Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Frontiera

Frontiera (326)

Tutto comincia quando un ex gessatore residente a Lamone (nei pressi di Lugano, n.d.r.), e accusato d’aver ucciso un cinquantenne di Varese a Cugliate Fabiasco, decide di parlare. La magistratura italiana antimafia riempie in pochi giorni centinaia di pagine di verbali, zeppi di nomi, fatti, località. Poi d’improvviso, forse spinto dai familiari, il pentito smette di collaborare. E siccome a questo punto per legge non può ottenere sconti di pena, si finge pazzo per evitare una condanna all’ergastolo. Ma non ritratta le sue dichiarazioni. E da queste parte una indagine tra omicidi, racket, traffico d’armi e di droga. Un’inchiesta complicata, che si ferma, poi riparte. Passa da un magistrato all’altro, da un investigatore all’altro. Dura dieci anni e viene continuamente aggiornata tra personaggi che scompaiono e riappaiono. Svela una strategia a tenaglia con cui i clan che controllano da una parte il Comasco e dall’altra il Varesotto stringono ai fianchi…
La linguistica storica ha sempre mostrato un grande interesse per le zone di confine e, in generale, per tutte quelle situazioni che favoriscono lo scarto dalla norma, che producono «anomalie», lasciando così intravedere più chiaramente che altrove gli «ingranaggi sociali» del linguaggio. Sandro Bianconi, nel libro Lingue di frontiera. Una storia linguistica della Svizzera italiana dal Medioevo al 2000, Edizioni Casagrande, 2001, Bellinzona, individua le radici remote delle importanti differenze tra le realtà sociolinguistiche delle regioni prealpine e ne illustra l’evoluzione attraverso i secoli, assumendo come criterio e ipotesi esplicativa di fondo la frontiera e le dinamiche socio-economiche-culturali ad essa collegate: nella fattispecie la contiguità con il mondo tedesco e il ruolo dei flussi migratori, dapprima verso la Toscana e poi verso l’Europa intera. Tra i capitoli più rilevanti, si possono annoverare quelli dedicati alle varie modalità del processo di italianizzazione e alfabetizzazione sociale tra Cinquecento e Ottocento, in cui si…
Dopo aver atteso che i contribuenti con capitali nascosti all’estero facessero il primo passo con la voluntary disclosure «1.0», ora è il fisco a muoversi. L’agenzia delle Entrate sta, infatti, preparando le richieste collettive di dati. In pratica, l’amministrazione finanziaria italiana busserà alle porte dei “colleghi” esteri per ottenere dalle banche dei loro Paesi i nominativi e le informazioni sui contribuenti italiani titolari di posizioni. Si parte dalla Svizzera, ossia dal Paese da cui è emerso il 70% delle attività con l’ultima operazione di rientro dei capitali. Un’iniziativa che replica quelle già avviate da Olanda e Francia (e più di recente da Madrid) e per le quali gli istituti di credito elvetici hanno avviato una formazione interna proprio per rispondere alle richieste. Un punto di partenza, dunque. Un passaggio per aumentare il patrimonio informativo già disponibile e già incrementato attraverso le pratiche delle quasi 130mila richieste complessive di adesione alla…
Se a metà Ottocento uno "spettro" si aggirava per l’Europa, ed era una presenza che comunque aveva dimensioni un filino più elevate, adesso un "mostro" si aggira nel Ceresio. Secondo gli esperti, i quali ipotizzano che l’enorme pesce siluro sia arrivato sfruttando la scala di monta alla diga sul fiume Tresa, il mostro è già da due anni nelle acque luganesi, ma i suoi avvistamenti non hanno nulla da invidiare a "Nessie", il misterioso animale marino che nelle Highlands scozzesi vanta un migliaio di avvistamenti negli ultimi 50 anni. Era dal 2014 che il Ceresio non attirava attenzione per delle presenze inquietanti. In quell’estate, infatti, dall’acqua del lago spuntò una gigantesca coda di balena, affiorante per almeno sette metri. Ma quella era un’installazione artistica, "Save the Whale", realizzata da Alex Dorici, per l’Urban Art Festival di Lugano. Insomma, non era certo un "mostro" adatto ad ispirare leggende, come l’abominevole uomo…
