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Frontiera

Frontiera (338)

di Mauro Spignesi* Casse vuote e più disoccupati. L'incubo dei sindaci dei Comuni lungo la linea di frontiera arriva dalle trattative fiscali tra Italia e Svizzera. E soprattutto dall'orientamento che sta emergendo dal dibattito sulla nuova imposizione per i frontalieri. Non più il vecchio e contestato sistema dei ristorni che la Confederazione riversa a Roma, come ha spiegato al Corriere del Ticino Vieri Ceriani, capo negoziatore per l'Italia, ma un cambio di paradigma, che prevede una tassazione del salario praticamente divisa fra i due Stati. Un sistema che potrebbe penalizzare i Comuni di confine, poiché Roma potrebbe trattenere una quota maggiore delle imposte, riversando loro meno soldi.
di Clemente Mazzetta* Questo Cantone non fa... impresa. "Non solo manca una concreta attenzione alle esigenze degli imprenditori, ma si sta instaurando un clima ostile all'economia", dice al Caffè Stefano Modenini, direttore dell'Aiti, l'Associazione industrie ticinesi. "Oggi per il solo fatto di assumere frontalieri, gli imprenditori vengono demonizzati", rincara Luca Albertoni, direttore della Cc-Ti, la Camera di commercio ticinese. Bei tempi quando Ugo Sadis, allora ministro dell'Economia, prometteva di "tutelare lo sviluppo industriale, quello esistente e quello futuro". Era il 1977. Ma da allora, in quasi quarant'anni, si possono contare sulle dite della mano i consiglieri di Stato che, per formazione e vocazione, si sono identificati con le ragioni dell'economia.
Unia chiama a raccolta i frontalieri, ma non solo. Attraverso un'azione di volantinaggio intrapresa nelle diverse dogane lombardo-ticinesi, il sindacato sta organizzando riunioni per dare una scossa ai lavoratori del Cantone. Il messaggio è chiaro: i lavoratori italiani e svizzeri in Ticino si devono unire per migliorare la realtà lavorativa su tutto il territorio cantonale. “Rafforzare i diritti contrattuali e introdurre salari minimi è l’unica soluzione per migliorare il mercato del lavoro e arginare le politiche dei datori di lavoro che sfruttano le condizioni attuali calpestando spesso la dignità delle persone”, viene spiegato.
Il Consiglio regionale lombardo ha confermato l’approvazione unanime della risoluzione sulla Macroregione alpina Eusalp che aveva già incassato il via libera di tutte le forze politiche in sede di votazione in Commissione speciale Rapporti tra Lombardia, Confederazione Elvetica e Province autonome. Con 48 voti a favore, l’Aula ha approvato i contenuti della risoluzione inerente la partecipazione dello stesso Consiglio alla consultazione pubblica “Una strategia UE per la regione alpina EUSALP”.  Relatore del provvedimento era il presidente della Commissione speciale, la varesina Francesca Brianza (Lega Nord), nella foto, che ha spiegato come “con la risoluzione approvata oggi il Consiglio Regionale partecipa a pieno titolo alla consultazione per la definizione della strategia macroregionale alpina, evidenziando come priorità la difesa idrogeologica e ambientale, il sostegno delle Piccole e Medie Imprese, l’accessibilità infrastrutturale e la cultura omogenea.
Mendrisiotto, terra di frontiera: luogo comune o realtà contingente del distretto più meridionale della Svizzera? E’ il tema di una importante mostra, ospite negli spazi di Casa Croci del Museo d'Arte di Mendrisio (Ticino) fino al gennaio 2015, che prende spunto da precise ricorrenze. Siamo a duecento anni dal Congresso di Vienna (1814-1815), cento dall’inizio della Grande Guerra, settanta dalla fine del secondo conflitto mondiale. I fatti storici ricordati hanno avuto importanti implicazioni per i confini del Ticino. Essere al di qua o al di là di un crinale, di un fiume, di un percorso che attraversa boschi o campi, intuibile dalla presenza di cippi, può significare molto.
di Discantabauchi* E’ oro quel che luccica. Caro fisco, ti fotto così… Sfogliando qua e là la stampa svizzera, si inciampa volentieri in servizi che spiegano nel dettaglio come è possibile aggirare le tormentate regole che avrebbero dovuto far cadere il mito dei paradisi fiscali o, almeno, quell’angolo in cui mettere al riparo dallo Stato italiano i risparmi tassati più volte, giusto per rispettare il principio che guadagnare è un reato e che risparmiare è un secondo lavoro da cui il fisco deve trarre a sua volta guadagno. Sì, noi lavoriamo, l’erario passa a incassare lo stipendio. E allora? Non c’è proprio niente da fare, a parte avere colossali montagne di milioni di euro da nascondere a Hong Kong, Montecarlo o in altri paradisi?
L’ipotesi di reato per riciclaggio che ha coinvolto i vertici della Consulgroup SA di Rancate e che ha portato al fermo di una persona potrebbe estendersi anche alla gestione delle cassette di sicurezza affittate dalla società a privati. La fiduciaria occupa infatti gli spazi dove prima sorgeva la filiale della banca Raiffeisen di Rancate, la quale disponeva di questi servizi per i propri clienti. Quello della ditta del Mendrisiotto, però, non è un caso isolato. Il fenomeno di fiduciarie che si spostano per occupare i locali lasciati liberi da istituti bancari è noto, non è ancora stato quantificato e preoccupa il settore.
di Ottavio Besomi* Il grido (di dolore, ammetto) "Addio Lugano bella: i frati vanno via", lanciato sul Giornale del Popolo poche settimane fa, e ripreso da Giuseppe Zois sul Caffè, lascia il posto in me a più quieta riflessione, non però meno preoccupata. Cerco di guardare le cose con lucidità. Dagli interventi che ho avuto modo di conoscere, non mi sembra che lo svuotarsi del convento di Lugano dei frati, che vi hanno casa da secoli, sia stato colto nella sua gravità. Soprattutto sorprende, ma forse non poi tanto, l'assenza di voci preoccupate della cultura e della politica. Può darsi che la cosa non interessi, e che la decisione di sciogliere la fraternità luganese venga accolta come un caso qualsiasi di ristrutturazione o di eliminazione di un organismo. In questo caso, la comunità laica e religiosa della regione non merita forse altro; non ho elementi per dire di più.
Sono quattro i No espressi dagli elettori ticinesi: alle bocciature dei quesiti federali si sono aggiunte quelle dei temi in votazione cantonale, tra i quali il decreto legislativo contro il credito per la partecipazione a Expo 2015. E qui di seguito ci limitiamo a riportare i principali commenti riguardanti proprio quest’ultimo risultato perché interessa tutta l’Insubria. Con una considerazione inevitabile da parte nostra, insubri lombardi. Questa volta, a differenza di altri quesiti del recente passato inerenti questioni transfrontaliere, come il caso dei frontalieri, il No ticinese accontenta tutti, soprattutto il settore turistico lombardo che vede uscire di scena o ridimensionato un pericoloso concorrente. Il populismo molte volte sconfina nell’autolesionismo, dispiace soprattutto per gli imprenditori ticinesi, ma lo show deve continuare e questa volta almeno il settore turistico lombardo, soprattutto dei laghi, ringrazia.
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