Claudio for Expo

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Frontiera

Frontiera (326)

In tutte le regioni svizzere che accolgono manodopera frontaliera è scoppiato un vero e proprio caso: l'aumento dei costi di gestione dei conti da parte delle principali banche e, ultimamente, anche di Postfinance, da sempre l'istituto di credito di riferimento per i frontalieri. Uno degli effetti più tangibili della fine - di fatto - del segreto bancario è senza dubbio l'aumento delle procedure burocratiche nella gestione dei conti. A farne immediatamente le spese è proprio la manodopera che attraversa ogni giorno il confine e a cui il datore di lavoro, da anni, versa lo stipendio su conti svizzeri. Che servono, però, più che altro da deposito temporaneo del denaro. E alle banche fruttano poco, o nulla. L'esplosione delle tariffe per l'amministrazione del conto, che toccano anche i 480 franchi l'anno, ha sollevato parecchie proteste anche fuori dai confini nazionali. Come conferma al Caffè Jean-François Besson, segretario generale del Groupement transfrontalier…
"Ora litigano anche fra leghisti, ma quel che più preoccupa è che gli atteggiamenti del governo ticinese stanno creando tensioni con l'Italia su altre questioni ben più importanti", osserva il sindacalista Renzo Ambrosetti. Il copresidente Unia - in pensione da ieri, sabato, dopo 37 anni di sindacato - si riferisce alle dichiarazioni di Roberto Maroni. "È una posizione che creerà tensioni", aveva detto il presidente della regione Lombardia, riguardo alla volontà del ministro ticinese di mantenere la richiesta dell'obbligo dei certificati del casellario e dei carichi pendenti per ottenere i permessi di soggiorno B e per i frontalieri G. "Bisognerebbe capire se queste richieste sono compatibili coi bilaterali, con la libera circolazione delle persone - aggiunge Ambrosetti -. Cosa che non credo". Una pretesa analoga, presentata a Berna dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri  da applicare a livello generale, è stata bocciata. La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha chiarito…
I varesini che dalla zona di frontiera giornalmente si spostano nel Canton Ticino per lavoro hanno raggiunto alla fine del 2014 quota 25.751, con un incremento del 4,7% nell’arco di dodici mesi. Di questi, il 60,3% è rappresentato dalla componente maschile e il restante 39,7% da quella femminile, come indica l'analisi effettuata dall'Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio, resa disponibile sul portale statistico OsserVa. Oltreconfine la disoccupazione è in leggero calo, con un tasso che per il Ticino l’Ufficio di Statistica di Bellinzona indica al 6,7% nella media 2014 (-0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente) se si prendono in considerazione i parametri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Un calo registrato anche in provincia di Varese, dove in un anno si è passati dall’8,6% all’8,3%, ma che non è stato sufficiente a fermare il flusso dei lavoratori verso lo stesso Canton Ticino. Basti pensare che nel 2006 i frontalieri varesini…
Il mondo del lavoro in Ticino contesta Norman Gobbi. Un obbligo inutile. Un onere burocratico in più e una misura inefficace se pensata per limitare in qualche modo l'assunzione di lavoratori frontalieri. Se dall'Italia, soprattutto dalla Lombardia, la recente decisione del ministro delle Istituzioni, Norman Gobbi, di imporre la presentazione dell' estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti ai frontalieri che richiedono un permesso di lavoro, o il rinnovo dello stesso, ha destato una certa irritazione, gli ambienti economici ticinesi non hanno di certo applaudito. Anzi,le associazioni legate all'edilizia, al commercio e all'attività alberghiera non nascondono le loro critiche. "Siamo i primi a lamentarci dei troppi vincoli burocratici e questa decisione non fa altro che aggiungere altre incombenze - commenta Vittorino Anastasia, direttore della Società svizzera impresari costruttori (Ssic) -. Gli accordi bilaterali prevedevano già, in caso di dubbio, la possibilità di chiedere ulteriori garanzie sulla fedina immacolata del…
