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Andrea Ghetti, il Baden delle Aquile randagie

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Giorni fa, mettendo ordine in alcuni scaffali, ho trovato una fotografia della mia prima comunione in Santa Maria del Suffragio a Milano in corso XXII Marzo, a pochi passi da Porta Vittoria. Primavera del 1972. Tanti bambini ed in mezzo il prevosto, Mons. Andrea Ghetti. Nonostante la mia giovane età di allora e i tanti anni trascorsi da quel giorno, ho un ricordo nitidissimo di Ghetti. Impossibile sarebbe il contrario, se pensiamo alla caratura e al carattere vulcanico del personaggio. Non passava inosservato questo milanesone di Brera, classe 1912, dal timbro vocale altissimo, dalla battuta pronta, dal carattere volitivo, dal piglio decisionista. E dalla storia che vale sicuramente la pena di ricordare e raccontare e che ho appunto avuto l’opportunità di incrociare per qualche anno, negli anni settanta. Il suo nome è innanzitutto legato allo scoutismo. Vi entrò per caso nel 1927 con suo fratello minore Vittorio dopo un incontro estivo con un reparto di esploratori pistoiesi, aderì al gruppo scout ASCI Milano 11. Ma fu un inizio tormentato. Dopo aver pronunciato la sua Promessa scout in aprile, il 6 maggio 1928 assiste all'auto-scioglimento dell'ASCI, imposto dal regime fascista. Piuttosto che lasciar perdere per non finire nei guai, il combattivo Ghetti ritorna a svolgere attività scout e dall'autunno 1929 farà parte del gruppo clandestino delle Aquile randagie fondato da Giulio Cesare Uccellini fino alla fine della seconda guerra mondiale, aiutando tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 numerosi ebrei, perseguitati politici e militari alleati a rifugiarsi in Svizzera tramite l'O.S.C.A.R. (Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati). Quando entrò nelle Aquile randagie si autoimpose il nome di battaglia di Baden, in onore di Baden Powell fondatore degli Scout. Non poteva essere altrimenti, la modestia non era il suo forte. Rimase il suo marchio di fabbrica per gli anni a venire. Anche al catechismo lo chiamavamo Baden. Intanto, dopo aver conseguito la laurea in filosofia a indirizzo psicologico all'Università Cattolica di Milano, discussa il 30 ottobre 1935, battibeccando non poco con la commissione perché si rifiutò di indossare l'obbligatoria camicia nera fascista, l'8 novembre entrò nel Seminario Lombardo di Roma. Fu ordinato sacerdote nel marzo del 1939 e celebrò la sua prima messa nella chiesa di S. Maria Incoronata, sua parrocchia natale. La famosa “chiesa doppia” in fondo a Corso Garibaldi, forse una premonizione, il sentore di una vita vissuta tra azione e riflessione. I suoi primi incarichi furono di insegnante a Lecco e poi a Milano di storia, filosofia e religione. Ma il grande impegno era per l’attività scout. Nel 1942 insieme a Uccellini scopre la zona di Montecchio Sud, vicino a Colico, sul lago di Como, che dopo la guerra sarebbe diventata la prima e principale base scout d'Italia. Nel 1945 ottiene il primo vero incarico, fu nominato Assistente Ecclesiastico regionale dell'ASCI Lombarda. In quel ruolo, con l'assenso dell'arcivescovo di Milano, cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, promosse la rinascita dello scoutismo cattolico in Lombardia assieme ad Uccellini ed al fratello Vittorio. Il suo ruolo organizzativo e strategico nello sviluppo del metodo fu paragonabile a quello dei responsabili nazionali, capì anche l’importanza della comunicazione e lanciò una rivista R-S Servire, per i rover e i capi. I suoi scout non andavano in giro a fare gite, erano organizzati come dei militari in missione per attività di solidarietà di qualsiasi tipo. Scegliendo tra le tante iniziative: nell'estate 1949 ideò e realizzò con i rover la Freccia Rossa della Bontà dall'Italia alla Norvegia per raccogliere fondi a favore dei mutilatini di don Gnocchi; il 18 novembre 1951 progettò il primo intervento di rover a favore delle popolazioni colpite dall'alluvione del Polesine; il 21 novembre 1956 partì, a capo di una delegazione della diocesi, per aiutare i profughi della rivolta ungherese; il 10 ottobre 1963 partì per il Vajont, dove coordinò i soccorsi della diocesi. A partire dagli anni settanta sostenne anche l'opera di Fratel Ettore in favore dei senzatetto di Milano che lui però chiamava "barboni". La sua vita cambia nel 1959 quando viene nominato parroco della chiesa di Santa Maria del Suffragio. Cambiano gli impegni, si diradano quelli negli scout e si ampliano quelli più tipicamente pastorali. Anche in conseguenza di ciò, nel gennaio 1960 lasciò la carica di Assistente Ecclesiastico Regionale dell'ASCI lombarda continuando ad essere l'Assistente Ecclesiastico del Gruppo Scout Milano 1º, che si insediò nella sua parrocchia. Nell'aprile 1960, su richiesta dell'arcivescovo, cardinal Giovanni Battista Montini, assunse l'incarico di direttore responsabile de Il Segno, neonato bollettino mensile della diocesi, che mantenne fino alla morte. Un personaggio eclettico, forse non simpatico, ma sicuramente coinvolgente. Il mio ricordo di allora e poi metabolizzato è quello di una versione bonaria del sergente Foley, interpretato da Louis Gosset Jr., in Ufficiale e Gentiluomo. Probabilmente se non avesse fatto il prete sarebbe stato un militare. Era fatto per organizzare, comandare, per il campo di battaglia, anche in stile Peppone e Don Camillo, come la lunghissima guerra contro il cinema XXII Marzo che è entrata nella storia del costume milanese. Il suddetto cinema, oggi chiuso ed allora in decadenza, era un locale di seconde e terze visioni, posizionato quasi di fronte alla Chiesa che a sua volta aveva di fianco il suo cinema-teatro, se ricordo bene si chiamava L’Arca. Un cinema dove non si proiettavano storie di santi o polpettoni deamicisiani strappalacrime, ma anche lì seconde e terze visioni come una qualsiasi altra sala. Memorabili gli anatemi dal pulpito di Mons. Ghetti per scoraggiare i fedeli a frequentare la sala concorrente. Ma la temperatura dello scontrò salì e finì sui giornali per la veemenza delle parole proprio nel 1972 quando il XXII Marzo per cercare di incrementare gli incassi proiettò pellicole del genere erotico all’italiana, una su tutte Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda con Edvige Fenech.

Morì vivendo, “sul lavoro”, il 5 agosto del 1980 in un incidente automobilistico a Tours in Francia durante la route del clan scout "La Rocchetta”. Le spoglie di monsignor Andrea Ghetti riposano nella cappellina della Casa dello scout presso il Comitato Regionale Lombardo dell'AGESCI, in via Burigozzo 11 a Milano. Gli amici hanno dato vita dapprima all'Ente educativo don A. Ghetti e successivamente anche ad una fondazione per tramandarne la memoria e il pensiero. Il 7 dicembre 1980 gli venne conferito alla memoria dal sindaco Carlo Tognoli l'Ambrogino d'oro (massima riconoscenza del Comune di Milano). Lo stesso riconoscimento è andato al fratello minore Vittorio.

per approfondire:

Vittorio Cagnoni, “Baden. Vita e pensiero di Mons. Andrea Ghetti”, TIPI Edizioni, 2014

Fonti: fondazione Ghetti, Aquile randagie, wikipedia

 

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