Chi scende dal nord, come gli antichi viaggiatori sulla linea del Gottardo, insieme ai paesaggi urbani e alla campagna che cambia colore con le stagioni, vede scorrere in successione una serie di stazioni. Edifici che hanno visto arrivare le locomotive che sbuffavano via il fumo nero e che oggi sono tappa di motrici e carrozze, "missili" di design spinto sull’alta velocità. Ed è così se, appunto, si viaggia da Amburgo a Milano, facendo fermata a Colonia, Francoforte, Zurigo, Lugano. E Bellinzona, che la nuova linea Alptransit ha fatto diventare la "porta del Ticino".  È il segno del cambiamento dei tempi, dell’avanzare della tecnologia. "Perché oggi le stazioni non sono solo cambiate architettonicamente, ma hanno subito una lenta metamorfosi che le ha trasformate, in alcuni casi, da spazi sociali in gran bazar", spiega Gianni Biondillo, architetto e scrittore, docente all’Accademia di Architettura di Mendrisio, di "elementi di psicogeografia e narrazione del…
Questi monti che si tuffano nell’acqua azzurra erano la terra dei contrabbandieri raccontata dallo scrittore Piero Chiara. Ma la gente del lago oggi conta gli incendi dolosi, dodici soltanto dallo scorso novembre. E impara i nomi di chi, in questa zona di confine, ha trovato il modo di comandare con le leggi alla rovescia della ‘ndrangheta. Bruciano le macchine, s’incendiano i camion e si raccontano storie che puzzano di mafia. Si narra, adesso, la storia di due clan calabresi che hanno deciso di prendersi l’ultimo pezzo d’Italia, che da Ponte Tresa arriva fino a Luino, e buona parte della Svizzera. Trafficando armi ed esportando cocaina, trasformando i soldi in case, villette e locali. Un «patto mafioso» che vede dietro a estorsioni, incendi e omicidi i terribili Torcasio di Lamezia Terme e l’élite della cosca Ferrazzo di Mesoraca in provincia di Crotone sovraintendere al traffico di droga e a quello di…
Chissà che fine avrà fatto Giovanni Verace di Torre Annunziata, in Campania, arrivato a Ponte Chiasso in una calda estate del 1965 insieme al cugino. La sua storia era stata raccontata in un vecchio servizio sull’emigrazione italiana nella Confederazione, da Gianni Roghi, allora inviato dell’Europeo. Verace era giunto con una valigia di "cartone pressato color salmone" e un foglietto rosa in mano, e si era presentato in un corridoio buio con delle panche, qui aveva chiesto al funzionario federale di poter entrare in Svizzera per lavorare. Sentendosi rispondere che poteva passare la frontiera "solo se avete un contratto di lavoro firmato e il permesso di soggiorno". A quei tempi la forza lavoro italiana corrispondeva al 71.5 per cento del totale dei lavoratori stranieri nella Confederazione. Quello raccontato dall’Europeo era uno spaccato su uno fenomeno in crescita negli anni Sessanta e ripreso in questi ultimi  anni. Lo ha messo a fuoco…
Fine di un mito? Le Ferrovie Federali Svizzere non sono più quelle di una volta? Addio puntualità, ordine, pulizia? A leggere la stampa ticinese oggi sembrerebbe di si o per lo meno tanti sono i motivi di preoccupazione. Il Corriere del Ticino ha pubblicato un sondaggio tra gli utenti abituali delle ferrovie e le risposte alle più semplici e banali domande sull’efficienza delle stesse sono disarmanti. La scintilla per trattare l’argomento e svelare l’arcano l’ha dato l’immancabile post su Facebook di un giornalista, tale Claudio Carrer, «c'erano una volta le Ferrovie federali svizzere». E segue una testimonianza costellata di peripezie e contrattempi tra ritardi, mancate coincidenze, disagi vari. Ma appunto, è dal sondaggio del cdt che emergono i dati più sconfortanti, con viaggiatori arrabbiati alle prese con gli immaginabili disservizi. Pare che si tratti di rimostranze già note e alle quali le FFS stanno cercando di dare risposte e porre…
Il 26 settembre scorso la Confederazione elvetica ha depositato lo strumento di ratifica presso l’Ocse della Convenzione sull’assistenza amministrativa in materia fiscale. Un passo deciso in avanti verso la trasparenza della Svizzera, che insieme ad altri 104 Paesi ha aderito a questo modello di convenzione multilaterale predisposto dall’Ocse. Il cammino è partito da lontano: il modello di convenzione era stato, infatti, modificato in ambito Ocse attraverso un protocollo di modifica della convenzione che la aggiornava per tutti gli Stati membri ai nuovi standard sulla trasparenza e cooperazione internazionale, aprendo la facoltà per la sua sottoscrizione il 27 aprile 2010. La Svizzera ha poi proceduto alla sottoscrizione del testo così emendato di convenzione il 15 ottobre 2013, provvedendo solo nel corso del 2016 sia alla sua ratifica interna, sia al deposito presso l’Ocse. Con tale tempistica l’entrata in vigore della convenzione è prevista per il 1° gennaio 2017. All’accordo internazionale partecipano…

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