Sembra banale ricordarlo, ma il libero mercato è assai restio a farsi imbrigliare da limitazioni di sorta. Figuriamoci a subire un "congelamento", come proposto da Raoul Ghisletta. Il deputato socialista vorrebbe mettere nel freezer gli accordi bilaterali con l'Ue, fintanto che "il mercato del lavoro non sarà regolamentato efficacemente e ripulito dagli abusi che si sono diffusi come un cancro". Per ora l'idea ha raggelato solo i rapporti umani dentro il Ps. Ma soprattutto questa "ibernazione" in attesa di una cura, non tiene conto di un fattore inaggirabile: la realtà. Perché il Ticino non può prescindere dal nord Italia, e viceversa, per la semplice ragione che gli scambi, non solo economici, tra le due aree confinanti esistono, eccome. Piuttosto, come fanno capire negli articoli in basso, l'economista e il sindacalista Cgil, bisogna coltivare la reciprocità. Se non ci fossero Lombardia e Piemonte... (di Stefano Pianca) Meno export e pochi posti,…
Se c'è uno sport destinato a marchiare l'estate 2015 sugli specchi d'acqua ticinesi, questo è certamente lo "Stand Up Paddle". Una disciplina in realtà presente già da qualche anno sui laghi, ma che sta vivendo una vera e propria ondata di popolarità. Soprattutto perché si tratta di un modo semplice e diretto per godersi le bellezze del paesaggio, praticando nel contempo un'attività fisica che, se svolta nel modo corretto, porta grandi benefici al corpo, visto che lo sforzo è molto completo. Che cosa serve? Poco. Una tavola simile a quelle per il surf e un remo praticamente uguale a quello usato da chi va in canoa. La conferma dello sviluppo dello Stand Up Paddle arriva anche dalle strutture che offrono questa attività agli appassionati e ai semplici curiosi. "È una nuova maniera di vivere il lago che piace moltissimo - conferma Yoann Hamonic, responsabile del Lugano Stand Up Paddle ad…
Il mese scorso ho lanciato l’idea di un “Piano Marshall” per il Ticino: due miliardi di investimenti nei prossimi quattro anni. Chi ha pensato a una boutade elettorale si è sbagliato. Come presidente del PLR, ma anche come imprenditore, farò di tutto per sostenere e promuovere quell’idea, cercando di convincere della sua bontà il mondo politico e l’opinione pubblica. Con progetti concreti, innovativi e di sviluppo come quello di cui parlo oggi: una “autostrada ciclabile” tra Lugano e Mendrisio. Indicando i settori in cui a mio parere il Ticino dovrebbe investire risorse ho parlato anche della mobilità lenta, pedonale e soprattutto ciclabile. Non perché sono appassionato delle due ruote, ma perché credo che promuovere l’utilizzo della bicicletta (anche di quella elettrica) possa veramente contribuire alla riduzione del traffico automobilistico e aumentare la qualità di vita. Sono certo che moltissimi ticinesi (ultima slow up oltre 30'000) lascerebbero a casa l’auto e…
Formaggio ticinese a "peso d'oro", anche fino a 70 franchi al chilo seppur solo in qualche "boutique" enogastronomia zurighese. È il caso del Piora, il formaggio con tanto di marchio Dop, denominazione d'origine protetta, che prende nome dall'alpeggio in cui viene prodotto, circa 3000 forme (23 mila kg). "I prezzi del formaggio d'alpe s'aggirano inizialmente fra i 28 e 30 franchi al kg, poi dopo sei, sette mesi di maturazione salgono a 32, 33 franchi", spiega Valerio Faretti, presidente della Società  ticinese di economia alpestre (Stea), secondo cui il prezzo giusto dovrebbe essere sui 35 franchi al kg.Cresce il peso economico del formaggio ticinese, che ormai ha raggiunto un'incredibile varietà e tanti piccoli, medi produttori, per un valore complessivo che secondo il Cantone supera i sei milioni di franchi. Un'ottantina i caseifici in pianura. Un centinaio quelli d'alpeggio, che lavorano mediamente 4 milioni di litri di latte. Quasi interamente trasformati…
Si può ridere dei frontaliers o li si possono detestare. In entrambi i casi con qualche ragione, lo dice uno di loro. Ma se inventare la realtà può risultare gratificante – come terapia dei propri complessi, o dal punto di vista del consenso elettorale – quasi mai aiuta a non venirne sopraffatti. Dunque converrebbe ai cittadini ticinesi guardare alla realtà senza le lenti dell’ideologia e analizzarla con un vocabolario non corrotto dall’uso. Sono tanti i frontalieri, sono troppi? Può essere, ma prima di darsi risposte definitive, suggerirei l’esercizio semplicissimo di provare a immaginare un giorno, uno solo, senza la loro presenza in Ticino: sui cantieri, nei centri di cura, nell’industria, ovunque ce ne siano. Cioè ovunque. Qualcuno direbbe: era ora. Qualcun altro proverebbe a calcolare quanta parte del Pil cantonale deriva da quel lavoro. Tutti gli altri non saprei. Bisognerebbe poi essere chiari su altri elementi. Ad esempio: un’ora di…

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