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Verso il Passo del Sempione

Scritto da Giorgio Vozza

Sentiero in età classica, mulattiera nel medioevo, lastricata nel Seicento, grande via napoleonica nell’Ottocento, ferrovia nel Novecento e oggi superstrada, l’antica via del Sempione conserva le tracce del suo lungo divenire. Chi percorre i 66 chilometri da Domodossola a Briga ripassa comodamente un millennio di storia europea. E’ ancora tutto lì, basta guardare. Restano i sentieri, gli antichi tratti selciati lisciati dai carri, e le vecchie gallerie scavate col piccone sulle gole a strapiombo.

Restano i ponti sospesi sui torrenti e le coperture delle cascate che erompono dai ghiacciai. Resta il vecchio ospizio dei frati gerosolimitani che soccorrevano pellegrini e mercanti. Restano i piccoli borghi e gli alpeggi isolati, i pascoli, le chiese e i palazzi di signori scomparsi. E non è cambiato il paesaggio solenne, che dalla dolce Valdossola conduce all’ordinato Vallese, con un susseguirsi di scenari tutti diversi e sempre sorprendenti. Dai vigneti alle abetaie, da forre spoglie e paurose agli ondulati prati fioriti, dai robusti torrenti ai vasti nevai dove si spalanca la straordinaria sfilata delle più alte montagne svizzere.

Il passo poi non è una sella ripida, ma un lungo e luminoso promontorio dove è piacevole fermarsi, passeggiare, entrare nello spazioso edificio napoleonico che sembra una caserma. Non è neppure tanto alto, solo 2.005 metri, uno fra i più bassi delle Alpi, ma non dei più agevoli. Lassù, l’occhio si ferma su due enormi montagne: il Bietschorn, 3.934 metri e l’Aletschorn, 4.195 metri: sotto di essi si genera un interminabile fiume gelato: il più lungo ghiacciaio d’Europa. A sud domina la candida cupola del Weissmies, un altro magico 4.000.

Venendo dall’Italia, la parte alta della strada comincia al grande ponte ottocentesco di Crevola, allo sbocco della Diveria, il torrente che accompagna col suo rombo i primi chilometri della salita. Si passa Varzo con la bella chiesa di San Giorgio, e a Iselle inizia la galleria ferroviaria. Ma poco dopo la dogana italiana si profilano le gole di Gondo, il passaggio più aspro e scosceso dell’intero percorso.

Il torrente ha scavato una gola altissima e tortuosa. Anticamente i passaggi si facevano su grezzi tronchi di larice gettati nel vuoto e trattenuti da paletti di ferro infissi nella roccia. L’ambiente è stretto e tetro, in basso la Diveria corre giù furiosa trascinando pietre e rami spezzati. In alto, incombono ertissime pareti grige, ben poco rassicuranti. La luce è fioca, dall’aria umida viene un senso di freddo. Le gole di Gondo sono state uno dei più temuti mauvais pas delle Alpi, come la Via Mala sullo Spluga, il Ponte del Diavolo al San Gottardo, la forra del Lucomagno sopra Disentis.

Il poeta inglese William Wordsworth nel VI libro del Preludio ne dà un racconto in versi emozionati, ma non fantasiosi.

Entrammo in una stretta spaccatura, Rivoli d’acqua e sentiero ci accompagnavano nella buia trincea, Con loro camminammo piano piano diverse ore. L’incalcolabile altezza degli alberi sospesi mai tagliati, Il continuo precipitare delle cascate, E nei passaggi esposti a ogni curva Venti e controventi confusi e perduti. Torrenti che eruttano contro il cielo azzurro, Rocce che mormorano accanto alle nostre orecchie, Pietre nere precipitano nel vuoto fischiando come se avessero voce, La vista paurosa e la folle violenza della corrente del fiume, Le nubi indifferenti nella regione dei cieli.

Wordsworth passa la prima volta da Gondo nel 1790. I lavori della grande strada napoleonica cominceranno una dozzina d’anni dopo, per concludersi nel settembre 1806. Pochi mesi prima a Milano il Bonaparte era stato nominato Re d’Italia e la via diretta dalla Francia avrebbe assicurato il controllo dei domini italiani e l’accesso veloce alla pianura lombarda. Per questo, le spese per la nuova costruzione erano state divise a metà fra Francia e Repubblica Cisalpina.

Gli splendidi disegni tecnici a penna e acquarello di Nicolas Céard sono conservati a Parigi negli Archivi Nazionali. L’ingegnere della Ponts et Chaussés non si limitò a progettare l’intera opera, ma ne diresse personalmente i lavori, eseguiti poi da migliaia di soldati del genio aiutati da operai e sterratori italiani e vallesani. Gli svizzeri per la verità non collaboravano volentieri a quest’opera imposta dalla Grande Armée. Céard ha fretta e si lamenta, scrive di “trovarsi alla testa di tutti i cretini e di tutti i gozzuti del Vallese”. Ma gli italiani sul versante ossolano fanno miracoli e bucano a tempo di record una galleria di oltre 200 metri nelle gole di Gondo.

Più a valle, il ponte di Crevola è consolidato e transitabile. Verso Briga vengono ultimate le coperture sotto il ghiacciaio della Kaltwasser e si passa la valle di Ganther sul nuovo ponte della Saltina. Il 16 settembre 1806 parte per Parigi il dispaccio tanto atteso: “Vous pouvez enfin annoncer a Sa Majesté Imperiale qu’il n’y a plus d’Alpes. Le Simplon est ouvert et j’attends l’artillerie.”

