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Bivio, dove l’italiano si confonde con il tedesco e con il romancio

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Nel Cantone svizzero dei Grigioni convivono da tempo immemore tre comunità linguistiche, il tedesco, l’italiano e il romancio, con reciproche alterne fortune nel corso dei secoli. Ma c’è un piccolo comune di soli 204 abitanti di nome Bivio (Stalla in tedesco desueto, peraltro nome ufficiale utilizzato fino al 1902; Beiva in romancio) ubicato in Val Sursette ed attraversato dal torrente Giulia, che racchiude una storia del tutto particolare e che affonda nella notte dei tempi. Una storia importante ovviamente per la vita della comunità italofona nei Grigioni.

La sua particolarità è data dal fatto che fino al 2005 è stato l'unico comune svizzero a nord dello spartiacque delle Alpi, cioè fuori dalla Regione geografica italiana, con l'italiano come lingua ufficiale. L'italiano, e il lombardo in una variante dialettale originaria della Val Bregaglia, il bregagliotto, era parlato nel 1860 dall'80% degli abitanti, nel 2000 scesi al 29%. Sempre nel 2000, il tedesco era invece parlato dal 55% della popolazione e il romancio dal 16%. Tuttora nell'edificio municipale è presente la scritta "MUNICIPIO" in italiano, ultimo residuo prima che la popolazione di lingua tedesca superasse numericamente quella di lingua italiana. L'85% degli abitanti è svizzero, il 15% è composto da stranieri (soprattutto tedeschi, austriaci e italiani).

Bivio prende il nome sicuramente dal bivio che porta ai passi del Giulia (in tedesco Julierpass, in romancio Pass dal Güglia) che lo collega con l'Engadina a Silvaplana e del Settimo (in romancio Pass da Sett, in tedesco Septimer Pass) che lo collega alla Val Bregaglia nei pressi del villaggio di Casaccia ai piedi del Maloja, entrambi valichi dalla storia antichissima e percorsi già in epoca romana. Merita una parola il Passo del Settimo. Il passo si trova sullo spartiacque dei due grandi bacini europei del Reno a nord e del Po a sud. Fondamentale all'epoca dei Romani per i collegamenti lungo la direttrice di comunicazione nord-sud Europa, importante nel Medioevo come via dei pellegrini verso Roma, perse il suo ruolo in epoca recente con l'apertura di altri passi alpini come il San Gottardo e lo Spluga. Al passo la tradizione ricorda il passaggio del santo missionario e monaco irlandese san Colombano con una targa in bronzo. Merita percorrerlo non solo per i magnifici panorami e le montagne circostanti, ma per il fascino arcano di calpestare la medesima strada che per millenni ha rappresentato una delle più frequentate vie di comunicazione tra bacino del Reno e Roma.

Siamo in alta montagna, nel mezzo delle Alpi Retiche. Il punto più elevato del comune è la cima del Piz d'Agnel (3205 m s.l.m.), che segna il confine con Marmorera, Sur e Bever. La nascita della comunità italofona è da far risalire intorno all'840 quando a Bivio fu costruito un ospizio per i contadini bregagliotti (appunto italofoni) da cui poi giunsero a varie riprese coloni e quindi tra il XIII ed il XIV secolo Bivio divenne un'enclave italofona circondata da comuni germanofoni (Avers) e romanci (Marmorera e tutta la valle del Giulia).

Bivio non è solo un melting pot linguistico, ma anche religioso. Dal 1219 Bivio ebbe un proprio parroco e la chiesa di San Gallo è attestata dal 1459, nonostante avesse forse già aderito alla Riforma; nel 1675 fu eretta la chiesa riformata con un proprio pastore, tuttora a Bivio vige la parità confessionale. Plurilingue dal XV secolo, durante la Prima guerra mondiale ci fu l'ultima grande migrazione di contadini bregagliotti, ma con l'apertura della prima sciovia nel 1959 la popolazione italofona è diminuita di molto.

Tornando ai gruppi linguistici, la lingua italiana è scesa in numero di parlanti dall'80% del 1860, al 42% del 1980, al 34% del 1990 e al 29% del 2000. La PGI (Pro Grigioni Italiano) sta cercando di salvaguardare e promuovere l'uso dell'italiano a Bivio.

Il 16 dicembre 2005 i cittadini di Bivio riuniti in assemblea comunale hanno accolto la proposta di cambiare protocollo e di usare il tedesco invece che l'italiano negli atti comunali. Questa decisione è stata molto avversata dal Pro Grigioni Italiano e dalla signora Elda Simonett-Giovanoli, una pasionaria della difesa della lingua italiana a Bivio.

Elda Simonett-Giovanoli (Bondo, 1º febbraio 1924) è una giornalista ed insegnante svizzera. Nata nella val Bregaglia svizzera a Bondo, ma da famiglia originaria di Soglio, visse durante il periodo fascista in Toscana dove frequentò le magistrali all'Istituto Malaspina di Firenze. Nel 1943 tornò in Svizzera dove fece l'insegnante a Bivio fino a quando non andò in pensione. Continua tutt'oggi a difendere l'uso dell'italiano a Bivio e per questo motivo ha ricevuto un'onorificenza da parte del presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro. Inoltre ha collaborato dal 1957 al 2002 con l'associazione Pro Grigioni Italiano e a 46 edizioni dell'Almanacco del Grigioni italiano quale redattrice per la val Bregaglia.

Vedere per ulteriori informazioni su Elda Simonett-Giovanoli:

Elda Simonett-Giovanoli, Ricordi di vita di un'insegnante «per vocazione», Graphic, Milano, 2012

Breve video-intervista: https://www.youtube.com/watch?v=JOT8f4dXdTg

 

Fonti: varie, wikipedia

 

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