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I mulini ad acqua sul fiume Olona: storia e stato dell'arte

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I mulini ad acqua sul fiume Olona sono degli edifici destinati all'attività molinatoria disseminati lungo le rive del suddetto corso d'acqua. Rappresentano l'icona della prima industrializzazione di quella parte dell'Insubria ubicata tra le Prealpi varesine e Milano. Fanno indiscutibilmente parte del patrimonio identitario della vallata che da Varese giunge sino alle porte di Milano. Con il passare dei secoli, il loro numero è progressivamente diminuito, e solo una piccola parte è giunta sino al XXI secolo. L'attività molinatoria conobbe il suo apice di sviluppo nel XVII secolo con la presenza, lungo le rive del fiume, di circa un centinaio di mulini. In seguito, dal XVIII al XIX secolo, ci fu una fase di declino, che terminò appena dopo la seconda guerra mondiale, quando i mulini attivi ancora presenti sulle rive del fiume erano ormai solo una decina.

Storia dei mulini

Le origini dei mulini lungo l'Olona

Fin dal Medio Evo, nel tratto di fiume compreso tra le sorgenti e Nerviano, l'Olona era disseminato di mulini, in particolare a Legnano. Nel periodo storico citato, il possesso dei mulini consentiva alle autorità di conservare il controllo dei territori circostanti. Questa importanza fu tale anche nei secoli successivi, e per questo motivo le Signorie degli Sforza e dei Visconti posero a presidio dei più importanti raggruppamenti di mulini sull'Olona alcune fortificazioni, sfruttando fortilizi e castelli già esistenti. Tale era il numero di mulini da far supporre che nel XV secolo l'attività molinatoria costituisse per l'intera zona una notevole fonte economica. Quest'ultima, infatti, era collegata al rifornimento di cereali, da parte dei mugnai dell'Alto Milanese, alla città di Milano. Le famiglie nobiliari del tempo tendevano quindi a concentrare le proprietà dei mulini per conservare il potere discrezionale sul loro uso, soprattutto in tempo di carestia.

Il più antico documento conosciuto nel quale si nomina un mulino sull'Olona è del 1043: esso fa riferimento ad una struttura di proprietà di Pietro Vismara situata a Cogonzio, cioè tra Castegnate e la località "Gabinella" a Legnano.

I decreti per l'uso delle acque

Durante i secoli, per cercare di regolare l'uso delle acque da parte di contadini e mugnai, furono emessi numerosi decreti, circolari e disposizioni. Questi documenti spiegavano le modalità di sfruttamento delle acque nell'irrigazione e per il loro impiego come forza motrice per la movimentazione delle ruote idrauliche dei mulini. Da ciò si può dedurre l'importanza che le autorità dell'epoca attribuivano alla funzione dei mulini che, evidentemente, costituivano una notevole fonte di guadagno per le autorità. Il mancato rispetto di queste norme comportava il pagamento di sanzioni, nei confronti delle quali le famiglie nobiliari erano esentate.

I censimenti

Nel 1606 la Regia Camera Ducale di Milano commissionò alcune "oculari ispezioni" eseguite da ingegneri provinciali o da custodi del fiume, ai quali era assegnata la salvaguardia dei singoli tratti del fiume. L'ingegner Pietro Antonio Barca censì 106 mulini tra la sorgente della Rasa di Varese sino alla città di Milano, di cui 105 utilizzati per la macinazione del grano mentre l'ultimo, ubicato a Milano e di proprietà dei Reverendi Frati di San Vittore Olona, azionava un maglio per la costruzione di armi e corazze.

Nell'ispezione del 1606 si costatò che la zona del Legnanese era un luogo adatto per la costruzione dei mulini, dato che in quest'area il fiume Olona forniva acque costanti per gran parte dell'anno, e sufficientemente veloci per muovere le grandi pale. In questo tratto di fiume ne risultarono in attività 14.

Nel 1608, nel corso di un sopralluogo eseguito dall'ingegnere Paolo Branca, venne costatata la presenza di 116 mulini lungo il fiume con 463 rodigini. Da questi dati si può affermare che le ruote in funzione erano 463 (ogni rodigino muoveva una ruota), e che i mulini avevano più di una ruota: ognuna di esse poteva svolgere una funzione diversa.

