Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Frontiera

Frontiera (326)

Via libera dal Consiglio Regionale al PLP (progetto di legge al Parlamento) per l’istituzione delle Zone Economiche Speciali. "E' un segnale importante e un primo traguardo per uno dei progetti che la Giunta Maroni ha fortemente voluto e che punta a ridare competitività a un territorio da sempre trainante per il Paese, ma che adesso sta perdendo la sua forza produttiva e la capacità occupazionale - spiega la consigliera regionale varesina Francesca Brianza. La proposta di Legge al Parlamento è stata formulata su un'area omogenea e non troppo estesa, dove adesso vige lo sconto benzina, in modo da evitare il più possibile discussioni e lungaggini burocratiche. Il testo punta a frenare il trasferimento di aziende lombarde verso il Ticino, frenando il fenomeno del frontalierato e garantendo opportunità per i giovani.
Via libera alle Zone Economiche speciali (Zes). Il primo sì alla proposta di legge al Parlamento è avvenuto oggi da parte della Commissione Bilancio che dopo settimane di incontri e approfondimenti ha approvato a maggioranza il provvedimento che riguarda la fascia di territori al confine con la Svizzera. "E' un primo importante traguardo che dimostra la volontà di Regione Lombardia di porre un argine al fenomeno della delocalizzazione delle imprese - commenta la consigliera regionale lombarda Francesca Brianza -. Oggi, a causa della ormai insostenibile pressione fiscale italiana, molti imprenditori preferiscono trasferire l’attività nella Confederazione, con il conseguente aumento di disoccupazione e di progressivo impoverimento dei territori di confine.
«La professionalità dei lavoratori frontalieri della provincia di Varese che rappresentano il 42% della manodopera qualificata che lavora in Canton Ticino va tutelata in tutte le forme a fronte di un importante contributo allo sviluppo dell’economia sia della Svizzera che dell’Italia e specialmente dei comuni di confine della Provincia di Varese. Ritengo che, nell’ottica dei rapporti di buon vicinato e di cooperazione transfrontaliera in numerosi campi oltre al mantenimento di relazioni di piena e proficua collaborazione fra i due Paesi, vadano messi in campo tutti gli strumenti utili per favorire una soluzione che non porti a discriminare né i lavoratori italiani, né le loro famiglie che sarebbero pesantemente colpite da tale piano, né tantomeno l’economia locale dei comuni di confine».
Non ci sarà alcun blocco del ristorni fiscali dei frontalieri. Lo ha deciso mercoledì il Consiglio di Stato, dopo che la proposta - sostenuta dai leghisti Norman Gobbi e Claudio Zali - è stata messa all'ordine del giorno e votata in seno allo stesso collegio governativo. Manuele Bertoli (PS), Laura Sadis (PLR) e anche Paolo Beltraminelli (PPD) hanno detto di no. Le imposte alla fonte prelevate ai frontalieri - di cui ogni anno il Cantone riversa poi il 38,8% a Roma, che poi lo distribuisce a sua volta ai Comuni italiani della fascia di confine - continueranno dunque a seguire il consueto iter, in attesa che Roma e Berna concludano le trattative fiscali avviate ormai da anni, quale appendice dell'accordo sulla doppia imposizione.
di Omar Ravani* Mentre l'economia privata supplisce alle mancanze della politica, ferma a tentennare tra il sì e il no al finanziamento per la presenza del Ticino a Expo 2015, il Sud delle Alpi si ritrova nelle veste di "osservato speciale" dal resto della Confederazione. Nei giorni scorsi gli ambienti finanziari ed economici - l'Associazione bancaria, i "Grandi distributori" (Disti) e l'imprenditore Silvio Tarchini - si sono detti pronti a sostenere concretamente il progetto per Milano. Ciò ha convinto il governo ticinese a confermare la presenza del Cantone nonostante la spada di Damocle del referendum voluto dalla Lega.
Ultimo, e decisivo, atto oggi al Consiglio nazionale per la petizione dell'UDC ticinese, corredata di 5488 firme, consegnata lo scorso febbraio dal granconsigliere ticinese Eros Mellini alla Cancelleria federale con cui si chiedeva al Consiglio federale di denunciare gli accordi di Schengen. Come proposto dalle commissioni per gli affari esteri dei due rami del parlamento, il plenum ha deciso di non trasmettere la proposta democentrista all'esecutivo. Per la maggioranza dei membri delle due commissioni, i vantaggi della partecipazione elvetica a Schengen superano gli inconvenienti. Al pari del governo federale, la maggioranza dei commissari crede che una denuncia di tale accordo sarebbe controproducente, soprattutto in termini di sicurezza.
Per la prima volta il Casinò di Campione di Italia sale sul podio dei maggiori incassi europei, al terzo posto, con 91 milioni di euro di incassi. I dati sono stati pubblicati sul magazine Gioconews che ha la classifica dei casinò europei appartenenti all'European Casino Association in termini di incassi di gioco nell'anno 2013. Al secondo si posiziona il casinò ellenico Regency Montparnasse, con 93 milioni di euro. Mentre il leader è il Casinò parigino (Enghien) del gruppo Barriere con 154 milioni di euro. Al vertice della classifica troviamo altri due casinò ellenici con 80 milioni di euro di incassi, il Casinò Regency Thessaloniki e il Club Casinò Loutraki, già leader europeo in passato,
Una sempre più intensa collaborazione culturale con la Svizzera, non solo con il Canton Ticino con cui sono in corso da tempo diverse progettualità, ma anche con altri Cantoni come i Grigioni e più in particolare la Valposchiavo, con cui sviluppare importanti iniziative anche in vista di Expo. L'argomento è stato al centro di un incontro tra l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, Cristina Cappellini e la Commissione speciale rapporti Regione Lombardia-Confederazione Elvetica e Province Autonome, presieduta dalla consigliera regionale varesina Francesca Brianza (Lega Nord). In agenda una serie di progettualità, tra le quali non mancano quelle riguardanti Varese, che si inseriscono nell'ottica di una maggiore condivisione a livello macroregionale e insubrico "per connotare sempre più le nostre realtà territoriali sotto il profilo culturale", sottolinea Francesca Brianza.
di Clemente Mazzetta* Se i frontalieri scegliessero la tassazione ordinaria, ossia come i residenti, e non più quella alla fonte, quanto ci perderebbe il fisco elevetico? Ma, ancora, quanto resterebbe nelle casse del Ticino, che discute sempre se riversare o meno all'Italia una sessantina di milioni (pari al 38,8% delle imposte pagate direttamente sulla busta paga dai frontalieri)? Domande che s'intrecciano con domande, ipotesi che si incrociano con ipotesi; anche il Consiglio di Stato sta cercando di capire meglio, ma è allarmato per un possibile "danno economico". Calcolare esattamente i pro e i contro è però complicato.

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

 

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Scrivi alla Redazione

Puoi scriverci al seguente indirizzo:

bollentini@labissa.com

 

 

 

Seguici anche su:

Realizzato da: Cmc Informatica e Comunicandoti