Claudio for Expo

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Gianni Spartà

Gianni Spartà (129)

Trent’anni fa, in un dicembre freddo e soleggiato come questo, imboccava l’ultimo miglio Piero Chiara. Se ne sarebbe andato nel dì di festa, la sera di San Silvestro, a suggello di una vita teatrale e di una carriera vivace, degna d’essere salutata con in mano un calice di champagne. Lo aveva sconfitto un tumore che egli esorcizzava raccontando al cronista di sentire i suoi polmoni come avvolti da una coltre di bambagia. Fino all’ultimo lavorò sodo concludendo il romanzo Saluti dal Passo della Cisa e prestandosi a scrivere la prefazione di una mia biografia del cementiere Felice Rusconi, il magutt diventato re. Ora, il direttore di questo giornale ha lanciato un dibattito su che cosa pensano di Varese coloro che ci vivono per nascita, per scelta, per caso. Nell’anniversario della morte, è quanto mai opportuno ricordare come vedeva questa città il suo Vate, che cosa ne scriveva e soprattutto in che…
La fabbrica delle moto di Varese fa venire in mente un detto popolare: è come una bella donna dalle lunghe ciglia, tutti la amano, nessuno se la piglia. Si chiamava Cagiva alle origini e tutti pensavano a Kurosawa, cioè a un’azienda giapponese. In verità la denominazione sociale era casereccia. L’acronimo di Castiglioni Giovanni Varese, dove Giovanni era il padre di due fratelli, Gianfranco e Claudio, che avevano avuto l’ardire nel 1978 di rilevare lo stabilimento di Schiranna lasciato libero dagli americani dell’Harley Davidson. Poi, dopo una leggendaria cavalcata di successi, dopo che Cagiva aveva acquistato dalle Partecipazioni statali la Ducati, anzi il suo cadavere, cominciarono i guai. Ducati, ritornata splendida, finì nel portafoglio di un fondo statunitense, Texas Pacific, che a sua volta la vendette ai tedeschi dell’Audi. Brutta faccenda: un nostro marchio glorioso fuori dei confini nazionali. Dov’erano gli alti papaveri di Confindustria? Ma torniamo alla Cagiva che nel frattempo…
La storia più bella che ci è capitato di scrivere risale ai primi anni ’80 quando, come un lampo, nel cielo di Varese si materializzò la notizia che Armando Caravatti, un calzolaio senza figli emigrato in Argentina, aveva lasciato una fortuna alla Casa di riposo Molina: una cinquantina di miliardi di vecchie lire. Oggi vicende diverse, di profilo più basso, fanno pubblicità a una delle istituzioni più amate dai varesini. Ma questo è un altro paio di maniche. La lieta novella è che nuovi Caravatti, anch’essi padroni di “tesori della solitudine”, si sono incamminati sulla strada del bene sociale. All’apertura dei loro testamenti s’è saputo che, non avendo eredi naturali, se li erano scelti esplorando la galassia di fondazioni vicine al mondo della disabilità e degli ospedali. Oppure, avendone, si erano comunque fatti carico del destino di loro dipendenti non consanguinei destinandogli porzioni di patrimonio. Perché ora questa riscoperta del testamento solidale?…
“Che fine ha fatto Stefano Binda?” si chiedeva la scorsa settimana un nostro lettore. La risposta l’ha avuta qualche giorno dopo da una fotografia pubblicata dai giornali: una larva d’uomo, 27 chili persi in otto mesi di carcere. Di uguale, rispetto al giorno dell’arresto, solo gli occhiali da presbite a cavallo di uno sguardo cupo. Sono i segni inequivocabili di un tormento profondo che divora, insieme con l’anima, le membra di una persona di 50 anni. E’ la manifestazione esteriore o del suo atroce rimorso per aver ucciso con 29 coltellate nel gennaio del 1987 Lidia Macchi, sua amica, ciellina come lui all’epoca, in quella maledetta stradicciola alla periferia di Cittiglio. Oppure è il disagio non meno terribile di chi c’era, magari ha assistito alla carneficina, e si ostina pervicacemente a tacere il nome dell’assassino, sfidando il teorema dell’accusa fondato, non sulle difficili prove a quasi 30 anni dai fatti,…