Nel 1772 il numero di mulini era diminuito, passando da 116 a 106, per un totale di 424 rodigini. Questi mulini muovevano anche un filatoio, due folle di panni, alcuni torchi d'olio e un maglio. Nell'anno citato a Legnano i mulini erano diminuiti a 12 e tra i proprietari erano presenti, oltre che una buona parte di famiglie nobili, anche l'Ospitale Maggiore di Milano e la Mensa Arcivescovile della Diocesi di Milano.

Un secolo dopo il numero di mulini scese ancora. Nel 1881, stando alla relazione dell'ingegner Luigi Mazzocchi, i mulini erano infatti 55, per un totale di 170 ruote.

I mulini e l'industria

I mulini sono stati protagonisti della prima fase della rivoluzione industriale che ha coinvolto la valle Olona nel XIX secolo. Infatti, molte attività preidustriali che sorsero nella Valle Olona, e che furono i nuclei dei futuri e moderni stabilimenti industriali, vennero impiantate lungo le rive del fiume per permettere la movimentazione degli impianti grazie allo sfruttamento della forza motrice delle acque. Questa forza motrice venne originata grazie alla modifica e all'ampliamento dei mulini destinati originariamente alla macinazione dei prodotti agricoli.

L'avvento dell'industria è stata la conseguenza naturale di un processo che, nel tempo, ha visto il fiume svolgere la funzione di perno delle attività economiche. Lo spirito d'iniziativa e la presenza dei mulini hanno innescato un fenomeno industriale di grandissimo rilievo. Molti pionieri dell'industria fecero della zona uno dei più importanti centri industriali tessili italiani del XIX secolo, inglobando, all’interno delle loro fabbriche, diversi mulini. All'inizio del XIX secolo, alle pale mosse dall'acqua, furono collegate delle grandi cinghie che muovevano telai tessili, macchine utensili, magli e persino gli impianti di una fabbrica per la birra.

Un esempio di azienda che sorse lungo l'Olona e che sfruttò originariamente la forza motrice del fiume fu il cotonificio Cantoni. Anche in questo caso l'attività di filatura utilizzava i mulini da grano già esistenti sul fiume, opportunamente adeguati. Prima Camillo Borgomanero (fondatore del primo nucleo produttivo del cotonificio), poi Costanzo Cantoni, acquistarono due impianti molinatori: il mulino Isacco (già della famiglia Lampugnani, ed acquistato nel 1819) ed il mulino Cornaggia-Medici (1841). Quest'ultimo mulino era molto antico, essendo appartenuti ai Melzi fin dal 1162. In un documento del 27 marzo 1847 si può leggere: "Il Sig. Cantoni Proprietario di due mulini uniti posti sull'Olona, il primo detto del Pomponio in mappa al n. 1632. Fu venduto dal nobile Sig. marchese Cornaggia venduto nell'anno 1831 alla ditta Bazzoni & Sperati, ed indi nel 1841 acquistato dal Sig. Cantoni".

Nel 1881 i mulini censiti furono 55 ed alcuni di essi avevano cambiato la loro attività iniziale. A Induno Olona alcuni mulini azionavano una macina e un torchio per olio, una conceria per le pelli e un torcitoio per la seta. Nella zona di Varese, i mulini erano quattordici ed per tre di questi erano associate due cartiere e un torcitoio per la seta. Lungo il corso del fiume nella valle Olona, l'ingegner Mazzocchi notò nei mulini molti torchi per l'olio, cartiere e numerose filature, tessiture e tintorie. Ad esempio, a Legnano, su 11 mulini censiti, in quattro si continuava nella tradizionale macinatura del grano (nello specifico, nei mulini della Gabinella, del Contess, del Castello e Melzi), mentre negli altri la funzione era cambiata, essendo stati inglobati negli stabilimenti industriali. Durante però lo sviluppo industriale del XIX e XX secolo molti mulini vennero gradatamente abbandonati. A Legnano furono demoliti, dalle grandi industrie cotoniere, i sette mulini della città per permettere l'installazione delle più moderne ed efficienti ruote idrauliche. I restanti mulini ad acqua della Valle Olona sono stati i protagonisti della fase di industrializzazione della zona fino all'avvento della tecnologia delle macchine a vapore, che sostituirono la forza motrice delle acque dell'Olona come fonte di energia meccanica.