In realtà le Alpi restavano, non così le artiglierie imperiali, destinate in breve a tacere per sempre sui campi di Russia, Germania e infine in Belgio a Waterloo. Veniva però a compimento una grande opera che congiungeva l’Italia al cuore del continente verso Ginevra, Parigi e i porti atlantici delle Fiandre. Un secolo dopo si inaugura il tunnel ferroviario, e il Sempione, il San Gottardo e il Brennero, diventano i principali corridoi transalpini fra il Mediterraneo e l’Europa.

Su quella strada, concepita dai militari larga e comoda per farvi passare “le canon”, transitano per tutto l’Ottocento fino a oggi, gli eredi di quei mercanti milanesi che otto secoli fa avevano trattato col vescovo di Sion i diritti di passaggio del valico e lungo la valle del Rodano: i documenti duecenteschi sono ancora conservati nella Camera di commercio di Milano. Le convenzioni dei Mercatores Mediolani verranno costantemente rinnovate anche sotto l’egemonia del Barone Kaspar von Stockalper, detto “il Re del Sempione”.

Balivo vallese, il nobiluomo piccolo, energico e dallo sguardo crudele, si era fatto costruire un turrito castello a Briga con ampi cortili e porticati profondi per lo stoccaggio delle merci e il ricovero delle diligenze. Oggi sede del Comune, l’edificio seicentesco è considerato in Svizzera la più vasta dimora storica privata. Stockalper aveva fatto riparare e pavimentare l’antica strada medievale, edificare di nuovo i grandi ospizi ancora visibili sotto il passo sul versante meridionale e a Gondo, con un inconfondibile stile nordico. Ricchissimo, perse poi tutto per una sollevazione locale e dovette emigrare in Italia.

Nel libro pubblicato a Milano nel 2000 dalla Fondazione Enrico Monti in occasione del secondo centenario della strada napoleonica, è raccolta una curiosa antologia di note scritte da viaggiatori e intellettuali sul loro transito per il Sempione. “Un’immensa colonna di granito – scrive ancora l’inglese William Wordsworth nel 1820 – giace sull’orlo della strada, come se il suo viaggio fosse stato interrotto dalla notizia della disfatta di Napoleone. Egli la destinava a un suo arco di trionfo a Milano: io desidero che rimanga così prostrata sulla montagna per i secoli venturi. Il suo più acerbo nemico non potrebbe escogitare un segno così impressionante di vanità e ambizione deluse”.

L’anno prima, un’altra britannica, la Contessa Lavinia Spencer, forse antenata di Lady D., affaticata e scossa dalla traversata, conclude decisa: “Mi allieta la certezza che non passerò mai più il Sempione”. Sicuro e sereno, Stendhal viaggia di ottimo umore verso la “sua” Milano: “Niente di più pittoresco della valle di Iselle: la si attraversa per giungere al ponte di Crevola, dove incomincia il Bel Paese”.

Era il 1826; pochi anni dopo passa il musicista tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy che si ferma al villaggio sotto il valico: “Una gentile donna francese gestisce la locanda lassù e non è facile descrivere la soddisfazione procurata dalla semplice pulizia che vi trovammo, cosa inesistente in Italia”. Sempre sensibile al fascino femminile, Gustave Flaubert scendendo a Briga si ferma a Berisal prima del ponte sulla Ganther e annota rapidamente: “Colazione. Robusta montanara, fresca, rosa, carnosa, un po’ tedesca col suo piccolo cappello rotondo dal nastro pieghettato, capelli annodati dietro”.

Al russo Nikolaj Gogol invece non piace la Confederazione: “Il pensiero di rivedere l’Italia agì in modo tale che io abbandonai la Svizzera, come il prigioniero abbandona la prigione”. Molto bella la descrizione notturna di Dickens del 1844: “A poco a poco il frastuono delle acque divenne più forte e la stupenda strada penetrò tra due muri massicci di rocce perpendicolari che ci tolsero completamente la luce della luna e ci lasciarono solo la vista di alcune stelle. Poi perdemmo anche queste nella profonda oscurità di una caverna. Uscendo dall’altra parte, di nuovo in un tratto rischiarato dalla luna, attraverso un ponte altissimo la strada proseguì tortuosa lungo la gola di Gondo, orrida e grandiosa oltre ogni dire”.

Anche Lord Byron è colpito dall’asprezza del paesaggio: “Il diavolo deve avere certamente messo la mano (o lo zoccolo) tra certe rupi e certi burroni tra le quali e sopra i quali passa la strada”. Orgoglioso per l’opera dei suoi connazionali, Théophile Gautier elogia il lavoro della dinamite: “Le pareti, che hanno la traccia profonda delle mine, mostrano che han permesso il passaggio solo dopo una lunga resistenza e che molta polvere da sparo dovette essere bruciata per averne ragione”. Lo scrittore francese non menziona le centinaia di operai morti nel grande cantiere, compreso l’ingegner Lescot, il capocantiere che a 43 anni si buscò una fatale polmonite nel gelo dell’inverno 1802. Nell’Ottocento la diligenza compiva il tragitto fra Briga e Domodossola in poco più di nove ore con una breve sosta a Simplon Dorf. Adesso, in macchina ne basta una.

Nicolas Céard era nato a Saint-Martine-d’Arconville il 22 Gennaio 1745 e morì a Herry l’11 Ottobre 1821. Nell’illustrazione la sua tomba nel cimitero di Herry in Francia

L’articolo è tratto da A.A.V.V., Milano verso il Sempione, Milano, 2006, Celip.

In www.archiviodelverbanocusioossola.com - vedere per approfondimenti, immagini e bibliografia

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