Chi erano mai questi Beatles?” è il ritornello di una canzone degli Stadio. Parla di una ragazza di “quindici anni d’età” che voleva conoscere, non solo a parole, i simboli del mondo dei grandi.  Con le dovute proporzioni, abbiamo pensato che a qualcuno dei nostri ragazzi potrebbe succedere un giorno di chiedere: “Chi era mai questo Salvatore Furia?”. Il tempo passa volando: ciò che due-tre generazioni hanno vissuto in diretta, diventa subito ignoto ali eredi. E allora un modo efficace di consolidare pezzi di storia è raccontare “a chi non c’era” fatti e personaggi. Sabato prossimo il Professore verrà ricordato dagli Amici del Sacro Monte che hanno organizzato un evento: sarebbe bello vi partecipassero coloro ai quali sfugge, per ragioni di anagrafe, quanto ha fatto e lasciato in dote alle nostre contrade un migrante catanese sbarcato alle falde del Campo dei Fiori, avendo negli occhi il profilo amico dell’Etna. Osservatorio astronomico…
Si torna a Cernobbio e per molti degli assidui frequentatori del Forum Ambrosetti sarà inevitabile provare una strana sensazione: la sensazione del morto in casa, nella peggiore delle ipotesi, del caro amico ricoverato in ospedale con prognosi infausta, nella migliore. Non c’è autorevole fabbrica del pensiero che, più di Villa d’Este dal 1975 ai nostri giorni, abbia progettato e promosso la costruzione dell’Unione europea. Monti, Trichet, Almunia, Lagarde; gli eurocrati, non solo sono stati sempre protagonisti, hanno vittoriosamente influenzato il confronto di idee che ogni anno si svolge al massimo livello sul quel ramo del lago di Como. Facile constatare che essi hanno avuto buon gioco in un’epoca di confusione politica, di ricambio generazionale dei leader, di feroce recessione economica. Nel tempo è stata messa al sicuro una certezza: ci avrebbe salvato dal baratro una realtà continentale unita e forte. E si è avuta l’impressione della nascita di un salotto…
Non è un’estate da “quasi quasi mi faccio uno shampoo” (Gaber) per combattere la noia mortale. Chi è rimasto a Varese nelle settimane di luglio e d’agosto ha avuto di che riflettere, divertirsi, preoccuparsi, indignarsi sulle pagina Facebook di Prealpina, a seconda dei punti di vista. La libertà d’opinione, finché dura, offre il beneficio della tolleranza. In un sol colpo: 1) sono tornati i democristiani 4.0. Non erano mai morti, hanno giocato a nascondino con il potere, fingendo d’averlo perduto; 2) l’implacabile Piero Galparoli, ex consigliere provinciale e comunale di Forza Italia, ha bagnato il naso a noi cronisti avvistando e fotografando un gruppetto di donne in burqa nel centro storico; 3) non a Palazzo Estense, ma in ospedale, il neo sindaco Davide Galimberti ha benedetto laicamente le prime nozze omosessuali tra due donne; 4) il Grand Hotel del Campo dei Fiori, la nostra Pompei, è stato acquistato all’asta, insieme…
Dunque è fatta. Sappiamo di che cosa si parlerà da qui ad autunno inoltrato, sempre che non siano la stragi dell’Isis a dettare l’agenda al mondo. In Italia, archiviate anche le Olimpiadi, non ci saranno titoli d’apertura dei tg privi di quello strano oggetto del desiderio chiamato referendum. Parola al popolo, che bello. Per chiedergli se è d’accordo nel cambiare la Costituzione così come hanno voluto i suoi rappresentanti. Se sente l’esigenza di farla finita col bicameralismo perfetto, svuotando di fatto il Senato, di eliminare doppioni e incongruenze tra Stato e Regioni, risparmiando tempo e denaro, di modificare la legge elettorale per agevolare con un premio di maggioranza l’azione di chi governa. Non è di questo che sentiamo parlare dai tempi di Craxi? Ma certo: mille parlamentari sono uno scandalo, il ping pong Montecitorio-Palazzo Madama rende lungo come la fame il varo di una legge, è inaccettabile che sulla stessa…
Caprarola non è l’ultima declinazione del vocabolo con cui Vittorio Sgarbi ama insolentire l’avversario scatenando risse in tv. Caprarola è un borgo medievale in provincia di Viterbo, stretto tra laghi vulcanici e alture moreniche, dove si capita per caso o per errore, seguendo la direttrice della Cassia, in automobile, della Via Francigena, zaino in spalla, viaggiando a piedi verso Roma. Parentesi: il cammino è molto gettonato in quest’estate di lutti e paure. Per fede o per footing migliaia di turisti nostrani e stranieri perlustrano l’antico sentiero da Nord a Sud, tutto o in parte, in solitudine meditabonda o in salutare compagnia e con i dovuti aggiustamenti tra qualche anno la tomba di Pietro in Vaticano potrà competere con quella di Santiago in Spagna. Bene, Caprarola è il paradigma dell’Italia che esercita signoria su un tesoro inestimabile e lo ignora oppure finge di ignorarlo. Non è Roma, Firenze, Venezia, Pienza, Pompei:…
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