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Frontiera

Frontiera (326)

di Gabriele Catania* Dal Canton Grigioni al Trentino Alto-Adige, dalla Valtellina all'altopiano veneto di Asiago: in Svizzera come in Italia si torna a parlare di orsi bruni, e con toni non sempre pacati. Anzi: in Italia divampano le polemiche dopo la morte di Daniza, orsa di 18 anni che le autorità cercavano di acciuffare da quasi un mese, e che sembra non aver sopportato la dose di anestetico iniettatole durante il tentativo di cattura. L'orsa era diventata un caso nazionale dopo che a metà agosto aveva ferito, in un bosco del Trentino, un cercatore di funghi avvicinatosi troppo a lei e ai suoi due cuccioli. D'altra parte lo dice pure la Bibbia: non c'è peggior furia di "un'orsa in collera che protegge i figli".
Toh! Rispunta la Regio Insubrica. Quasi dimenticata, la comunità di lavoro transfrontaliera, nota ai più per essere stata una bella idea rimasta sulla carta, tante parole e pochi, pochissimi fatti, con intorno tanta politica salottiera e poca concretezza, torna a farsi sentire per una notizia che sembrerebbe delineare l’imminente fine del carrozzone italo-ticinese. Lunedì 29 settembre a Varese l’organismo si riunirà in assemblea straordinaria per stabilire se dar vita ad un “Gruppo europeo di cooperazione territoriale” che comprenda le attuali province lombarde e piemontesi accanto al Canton Ticino. Se il piano venisse approvato, per la Regio Insubrica sarebbe appunto la fine.
di Libero D’Agostino* Della Grandeur di qualche anno fa, quando tutti guardavano alla Nuova Lugano con ammirazione, è rimasto poco. Sono rimasti invece l'estensione del territorio con l'aggregazione degli altri Comuni, l'aumento della popolazione, con relativi costi in aumento, e un'amministrazione cittadina elefantiaca: in totale 2.318 dipendenti. Dal 2004, con le fusioni comunali, nell'organico sono confluiti ben 500 collaboratori in più. Il personale alla Città costa oggi 191 milioni di franchi all'anno, a fronte di soli 203 milioni di entrate fiscali, assottigliate drasticamente dal crollo della piazza bancaria.  È cresciuta in fretta Lugano, ora è in piena crisi finanziaria, ma non è certo alla canna del gas.
di Patrizia Guenzi* Scienza, medicina, ricerca, università. Idee e progetti per trasformare il Ticino del 2020 nel cantone dell'eccellenza sanitaria non mancano. Il Caffè, concludendo con questo servizio la lunga inchiesta sulle proposte che potrebbero fare la differenza fra un "cantone a rimorchio" e una realtà che gioca invece la carta dell'innovazione, concentra l'attenzione sulla sanità. Settore su cui i politici, una volta tanto, ritrovano una certa coesione ipotizzando, seppur con accenti diversi, uno scenario di crescita qualitativa e occupazionale. Le basi oggettivamente ci sono, grazie anche ad un gruppo di precursori che hanno realizzato il Cardiocentro, l'Istituto di ricerche in biomedicina di Bellinzona, l'Istituto oncologico, che negli ultimi 15 anni hanno fatto registrare al Ticino livelli di fama internazionale.
Riceviamo da Nord Democratici e volentieri pubblichiamo* Sei una commessa? un artigiano? un libero professionista? un negoziante? un imprenditore edile? Chiunque tu sia se abiti nelle provincie della fascia di confine il problema dei frontalieri ti riguarda! Ti spieghiamo il perché. Il 3 Ottobre del 1974 Italia e Svizzera siglarono un patto BILATERALE che stabiliva quali fossero le condizioni alle quali, chi risiede nella fascia di confine di entrambe i territori, deve subordinarsi per poter lavorare come NON residente, figura conosciuta più comunemente come FRONTALIERE, sia Italiano in Svizzera che viceversa. Fra le cose interessanti c'era e c'è tutt'ora la questione del ristorno da parte delle casse Svizzere di una "ritenuta alla fonte" sul lordo pari al 38% con destinazioni i Comuni dei lavoratori stessi.
di Mauro Spignesi* Nascita, crescita, declino, rilancio. Il distretto della moda, quella Fashion Valley ticinese rinata dalle ceneri delle camicerie e dell'industria tessile che un tempo segnava un'importante voce economica nel Mendrisiotto, ha chiuso il cerchio. Dopo essere ripartita dalla logistica, dalle diverse aziende internazionali che hanno scelto il Ticino come base per poi spedire i propri articoli in tutto il mondo, pian piano si sta riorientando con successo verso la produzione. Oltre cinquemila dipendenti, una cinquantina di società, e un giro d'affari di circa 10 miliardi di franchi, sono i numeri di un consolidamento ormai stabilizzato.
Quest'anno la Conferenza degli ambasciatori organizzata dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) si terrà a Lugano dal 18 al 21 agosto. In tale occasione saranno trattati argomenti che ruotano attorno a "diplomazia e promozione economica", informa in una nota odierna il Canton Ticino. Sono attesi numerosi consiglieri federali e oltre 200 rappresentanti della Svizzera all'estero. Ad aprire l'evento sarà un saluto del presidente della Confederazione nonché ministro degli esteri Didier Burkhalter. Le giornate prevedono diversi atelier di approfondimento, una serie di visite in varie regioni del cantone e un incontro con la popolazione previsto per lunedì pomeriggio.
Una nuova società, interamente comunale, gestirà in modo diretto la casa da gioco di Campione e Massimo Ferracin è il presidente. Campionese di origini, cittadino italiano e svizzero, con studio a Lugano: l'avvocato Massimo Ferracin è il presidente della nuova società Casinò di Campione SpA, interamente comunale, che sta assumendo la gestione diretta della casa da gioco dell'enclave. Massimo Ferracin, che fu in Consiglio comunale, a Campione d'Italia, dal 1984 al 1994, nel decennio, cioè, della "ricostruzione" dopo i fatti del novembre 1983, quando il Casinò aveva dovuto chiudere per un paio di mesi, è stato chiamato ad un incarico di particolare responsabilità nel momento in cui il Comune, per la prima volta nella sua storia, acquisisce in proprio la gestione della casa da gioco, motore dell'intera comunità.
Un no secco, deciso, inappellabile. È quello che da Bruxelles è arrivato fino a Berna, sulla rotta tracciata dall’accordo di libera circolazione delle persone. Sottoscritto il 21 giugno 1999 da Svizzera e Unione europea, il trattato era stato messo in dubbio nel febbraio di quest’anno, quando il referendum contro l’immigrazione di massa aveva riscontrato il 50.3% di sì (e nel Canton Ticino si era addirittura sfiorata quota 70%). Il testo della consultazione riguardava il nuovo articolo 121 della Costituzione federale, che tra le altre cose prevedeva l’introduzione di «tetti massimi e contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa» in territorio elvetico, tetti che «devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli svizzeri» e che «devono comprendere anche i frontalieri».

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