutari. "Sulla piazza se ne parla da qualche mese, del resto la stessa cosa era avvenuta anni fa ai tempi dei vari scudi fiscali che avevano portato allo scoperto anche una gestione a dir poco spregiudicata dei depositi dei clienti italiani.
Jörg, il suonatore ambulante più famoso del Ticino, come ogni anno sotto il periodo natalizio gira per le strade del Cantone allietando i viandanti con la sua musica. E chi non lo conosce! La barba lunga e rossa, l’immancabile organetto, il pacioso sorriso. D’estate, d’inverno, avanti e indietro per il lungolago, il parco Ciani e le vie del centro di Lugano, avvistato frequentemente in altre località del luganese e più volte pure in Italia. Ma quest'anno qualcosa è andato storto. C'è chi, la sua musica, non l'ha apprezzata per niente. Si tratta della direttrice di un prestigioso negozio di via Nassa a Lugano, che ha cacciato in malo modo il suonatore ambulante. "La sua musica dà fastidio", sarebbe il motivo che ha indotto la direttrice, tramite gli addetti della sicurezza del negozio, ad allontanare Jörg. Quest'ultimo se n'è andato via senza replicare.
di Clemente Mazzetta* Dalle fiere erotiche, ai locali a luci rosse, dai siti dell'hard on line agli annunci porno. Il Ticino è sempre più un territorio del sesso "facile". Zona franca della prostituzione. Fama rafforzata dalla prossima edizione di Extasia a Lugano, una fiera dell'erotismo che il sito web ufficiale della città propaganda come "evento che richiama un vasto pubblico svizzero e straniero". Manifestazione che ha suscitato la protesta di una Chiesa evangelica e un'alzata di spalle del municipale "al turismo" il leghista Lorenzo Quadri: "Extasia è perversa come una puntata dei Barbapapà". Date queste premesse, la petizione lanciata dei pastori evangelici per vietare la fiera del sesso ("La salute sessuale, psicologica, fisica e morale della nostra popolazione non può essere barattata con un introito economico") pare destinata a finire in un nulla di fatto.
Nella Svizzera francese due grandi banche corteggiano i frontalieri, studiando un'ottimizzazione fiscale su misura. In Ticino, al contrario, si escogita quanto possibile per mettere loro il bastone tra le ruote, e poco importa se i frontalieri italiani fruttano almeno mezzo miliardo di franchi all'anno all'economia della regione. Oltre, naturalmente, al valore creato con il loro lavoro. "È presto per valutare quali strumenti vogliano proporre, ma è ovvio che nella Svizzera francese le banche non hanno nessun interesse a perdere una parte consistente della loro clientela come quella rappresentata dai lavoratori, risparmiatori e investitori frontalieri - commenta Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie della Supsi -. Si fa un gran parlare, da noi, dell'aumento del moltiplicatore d'imposta che dovrebbe portare una ventina di milioni in più, ma è solo una piccola parte del gettito fiscale alimentato dai lavoratori stranieri".
di Mauro Spignesi* Alle ultime elezioni comunali a Lugano, nelle liste del Plrt, si era presentato così: "Mi chiamo Davide Enderlin e sono attivo nel settore della consulenza alle aziende come imprenditore. Di alcune di queste sono attivo proprio come azionista". E poi, quando erano cominciati i suoi guai con la giustizia, per il fallimento della Ed. Im Suisse, di cui era presidente, si era difeso: "Io sono in 142 società, ne sono fallite due...". Ed è proprio attorno a queste società che ruota il filone ticinese dell'inchiesta che ha portato nei giorni scorsi ad una perquisizione negli uffici luganesi di Enderlin (da mesi a Como dopo il carcere in Liguria con l'accusa di riciclaggio) e all'arresto di un suo ex socio e di Gintare Kubiliute. Un'affascinante ragazza lituana, più conosciuta in Ticino (dove risiede da anni) come Ginta Biku.
di Libero D’Agostino* Un fisco tagliato su misura per le multinazionali. Per uno scandalo che sta facendo tremare il Lussemburgo, uno dei Paesi fondatori di quell'Unione Europea che sulla fiscalità compiacente e il segreto bancario ha messo in croce la Svizzera. "Certo l'Ue non ci fa una bella figura, vista la pressione esercitata sino adesso sulla Confederazione e considerato anche che il sistema lussemburghese va avanti da molto tempo", osserva Paolo Bernasconi, docente di diritto penale dell'economia e attento osservatore dell'evoluzione della fiscalità internazionale. Ma Bernasconi avverte: "Il terremoto scatenato con le rivelazioni del caso LuxLeaks non resterà confinato nel Granducato e nell'Ue, gli effetti si faranno sentire in Svizzera che fa anche largo uso della stessa tassazione speciale per i grandi gruppi stranieri.
di Libero D’Agostino* "Il Ticino non può fare a meno di collaborare con l'Italia". Per il consigliere diplomatico Francesco Quattrini non ci sono altre scelte. Nonostante gli attriti con Roma su fisco e frontalieri, il delegato del Cantone ai rapporti transfrontalieri e internazionali è chiaro: "La necessità di questa collaborazione non è una semplice opzione, ma una strada obbligata. Il nostro sviluppo economico, culturale e sociale è legato a quello dell'Italia". Eppure tensioni e timori si avvertono su entrambi i lati della frontiera. I Comuni di confine temono che il nuovo accordo sull'imposizione dei frontalieri, con la tassazione dei salari divisa tra Svizzera e Italia, li penalizzi. Che Roma trattenga una quota maggiore delle imposte, per cui mancherebbero loro i fondi per servizi e infrastrutture di cui si avvantaggia, alla fine, pure il Ticino.
di Mauro Spignesi* Casse vuote e più disoccupati. L'incubo dei sindaci dei Comuni lungo la linea di frontiera arriva dalle trattative fiscali tra Italia e Svizzera. E soprattutto dall'orientamento che sta emergendo dal dibattito sulla nuova imposizione per i frontalieri. Non più il vecchio e contestato sistema dei ristorni che la Confederazione riversa a Roma, come ha spiegato al Corriere del Ticino Vieri Ceriani, capo negoziatore per l'Italia, ma un cambio di paradigma, che prevede una tassazione del salario praticamente divisa fra i due Stati. Un sistema che potrebbe penalizzare i Comuni di confine, poiché Roma potrebbe trattenere una quota maggiore delle imposte, riversando loro meno soldi.
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