Nel primo periodo post bellico crebbe il fabbisogno di corrente elettrica, e l'uso delle vecchie ruote diventò economicamente conveniente solo per le piccole officine. Gli antichi mulini ripresero dunque ad azionare trapani, piallatrici, mole a smeriglio, ecc.. ma anche questo nuovo risveglio si spense presto col mutare delle condizioni economiche.

I mulini oggi

Dopo un lunghissimo servizio reso principalmente all'agricoltura, molti degli antichi mulini sono scomparsi, vittime del progresso della tecnologia e delle nuove tecniche di macinazione, oltre che della nascita dei primi insediamenti industriali. Oggi, è rimasto ben poco di quel paesaggio fluviale costellato di mulini, che nei secoli scorsi caratterizzava le rive del fiume Olona.

Cronologia riguardante i mulini sul fiume Olona

Questa la cronologia degli avvenimenti più importanti collegati ai mulini ad acqua sull'Olona:

  • 1043:      in località Cogonzio,      rione dell'attuale Castellanza, viene menzionato per la prima volta un      mulino sul fiume Olona.
  • 1174:      avviene la prima discesa di Federico Barbarossa, che costringe alla resa      la città di Milano. Molti mulini vengono distrutti.
  • 1200      ca.: da alcuni documenti si apprende che un mulino, nei pressi      dell'attuale castello di Legnano, era affidato a dei monaci seguaci della      regola di Sant'Agostino. Il convento di questi frati, in seguito      abbandonato, fu la base del castello della città del Carroccio.
  • 1339:      in una gelida mattina di febbraio, nella zona dei mulini, con i campi      coperti di neve, fu combattuta la celebre battaglia di Parabiago fra      Luchino a Lodrisio Visconti che vide 4.000 fanti caduti in un sol giorno.
  • 1510:      l'esercito svizzero, in discesa verso Milano, distrusse la maggior parte      dei mulini della valle Olona.
  • 1594:      i mulini di Legnano furono censiti e classificati in cinque categorie,      corrispondenti a cinque tratti di fiume. Nel quartiere legnanese della      Gabinella erano presenti cinque mulini, al Mugiato due mulini, nei pressi      della piazza cinque mulini, a Legnarello un mulino e nei pressi del castello      due mulini.
  • 1606:      nella relazione dell'ingegner Barca non sono indicate le località dove      sorgevano i mulini, ma sono presenti soltanto i nomi dei proprietari. Fra      questi erano menzionati i Lampugnani, i Cusani ed i Salmoiraghi. Da Varese      a Milano i mulini erano 106 e fra questi vi erano due magli e una folla da      panno.
  • 1772:      dalla relazione del Raggi, nella zona ora interessata dal parco dei      mulini, esistevano 28 edifici destinati all'attività molinatoria. In      questo documento furono annotati anche i cognomi dei mugnai: Cozzi,      Montoli, Salmoiraghi e Rossetti. Dalla sorgente fino a Milano il numero      totale dei mulini censiti era 106.
  • 1881:      fu compilata una Nota      delle industrie sul fiume Olona a cura dell'ingegner Luigi      Mazzocchi. Scorrendo quella nota, risultarono, da Varese a Milano, un      totale di 55 mulini. Inoltre, si poté constatare la nuova vocazione, al      servizio della nascente industria lombarda, degli antichi mulini ad acqua.      A Legnano vennero censite quattro filature di cotone, a San Vittore Olona      due opifici sempre per il cotone, a Canegrate tre mulini per la      macinazione del grano, a Parabiago cinque mulini per la frantumazione del      cereale citato, ed a Nerviano tre mulini a grano.

*fonti varie e Wikipedia a cui si rimanda per la consultazione delle fonti e per altri approfondimenti

http://it.wikipedia.org/wiki/Mulini_ad_acqua_sul_fiume_Olona

Foto: Tessitura dell'Acqua a Legnano

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