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Cinque secoli di Ora et Labora nell’antico monastero di Claro

Scritto da Redazione

Il Monastero benedettino di S. Maria Assunta sopra Claro (il più antico Monastero del Canton Ticino in Svizzera), sorge solitario su uno sperone roccioso, coperto da selve di castagni, sopra il paese di Claro a pochi chilometri a nord di Bellinzona ed è incastonato in un paesaggio stupendo, circondato da alte cime e avvolto in un silenzio contemplativo. Esso è stato fondato l’8 maggio 1490 e fin dall’inizio è stato dedicato alla Beata Vergine Maria. Negli ultimi anni gli edifici monastici sono stati sottoposti a un restauro totale che hanno dato al complesso nuova bellezza e armonia. Attualmente il monastero di S. Maria Assunta sopra Claro ospita una comunità benedettina composta da una decina di monache, che vivono secondo la regola di San Benedetto: ora et labora. Le monache vivono la loro giornata alternando dunque preghiera e lavoro: si dedicano al restauro di libri antichi e al ricamo, oltre che alle attività necessarie per la vita del monastero. Il monastero di Claro è un priorato dell'Abbazia di Rosano, vicino a Firenze.

Cinque secoli si storia

Fu il 13 maggio del 1490 che le prime suore del monastero di Claro nominarono, alla presenza di due canonici ordinari del Duomo di Milano, la loro prima Madre Abbadessa. Suor Scolastica de' Vicemali. Cinque giorni prima i canonici del Duomo, che erano allora conti delle te valli ambrosiane, avevano ufficializzato l'erezione sul monte sopra Claro del Monastero, con dignità abbaziale. Un manoscritto del Seicento conservato nell'archivio del Convento racconta che Suor Scolastica era una monaca del Monastero di San Quirico a Milano. Di facoltosa famiglia milanese, Suor Scolastica era stata contagiata dalla lebbra: una donna di Blenio residente a Milano le aveva suggerito di recarsi a chiedere la guarigione nella Chiesa dedicata alla Madonna che dal 1300 sorgeva sopra Claro. La monaca ci andò, guarì e ricevette l'ispirazione di creare lassù un convento. Leggenda o storia vera? Difficile oggi appurarlo. E' certo che il Monastero fu eretto grazie all'autorizzazione dei canonici milanesi e che la prima Abbadessa fu milanese. Da quell'avvio in poi la Chiesa milanese fu sempre molto legata al piccolo convento di Claro: molti gli arcivescovi ambrosiani che vennero di persona al monastero, tra cui San Carlo Borromeo e suo cugino, il cardinal Federigo. In moltissime occasioni i Vescovi milanesi mandarono anche aiuti concreti, in danaro e in doni, alle suore benedettine. La storia del Monastero crebbe accanto alla storia della piccola comunità di Claro con attenzione reciproca. La vita di clausura non impedì che le monache condividessero le vicende della comunità civile, che con le suore intrecciò rapporti di conoscenza e di affetto, dando e ricevendo anche, in circostanze varie, aiuti concreti. Il Monastero diventò una cittadella laboriosa, un microcosmo di civiltà. Le suore, fedeli all'esortazione di San Benedetto, pregavano e operavano: lavoravano la terra, allevavano animali, ricamavano, costruivano. Il Monastero diventò anche un luogo originale di educazione: non soltanto perchè un'ala del convento era destinata alle novizie, che lassù crescevano la loro vocazione, ma anche perchè le suore ospitavano una scuola seguita da ragazze del Bellinzonese e, nei secoli della dominazione svizzera, anche provenienti da Uri (a lungo l'educazione impartita al Convento fu in italiano e in tedesco). Le vicende della grande storia sfiorano anche il piccolo Monastero di Claro. Il 13 maggio del 1799 il Monastero corse un grave pericolo: a rivoluzione francese in espansione, il generale Ney tentò di insediare il proprio quartier generale nel convento e di espellere le suore; la fermezza, l'abile e cordiale dissuasione della Madre Badessa e delle consorelle eviteranno la confisca. Poi nell'Ottocento, la politica di ostilità, di incameramento e di soppressione dei conventi arriverà a decidere la chiusura anche di quello di Claro; ma anche qui, per un soffio, la dispersione delle monache venne evitata. Alla fine dell'Ottocento l'epidemia di influenza che imperversò in Europa contagiò anche il convento: in una settimana morirono la Badessa e cinque monache. La vita claustrale continua a tener teso il filo della ininterrotta presenza benedettina sul monte di Claro oggi garantito dalle suore di Rossano. Il Monastero di Santa Maria assunta sopra Claro vive da oltre cinquecento anni e continua a vigilare, dal piccolo promontorio in mezzo ai castagni, sui villaggi della Riviera e sulla via delle genti che attraversa l'Europa. Per cinque secoli, ininterrottamente, lassù le suore hanno continuato a scandire la loro vita spirituale e laboriosa secondo la Regola di San Benedetto. Per la popolazione di Claro e della regione della Riviera e del Bellinzonese, la macchia chiara del convento sulla montagna è una presenza di affetto, una tradizione per l'occhio e anche per il cuore. Il Monastero di Claro è dunque un monumento che appartiene in qualche modo alla nostra comunità ed è un monumento vivo, è la dimora di una presenza che permane. Gli edifici che sorgono attorno alla bella chiesa ed al chiostro suggestivo sono stati riorganizzati e accuratamente restaurati recentemente. Pur nell'umiltà essenziale della vita claustrale, le suore necessitano di un minimo di vivibilità semplice e rigorosa per poter svolgere la loro opera, che è di preghiera e meditazione ma anche lavoro prezioso nei ristrutturati laboratori dove le monache svolgono la loro apprezzatissima attività di ricamo di paramenti sacri e di restauro di libri antichi, alla produzione agricola (frutta, ortaggi, uova, miele) fino ai prelibati biscotti che ogni visitatore può comperare, bussando alla porta sempre accogliente del convento.

Per maggiori informazioni sul monastero, visita www.monasterodiclaro.ch

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